11 marzo 2011

Botswana: il delta dell’Okawango. Cullati da un mokoro

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I mokoro ci attendono arenati su una sponda selvaggia per l’escursione di tre giorni nel Delta dell’Okawango, a nord-ovest del Botswana. Ci chiediamo come ciascuna imbarcazione possa sopportare il peso di tre persone e trasportarci, coi bagagli ridotti al minimo e l’attrezzatura per campeggiare. Invece queste solide canoe, scavate nel legno d’ebano o di kigelia, si rivelano solide, oltre ad essere l’unico mezzo per scivolare nel dedalo di placidi canali. Sediamo sul fondo nudo e i barcaioli immergono una lunga pertica nelle acque profonde alcuni metri. Avanziamo 6548454 mokoros nel delta dell okavango 300x199 Botswana: il delta dellOkawango. Cullati da un mokorosospinti dalla loro sola forza. Sono tutti giovani, sorridenti, silenziosi e rispettosi del paradiso naturale in cui vivono e che fornisce il sostentamento. Nella loro mente è stampata la mappa di questo intricato labirinto, che cambia disposizione frequentemente, a seconda della piena, delle correnti e delle matasse di vegetazione che galleggiano e formano dei naturali sbarramenti. Radenti al filo dell’acqua veniamo inghiottiti dalla vegetazione: grumi di ninfee galleggiano languide, alti papiri svettano nel cielo terso coi loro ciuffi delicati, canneti e baobab caratterizzano il paesaggio. Gli unici rumori sono i versi degli uccelli e la flora schiacciata dal nostro passaggio. Il canale si apre in una laguna, per poi dividersi in altri canali.

 

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Il suono di rami staccati e il fruscio del folto fogliame richiama la nostra attenzione e ci svela tre elefanti. Li guardiamo dal basso verso l’alto. Le nostre barche dondolano per la nostra agitazione. Nonostante la lontananza, quei pachidermi appaiono ancora più imponenti di quello che già sono. La semplicità con cui sradicano le piante è impressionante e provoca stupore. Paura. Il nostro è un gioco di sguardi, dove ci teniamo d’occhio a vicenda, finché uno di loro abbozza un attacco. Barrisce ed è un boato. Allarga le orecchie e ci corre contro, per fermarsi dopo pochi metri e continuare a fissarci con astio, per difesa.L’Okavango River è l’artefice di questo luogo. Definito come “il fiume che non riesce trovare il mare”, sorge in Angola e percorre 1430 km, attraverso la Caprivi strip namibiana, per andare ad aprirsi ed evaporare nell’antico deserto del Kalahari. Si apre a ventaglio, generando un insieme di lagune, canali e isole su una superficie di 16000 kmq.

 

 

 

botswana Pagina 4 Immagine 0001 Botswana: il delta dellOkawango. Cullati da un mokoroVasche naturali ospitano colonie di ippopotami, a cui ci avviciniamo con cautela e riverenza. Ne contiamo una dozzina, ma non siamo certi del numero perché affiorano e sprofondano a ritmi alternati, grandi e piccoli, in punti diversi. Ogni tanto qualcuno è più vicino, ma sempre alla dovuta distanza di sicurezza. Ci guardano e grugniscono, spruzzano acqua dalle narici e sbadigliano annoiati. Un cucciolo segue fedelmente la madre, lontano dai maschi prevaricatori. Nei mesi di massima piena, da marzo a settembre, in una stagionale migrazione di massa, mandrie di animali giungono dalle zone più aride: elefanti, bufali, gnu, zebre, antilopi si disperdono nella vastità del delta, battendo le zone più remote. Vederli infatti non è sempre facile, sia quando si naviga col mokoro, che quando si cammina nei dove il cibo abbonda. A volte l’incontro sfuma per pochi attimi: è solo questione di fortuna, perché la natura allo stato brado non ha regole, né orari.

 

 

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È solo imprevedibile. Ciò di cui si gode senza limiti sono la pace e la serenità. Ci si riempie lo spirito del silenzio interrotto solo dal mormorio dell’acqua e dal verso di qualche uccello, tra le migliaia di specie che qui albergano. Per avere un’idea della vastità del delta bisogna sorvolare la zona. Piccoli aerei da sei posti decollano in continuazione da e verso Maun. A patto di non soffrire di stomaco per i frequenti vuoti d’aria e le continue virate, l’esperienza è meravigliosa. Entusiasmante. Canali più o meno grandi tagliano le zone di verde fitto, mandrie di animali imponenti sembrano solo degli innocui puntini, un ippopotamo solitario su un atollo si gode il sole meno caldo del tramonto.È nel momento più romantico del giorno che bisogna adottare una precauzione fondamentale per la propria salute, ovvero indossare maglie a maniche lunghe e cospargersi di repellenti. Dalle pozze stagnanti si levano le zanzare e il rischio di malaria è reale. Così protetti, si gode appieno dello spettacolo del giorno che termina. Il cielo assume colori caldi: all’azzurro limpido subentrano il rosso e il rosa, che si riflettono nell’ acqua e lentamente il cielo diventa un tappeto di stelle vivaci.

 

Testo di Barbara Oggero     Foto di Barbara Oggero e archivio

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Un commento

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