Il ritorno dell’Ibis Eremita

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Ibis_eremitaPochi giorni fa un amico che abita a Serravalle Sesia (Vercelli) località situata sulla sponda destra del fiume a inizio valle, mi ha spedito per e-mail alcune foto di un uccello ‘strano’ e anche non molto bello a vedersi, aggiungo io. La stranezza dell’animale consiste in primo luogo nel non essere affatto un abituale frequentatore di questarea subalpina; la seconda caratteristica è che si tratta di un volatile pressoché estinto in Europa da molti anni; terza e curiosa circostanza: l’Ibis Eremita è stato fotografato sui tetti delle case, ben piantato con le zampe su un’antenna della televisione e in prossimità di una parabolica che permette ad alcune famiglie (non tutti hanno l’antenna parabolica) di spaziare su programmi televisivi esteri, una volta raggiunta la saturazione ricettiva di quelli di casa nostra. Ma come è capitato a Serravalle, questo pennuto dal becco lungo e ricurvo, dal cranio spelacchiato ma dotato di una folta raggiera di penne che vestono la nuca a compensare la nudità del capo? E ancora; chi gli ha messo su entrambe le zampe un anello di identificazione col numero ‘049’? Da dove veniva? Ha perso la via del ritorno, o più semplicemente, tenendo fede al proprio nome, era in avanscoperta di nuovi luoghi in cui poter nidificare, una volta trovata una compagna? Interrogativi che esigerebbero una risposta, un chiarimento. Si potrà obiettare che con tutti i problemi e le avversità che il genere umano affronta giornalmente, mostrare interesse per un pennuto poco aggraziato come l’Ibis di Serravalle Sesia, è una perdita di tempo. Questa, solo per chi non ha a cuore l’equilibrio naturale delle ‘cose’ del mondo. E all’Ibis l’uomo ha sottratto ogni equilibrio e quasi il diritto stesso di esistere.

Nel 1758 Carl Nilsson Linnaeusmedico, botanico e naturalista svedese, classifica l’Ibis Eremita come Geronticuseremitauccello della famiglia dei Treschiornitidialla quale appartengono altre specie di Ibis e l’uccello Spatola, dal becco largo e appiattito. Non è estinto completamente, per fortuna, l’Ibis Eremita, ma la presenza un tempo diffusissima nell’Europa meridionale, nel nord Africa e in medio Oriente, è andata diminuendo in maniera drammatica all’inizio del XX secolo, con percentuali pari al 98% del numero di volatili sino ad allora censiti. Le cause? Molteplici fattori: anzitutto la caccia di frodo (nel bresciano pochi anni fa sono stati abbattuti ben quattro esemplari) quindi la progressiva distruzione dell’habitat naturale per dare spazio ad allevamenti di bestiame e piantagioni di tipo intensivo, con conseguente utilizzo di fitofarmaci; da ultimo, la progressiva ed eccessiva presenza umana che ha influito negativamente sulle rotte migratorie dell’uccello, sui cicli di riproduzione. È quindi un ‘miracolo’ che l’Ibis sia riapparso fra le case di Serravalle Sesia. Si ritiene che in tutto (specie in Marocco e in Siria) siano poco più di 500 gli individui selvatici sopravvissuti; in Europa vi sono colonie di animali semi selvatiche o in cattività. Forse da queste colonie hanno origine i volatili che, opportunamente registrati e seguiti, esplorano aree geografiche dalle quali sono stati a lungo assenti. L’Ibis Eremita è presente sulla Terra da quasi due milioni di anni; resti fossili di questo animale sono stati rinvenuti nella Spagna meridionale e in epoche più recenti, in Sicilia e nel sud della Francia. 

Unitamente all’Ibis Sacro, l’Ibis Eremita era venerato nell’antico Egitto come reincarnazione di Thoth, lo scriba degli dei. Lo storico Erodoto lo identifica inoltre come abitante del lago Stinfalo, nel Peloponneso: un uccello dalle piume ‘metalliche’ (per la colorazione brunita) che poteva lanciare come frecce verso le proprie vittime; il mitico Ercole consumò infatti una delle sue dodici fatiche proprio per liberare il lago Stinfalo da queste pericolose creature. Un’altra leggenda popolare trova credito nella cittadina turca di Bireçik; qui gli abitanti sono convinti che l’Ibis Eremita sia stato uno dei primi uccelli che Noè lasciò scendere dall’Arca quando si ritirarono le acque dell’alluvione; motivo più che valido  per ritenere questi volatili simbolo di fertilità e portatori della bella stagione e dei frutti della terra, in concomitanza con l’arrivo dei loro voli migratori. Molti Paesi – in Europa, medio Oriente e Africa – che hanno visto l’Ibis nidificare nei loro territori, lo hanno celebrato con l’emissione di speciali francobolli. Omaggio alla natura e a questo uccello, forse non del tutto gradevole ma senza dubbio eccessivamente fiducioso nel genere umano. L’augurio è che gli abitanti di Serravalle Sesia, qualora dovesse decidere di nidificare sulle antenne della TV, lo accettino e assistano come una presenza amica.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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