Madagascar, paese del cuore

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Per tutti l’Africa è il “continente nero”, in realtà il colore dell’Africa è il rosso. Rosso come il colore delle sue strade; rosso come i drappi che avvolgono le donne; rosso come i tramonti infuocati che ogni sera incendiano le immense pianure e creano un fondale quasi fiabesco alle distese di alberi di baobab; rosso come i mattoni di argilla che vengono lavorati ogni giorno nelle pianure argillose dei sobborghi di Antananarivo; rosso come la “rana pomodoro” endemica delle foreste nord-orientali del Madagascar; rosso come il sangue delle prede destinate all’inesorabile ciclo della vita che tutto domina. 

Una delle prime sensazioni che si respirano arrivando in Madagascar, è che il futuro non esista, c’è solo la percezione del presente; la percezione di chi non può permettersi il lusso di concentrarsi sul domani ma deve necessariamente dedicarsi a vivere l’oggi. Accolto dal trambusto della capitale Antananarivo, chiamata comunemente Tanà e dopo qualche visita di rito ai pochi monumenti e ai numerosissimi mercati improvvisati ovunque,il turista  si parte alla volta di Morondava con qualche tappa intermedia ad Antsirabe e Miandrivazo visto che i chilometri da percorrere sono circa 700.Il paesaggio, lungo il tragitto, cambia con una velocità disarmante.

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Alla periferia di Tanà, il percorso è costellato di infinite distese argillose sulle quali centinaia di artigiani lavorano lenti ma senza sosta per plasmare milioni di mattoncini che vengono utilizzati nelle cittadine per la costruzione delle abitazioni; altrove solo minuscole capanne di fango e sterco dove acqua corrente ed elettricità sono ancora un’utopia. I mattoncini sono spesso anche una proficua merce di scambio per chi non possiede nulla e trascorre le proprie giornate con le caviglie immerse nell’acqua, piegato a raccogliere l’argilla che poi viene messa prima negli stampi e poi in improvvisati forni facilmente riconoscibili per le vaste fumate che creano nuvole grigie che si mischiano con la fresca nebbiolina mattutina tagliata come un laser dai primi raggi del sole. 

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Superata Antsirabe si incontra una zona di terrazzamenti e vallate ricoperte completamente di risaie. In qualsiasi momento del giorno si può godere dello spettacolo dei riflessi del cielo e delle nuvole capovolti nell’acqua dei campi di riso interrotti solo da cumuli di terra rossa e dalle piante del cereale già cresciute.
Successivamente il paesaggio diventa quasi desertico, la vegetazione è praticamente inesistente, eccetto in alcune aree in corrispondenza di bacini fluviali o lacustri. E’ anche in quelle zone che si incrociano piccoli villaggi quasi surreali: le donne sempre chine a lavare panni coloratissimi, gli uomini radunati a fianco della strada in crocchietti o alle prese con qualche zebù indisciplinato, i bambini di tutte le età che giocano ovunque, liberi, senza abiti ma con grandi sorrisi da offrire unitamente al consueto saluto che non si dimentica più: “hello vazaha” (ciao straniero) oppure “tonga sao vazaha” (benvenuto straniero).

Emozionante Morondava,  punto di partenza per la fantastica visita alla via dei baobab.  La visita all’Allée des Baobab vale da sola tutto il viaggio in Madagascar,  lo spettacolo è strepitoso. La via dei baobab è forse una delle immagini che rappresentano a livello globale il continente africano. La luce è dorata, il cielo blu intenso, gli alberi lo toccano e se si alza lo sguardo sembra che siano il prolungamento delle mani. Altri baobab intorno, a perdita d’occhio. Poco prima che tramonti il sole, diventano nere silhouettes che un artista ha ritagliato contro il cielo. 

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Una pista sterrata di 200 chilometri porta al Parco Nazionale Tsingy de Bemaraha. Il tragitto include il guado alquanto bizzarro e inusuale del fiume Tsiribihina a bordo di pigre chiatte di legno Il Parco Nazionale Tsingy de Bemaraha, classificato dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità è un grande massiccio di origine carsica che si estende per circa 100 km, scolpito dal fenomeno dell’erosione e dal passaggio del fiume Manambolo, un immenso altopiano frastagliato con guglie (in malgascio tsingy) alte centinaia di metri, appuntite e affilate.  Una scarpinata nella  giungla in mezzo a esemplari di lemure Aye Aye, porta alle “vetta degli Tsingy”, dalla quale si gode di un paesaggio unico. 

Per il relax a questa latitudine c’è uno degli angoli più belli e incontaminati del pianeta,  Salary ancora sconosciuto al turismo di massa, con una laguna scintillante e una spiaggia bianchissima. Gruppi di megattere migrano ogni anno dall’Antartide alle acque protette del Canale del Mozambico dove partoriscono e si prendono cura dei piccoli. 

Testo e foto di Sara Zaneletti | Riproduzione riservata Latitudeslife.com

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