Seychelles, trekking in paradiso

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Se la parola Seychelles vi fa pensare a spiagge paradisiache, inconfondibili per scogli emergenti tra la sabbia tanto bianca da ferire gli occhi e a isole mozzafiato, allora siete nel giusto. Ma non sono solo questo ( come se non bastasse!). Sono anche un territorio ricco di storia, benché recente:  utilizzate anche prima dell’anno mille come punto di rifornimento per sporadiche rotte navali, i primi insediamenti ufficiali risalgono solo a fine 1700. Agli amanti della natura e del trekking  queste isole offrono degli itinerari che si ispirano alla filosofia “ del viaggiar lento”, che consiste nell’assaporare ogni aspetto della cultura del luogo, nei suoi angoli più reconditi ma non meno affascinanti.In questo articolo vorrei presentarvi un itinerario che vi farà vivere appieno, nella stessa giornata, due delle facce più belle del diamante Seychelles: la sua natura primitiva, ma benevola, e la bellezza delle spiagge.

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La prima parte di questa avventura, intrecciata in seguito con la seconda, riguarda un’escursione che vi porterà, tramite un sentiero classificato come difficoltà media, dal fianco di una montagna alla sua cima, con tanto di sorpresa finale.

Raggiungete la montagna Morne Blanc, all’interno del parco nazione Morne Seychellois National Park, il quale offre anche altri sentieri. Si consiglia di farlo arrivandoci in pullman e non con un’auto noleggiata: rinuncerete a qualcosa per quanto riguarda la comodità, ma un’esperienza su questo mezzo vale ben di più del prezzo del biglietto ( 5 rupie seychellesi, ovvero circa 35 centesimi di Euro). Di un fantastico azzurro scuro, sarà probabilmente un Tata vecchio e sgangherato, rumorosissimo. Se partirete da Victoria, prenderete quello diretto ad Anse Sans Souci, e chiederete all’autista quando è il momento per voi di scendere ( darvi un punto di riferimento inequivocabile in questo articolo è quasi impossibile). Essere passeggeri e non dover guidare vi permette di ammirare appieno il paesaggio, e di capire come le Seychelles siano in realtà un Paese selvaggio, dove gli abitanti sono  ospiti di Madre Natura e non il contrario, come è ormai quasi dappertutto. Più salirete la montagna con il Tata per avvicinarvi al punto di partenza del sentiero, più vedrete come le case solitarie, i villaggetti, qualsiasi opera dell’uomo che non sia molto recente, sia stata sopraffatta dalla natura, di come la sua forza prorompente, la vita che le è propria, tende a riprendere ciò che è suo, lasciando i Seychellesi ad un’elegante rassegnazione. Prendere il pullman alle Seychelles vuol dire vivere uno spaccato della quotidianità dei creoli: la loro religiosità ( si fanno il segno della croce quando l’autobus passa davanti a una chiesa della loro congregazione), del loro tessuto sociale ( gli Indiani che lavorano come operai nei cantieri, i bambini nelle loro pulite ed eleganti divise scolastiche, donne attempate che si salutano tra loro con un semplice cenno, ma con una forte complicità nello sguardo, come se aver vissuto vite separate, ma così lunghe e  difficili, le renda amiche di vecchia data o complici). Vedrete anche aspetti del loro carattere forte ma fondamentalmente buono ( un litigio a toni alti tra conducente e passeggiera anziana sembra quasi d’obbligo per qualsiasi tratta). Potrei raccontarvi altre esperienze che vivrete prendendo l’autobus, ma vi rovinerei la sorpresa e la poesia. Non ve le scorderete facilmente.

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Oltrepassate una piantagione di thè. Siete arrivati all’inizio del sentiero, e siete già immersi nella buia foresta tropicale, ricca di muschi, licheni e felci enormi. Ai lati del percorso, dalla pendenza abbastanza forte, ma comunque non impegnativa, troverete larghe insenature tra le rocce granitiche, completamente ricoperte da piante dallo stelo robusto e dalle foglie larghe. La magia che offrono è il fatto che non permettono di capire quale sia la loro altezza reale e quindi la reale profondità dei dislivelli che coprono. Allo stesso tempo creano un suolo soffice, quasi fossero pronte a proteggervi in caso di caduta.

I Jack fruit creano un’atmosfera lunare, e il vento lontano, che batte sul fianco della montagna e sfiora le piante inganna anche le orecchie più attente, facendo credere che ci sia una cascata lì vicino (e in effetti c’è, ma a mezz’ora di cammino). Sarebbe quasi impossibile sentire il gracidio della rarissima rana seychellese, considerata la più piccola al mondo, un solo centimetro di lunghezza. Ed è quando cominciate a temere di esservi persi, perché il sentiero è  meno chiaro e segue una curva dubbia, che accade una cosa meravigliosa.

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Capirete solo in questo momento di aver raggiunto la cima tondeggiante della montagna: improvvisamente la vegetazione diventa molto più bassa e ancora più particolare, il cielo terso è completamente visibile e illumina il sentiero, venite inondati dalla luce, sentite come il sole vi scalda le guance e le mani. Ora i venti hanno ancora più forza, molta di più e vi trovate in loro balia quanto lo sono le piante, in una festa di colori. È un momento quasi mistico. Dopo quaranta minuti di escursione sul fianco della montagna, su sentieri caldi, misteriosi e bui tra piante esotiche, essere colpiti da tonalità così decise, forti, non dover cercare porzioni di cielo tra gli alberi, perché ora esso è così visibile di fronte a voi, con il vento forte che  spettina e rinfresca la pelle calda, è stupendo. Proseguite per questo strano sentiero: arriverete ad una terrazza in legno,e vedrete il motivo per il quale questo sentiero è stato strappato a fatica agli alberi, alle felci, al terreno impervio.

È un punto che domina un intero lato dell’isola: si possono ammirare diverse leggendarie baie da una prospettiva alla quale il turista in genere non è abituato. Capirete con ancora più forza quanto le Seychelles siano ancora verdi, selvagge, per quanto dolci; ammirerete isole stupende, con acque trasparenti a ridosso delle spiagge bianche, così invitanti per voi, un po’stanchi per l’escursione.

Riprendete le forze guardando i white tailed tropic bird, uccelli bianchi dalla coda così lunga da ricordare una fenice, giocare tra le forti correnti ventose, a pochi metri da voi, sospesi su un  salto di centinaia di metri. È tempo di scendere dalla montagna, ma non di smettere di sognare: proseguite sulla strada che vi porta alla costa. Arriverete subito a Port Glaud, una bellissima spiaggia, con una lingua di sabbia che divide il mare e raggiunge un’isoletta vicina. Anche il villaggetto di Port Glaud è molto bello. In un sabato molto assolato, la lunga strada che costeggia la spiaggia e la divide dalle casette colorate, semplici e allo stesso tempo eleganti, rimane spesso silenziosa, in piena pace, movimentata solo da qualche ragazzina che torna da scuola, nella sua divisa blu e bianca, o da un cane randagio che gironzola pigro e accaldato.

Potrete appoggiare lo zaino da trekking sulla spiaggia, immagazzinare le immagini, i colori della camminata e poi lavare via la fatica con un bagno nell’acqua cristallina. Oppure potrete esplorare l’isoletta. Se volete invece  raggiungere la parte più turistica di Port Glaud, allora proseguite svoltando a destra della stradina dalla quale siete scesi: in cinque minuti a piediarriverete ad un’altra spiaggia, ancora più bella, con l’acqua dai colori ancora più forti, con isolette mozzafiato. Ma personalmente, per quanto questo tratto di costa sia meraviglioso, tanto da essere considerato una delle zone più belle dell’intero arcipelago, preferisco il fascino più sottile, e leggermente più difficile da cogliere, della zona di Port Glaud che vi ho descritto per prima. A voi la scelta!

Testo e foto di Lorenzo Sironi  | Riproduzione Riservata © Latitudeslife.com

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