Le tasse dell’Isis

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RaqqaPer fortuna, si parla sempre meno delle nefandezze degli uomini del Califfato. Dalle macabre esecuzioni filmate di uomini in tuta arancione, si è passati alle testimonianze di uccisioni di massa e alla scoperta di inquietanti fosse comuni. Poi sono arrivati i bombardamenti degli amici degli amici delle forze in campo, con una sempre maggiore ingerenza di chi avrebbe potuto starsene buono entro i propri confini, occupandosi dei problemi di casa propria. Risultato: città distrutte in maniera vergognosa (Aleppo); esodi biblici di popolazioni sfortunate (i siriani); interventi militari per riappropriarsi – secondo convenienze e interessi di parte – di vaste zone di quello che è sempre stato un territorio semi-desertico, impreziosito però da città un tempo floride e vivaci (Baghdad, Mossul, Kirkuk, Palmira e, ancora, Aleppo, Homs). Con i rapidi mutamenti socio-politici del mondo, oggi l’opinione pubblica è preda di altre ‘preoccupazioni’. Tiene banco, primo fra tutti, il timore (addirittura l’angoscia) che fra il cow-boy Donald Trump e il giovane e ‘abbondante’ dittatore della Corea del Nord si arrivi a una tenzone atomica che rischierebbe di allargarsi a macchia d’olio, riducendo il mondo a un cumulo di macerie e a una vera e propria ecatombe di vite umane; che Don Chisciotte e Sancio Panza si diano una regolata! Non mancano poi pensieri e timori per un terrorismo più o meno globale, figlio di un’attività ‘esterna’ dell’Isis e, per finire, ci sono anche le tensioni fra i grandi della Terra. Intanto, il Califfato perde brandelli di ‘regno’ sotto l’incalzare delle truppe irachene. L’Isis ha inaridito le fonti illegali d’introito (petrolio e altro) e da un po’ di tempo ha pensato a fonti di guadagno sostitutive, cercando di mantenere perlomeno i gentili omaggi di armi e munizioni dai paesi ‘amici’ (Iran, Russia e molte nazioni occidentali). Ma l’idea di tassare i poveri disperati senza libertà che ancora vivono sotto la cappa di Al-Baghdadi, è senza dubbio curiosa e, in un certo senso, originale.

Ecco allora che le cronache parlano di un tariffario che ha dell’incredibile: Le multe e le tasse vengono applicate per ogni attività o comportamento sociale, sempre ‘rispettando’ i canoni di una società integralmente musulmana. L’ordine pubblico è rigido: chi vuole uscire da Raqqa, la capitale sotto assedio iracheno, deve sborsare 800 o 1000 $; ma se chi ha pagato per allontanarsi non rientra in città entro quindici giorni, subisce la confisca dei propri beni. È necessario conoscere i dettami islamici: chi non risponde in maniera convincente a domande riguardo la Sharia, viene multato con 20 $. Qualcuno vuole lavorare la terra per dar da mangiare ai propri cari? Già è difficile farlo in mezzo ai colpi di mortaio; la faccenda si complica ulteriormente se si mette in testa di coltivare il grano: deve pagare una tassa del 10% su ciò che produce. Impossibile farlo se non ha acqua per l’irrigazione dei campi; se chiede l’acqua per tale scopo, deve corrispondere una tassa di 46 $ all’anno. In compenso, l’acqua per uso domestico e l’elettricità richiedono un balzello di 18 $ al mese.

Poi ci sono, per i poveri abitanti di Raqqa, gli obblighi di comportamento e di azioni che dalle nostre parti rappresentano la normalità. Una donna non deve mostrare gli occhi; il velo nero deve coprirla dalla testa ai piedi; se lo fa, 10 $ di multa, sostituibili con un grammo d’oro a 24 carati. Le piace il fumo? Se scoprono un pacchetto di sigarette, i miliziani le chiedono 23 $; meglio non fumare. E non va certo meglio agli uomini, anzi. Gravissimo rasare barba e capelli: 100 $ da pagare sull’unghia; preferiscono la barba corta a una fluente o arruffata? Altri 50 $; in possesso di un pacchetto di sigarette, pagano il doppio delle donne: 46 $. Dove le multe divengono insopportabili (per donne e uomini) è per il consumo di alcolici: 50 $ e in più 50 frustate. Le tasse secondo l’Isis sono ampiamente giustificate dalle perdite territoriali subite, dal minor numero di residenti (chi ha potuto svignarsela l’ha fatto volentieri) dalla distruzione dei pozzi petroliferi. Al posto delle punizioni fisiche, i miliziani, per ordine dello stato islamico, accettano il compromesso di incassare denaro, mostrandosi così più ‘tolleranti’ verso la popolazione. C’è comunque un risvolto negativo, decisamente odioso: pare stia fiorendo il mercato delle schiave Yazide (di etnia curda-irachena). Grazie alla mercede militare e alle nuove tasse applicate per conto dell’Isis, alcuni miliziani arricchiti possono permettersi di acquistare una schiava; ricerca on-line delle fanciulle in offerta dietro esborso di 8-10.000 dollari. La moneta dell’odiato ‘nemico’ è l’unica accettata nell’area geografica di questo Califfato (ci si augura) ormai morente.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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