Il labirinto è uno dei temi presenti nella letteratura da sempre, basti pensare infatti a quello intricato eretto da Dedalo per il Re Minosse in cui si narra fu rinchiuso il Minotauro. Il labirinto è presente nell’animo umano come un’istanza radicata che non trova soluzione, prendendo l’aspetto della lotta per restare in equilibrio tra la voglia di perdersi per dimenticare tutto, e la paura di non ritrovare l’uscita. Franco Maria Ricci sembra dare forma a questo conflitto interiore e paradossale costruendo un dedalo verde a Fontanellato la cui apertura è prevista per novembre 2013. Le dimensioni sono davvero notevoli: 300 metri per lato e tre chilometri di sentieri che si snodano all’ombra di cupole vegetali di bambù alte cinque metri. Le piante provengono dalla Liguria, dalla regione francese di Anduze e dalla Cina e in poco tempo hanno avuto modo di adattarsi e moltiplicarsi. Il labirinto fungerà da nucleo all’interno del parco culturale composto da un museo, un ristorante, una libreria e uno spazio per mostre temporanee. All’interno delle suites figurano opere d’arte uniche create da artisti dal calibro di Gian Lorenzo Bernini, Antonio Canova, Francesco Hayez e Ludovico Carracci solo per citarne alcuni. L’idea che ha ispirato il parco miscela sapientemente il carattere serioso dell’iniziativa culturale alla chiassosità del parco giochi pieno di panchine, gelatai, musicisti e la chicca della sfida del labirinto. La struttura naturale di Fontanellato è “figlia” di due mosaici romani che hanno scatenato l’inventiva di Franco Maria Ricci, visti al Kunsthistorisches Museum di Vienna e al Museo del Bardo di Tunisi, nonché delle conversazioni intrattenute con Italo Calvino, Roland Barthes e Jorge Luis Borges. L’utopia definitiva attraversa la fase di progettazione a partire dal 2004 e la messa in opera comincia nel 2007: sembra quasi che l’ex editore non voglia restare confinato in quel ruolo, ma voglia lasciare una sorta di testamento grandioso interpretando uno dei nostri conflitti interiori più devastanti e affascinanti al tempo stesso.
Testo di Mauro Pinto
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