Il galateo e le mance in viaggio

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Viaggiare è il verbo dei meridiani e dei paralleli, quello che convoglia gente in tutto il mondo, per turismo o affari. È anche il verbo che molto spesso ci procura l’angoscia del ‘contatto’ con le persone che troviamo nelle diverse situazioni di vita: taxi, hotel, ristoranti, incontri d’affari. Come ci si deve comportare nel dare la mancia, mangiare al ristorante, presentarsi, discutere, azzeccando ogni mossa? Viaggiare, quindi, vuole anche dire ‘sbagliare e imparare’. Cominciamo dalle corse in taxi e le relative mance. Nei più importanti paesi europei i taxisti, in linea di massima, non si aspettano la mancia, anche se all’atto pratico si ‘accontentano’ di venire gratificati da un più che ragionevole ‘arrotondamento’ al valore superiore (esempio: € 6.35 la corsa, vanno bene 7 €). Questa è la tendenza che troviamo in Germania, Francia, Spagna, Inghilterra. In Italia, specie per i tragitti più lunghi (città-aeroporto) non è raro si trovi un accordo, prima della partenza, su una somma che comprenda con la corsa anche la mancia. Alcuni paesi extra europei sono decisamente contrari alla mancia o tipping; in modo particolare Australia e Nuova Zelanda, in considerazione del fatto che le paghe qui sono buone; per loro quindi, basta e avanza quello che guadagnano. Stesso atteggiamento in Giappone e in Cina, dove la mancia è storicamente ‘illegale’.

Diversa la musica in Egitto e India; nel paese africano preferiscono addirittura i dollari; in quello asiatico le mance sono sacre, quasi come le vacche; tutti se le aspettano. Sofisticati come sempre gli USA. Il 15-20% è la norma; col 25% si dimostra di aver apprezzato il servizio ricevuto; se al contrario questo non ci ha entusiasmato, un bel 10% di mancia non ce lo leva nessuno.

Siamo arrivati al ristorante, ai riti e alle consuetudini che lo riguardano, soprattutto nei paesi del lontano oriente. In Giappone si inizia con una salviettina calda (oshibori) che va usata ‘solo’ per le mani e men che meno per soffiarci il naso. Si usano le bacchettine (chopsticks) per mangiare il riso sino all’ultimo chicco, mentre il sushi si può mangiare con le mani ma è d’obbligo bere il brodo che l’accompagna, direttamente dalla ciotola. In Cina e a Taiwan i bastoncini svolgono una doppia funzione: mangiare e rimuovere dai denti i residui di cibo; maleducato usare le dita. Tra le vecchie ‘usanze’ resiste in qualche luogo quella di sputare su un lato del piatto a fine pasto. Nelle tavole asiatiche persistono altre due abitudini: praticare lo slurping (risucchiare voluttuosamente il brodo dalla ciotola) gesto molto apprezzato dagli chef e ruttare (non in maniera sguaiata) alla fine del pasto; esercizio molto praticato in Cina e nei paesi del nord Africa. Sin qui, i pranzi e le cene nei ristoranti. E se si riceve un invito a casa di qualcuno? Occorre prestare attenzione se la casa che ospita è in Cina, Corea o India. Da quelle parti certe abitudini culinarie, consolidatesi nei secoli, sono davvero dure a morire. Facile venga servito lo stufato di cane in Corea; nelle zone rurali della Cina persiste l’uso di far bollire i gatti, unitamente a serpenti e polli; un piatto raffinato per le grandi occasioni. In India, infine, va alla grande il pudding di topo.

Torniamo alle cene al ristorante. Arriva il momento di pagare il conto e un certo nervosismo serpeggia nel gruppo di persone che hanno pranzato o cenato insieme. Nessun problema se il pasto è stato consumato in vaste aree d’Europa del nord (Scandinavia, Olanda), negli Stati Uniti o in Australia e anche nell’Europa meridionale: si fa ‘alla romana’ o, come dicono gli inglesi ‘going Dutch’ (all’olandese); ciascuno si paga il suo e sono tutti contenti. Ben diverso è l’atteggiamento nei paesi del lontano Oriente, specie in occasione di cene di lavoro precedute dall’immancabile e complesso cerimoniale dello scambio dei biglietti da visita: In Giappone, Corea, qualcuno si offre di pagare (logico pensare che tutti ricambino in futuro) e la faccenda soddisfa i commensali che si ritengono ‘liberi’ di darci dentro con le varie portate, senza pensieri per chi paga; atteggiamento questo comune anche ad alcuni paesi del Sud America.  Dove l’idea di ‘fare alla romana’ è considerata assolutamente offensiva, è in Cina. Chi invita sa perfettamente che deve anche pagare. Cortesia impone che l’invitato tenti a sua volta di saldare il conto: esercizio che gli è ‘concesso’ per tre volte e non di più; quasi un rito. L’offerta verrà rifiutata ma in una seconda occasione l’inversione dei ruoli sarà apprezzata e, naturalmente, gradita.   

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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