Cina in un solo colpo

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Un viaggio in Cina è sempre una scoperta. A meno di tornare sempre negli stessi posti che diventano, quindi, familiari, questo enorme Paese si apre agli occhi del visitatore in una continua sorpresa e con scenari sempre nuovi. Un crogiolo di storia, tradizione, gastronomia e culture che nel corso dei secoli, se non dei millenni, hanno dato vita a quello che si può vedere oggi.

Se Pechino è la capitale dello Stato e rappresenta se non la prima certamente una delle prime visite da compiere in Cina, Xi’An è la vecchia capitale che per centinaia d’anni è stata la sede delle varie dinastie che si sono succedute. Nella parte nord occidentale della Cina, nella regione dello Shaanxi, la città ospita oggi oltre 9 milioni di abitanti. Visitarla significa avere in un solo colpo d’occhi le principali prerogative turistiche della Cina. La sua storia racconta di mercanti occidentali che vi arrivarono percorrendo la Via della Seta che qui finisce (o inizia) ancora oggi. Fu qui che arrivò Marco Polo creando ufficialmente un punto di contatto tra est e ovest del pianeta.

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Le tradizioni permangono in questa città che ha due anime: una iper-moderna palpabile negli enormi quartieri delle periferie e l’altra storica ancora racchiusa dalle mure che la cingono con un percorso totalmente fruibile di 14 chilometri. Tradizioni che si inseguono e tendono a modificarsi adattandosi via via ai nuovi stili di vita. Ne è un esempio concreto il brulicare che si riscontra nelle vie dello Street Food con bancarelle che vendono cibi per ogni palato. Il tutto, malgrado la ressa, in un ambiente della massima pulizia a partire dalle strade mantenute linde da continui interventi di netturbini. Hotel di elevato standard con un servizio di prim’ordine buoni ristoranti che servono i migliori piatti della tradizione non solo regionale. A questo proposito, vanno assolutamente citati i “ravioli” di cui Xi’An va fiera e che rappresentano il principale piatto della cucina locale. Sono talmente famosi che esistono alcuni ristoranti specializzati che propongono solo menu a base di ravioli. Poi, prendendo l’auto, si raggiunge in quasi mezz’ora, il sito archeologico che ospita il celebre Esercito di Terracotta. Qualcuno l’ha definito l’Ottava meraviglia del mondo e risale ad oltre duemila anni fa quando l’imperatore Shihuang della dinastia Qin volle che fossero realizzate più di seimila statue di grandezza naturale raffiguranti guerrieri, arcieri, comandanti, carri e armenti a difesa della sua tomba in modo da contrastare l’improbabile presenza di spiriti contrari. Oggi sono visibili solo duemila statue di questo esercito. Le altre devono essere ancora portate alla luce. Oramai sono tutte del colore della terracotta mentre in origine si pensa fossero rivestite di sgargianti colori. Ognuna di esse ha un volto con un’espressione diversa e le camere del loro ritrovamento rendono conto del loro differente lignaggio e importanza sociale.

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Il tutto è visitabile all’interno di una struttura enorme che raccoglie non solo l’esposizione, ma anche i laboratori per il restauro, il museo, una sala cinematografica per la proiezione di filmati che ripercorrono la scoperta delle statue, ristoranti, shopping center e quant’altro le centinaia di migliaia di visitatori annui vogliano trovare.

A un’ora di volo da Xi’An, un’altra bella realtà da visitare, anche se diversa, è Chengdu, città di 15 milioni di abitanti, capitale della regione dello Sichuan. Meno ricca di reperti storici vanta un hinterland che sta aprendo al turismo molti luoghi finora rurali e completamente sconosciuti non solo agli occidentali ma anche a tanti cinesi stessi. A Chengdu l’attrazione maggiore è quella che permette vi vedere i panda in un giardino senza sbarre dove questi “fossili viventi”, come sono chiamati, vivono divorando, ognuno, 40 chilogrammi di germogli di bambù al giorno. Qui vivono 160 esemplari di varie specie, la più numerosa è quella “gigante” che si spera di veder aumentare fino al numero di 300 per poter poi essere rimessa nell’ambiente naturale in modo che possano tornare a popolare le aree originali in numero adeguato scongiurando il rischio di estinzione.

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Testo e foto di Pietro Busconi |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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