Etna, il Parco tra le lave

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Foto  credits, Vittorio Sciosia

La sede del Parco dell’Etna, istituito il 17 marzo del 1987, si trova a Nicolosi, ma ogni Comune dispone di un punto base per le molte possibili escursioni. Da ogni cittadina etnea è agevole raggiungere le stazioni base più alte e da queste proseguire con i fuoristrada verso la sommità, seguendo le piste di terra lavica predisposte dal personale del parco. A quota tremila e oltre, con una sensazione di calda precarietà sotto le suole, si abbraccia con lo sguardo il mondo. È un giorno fortunato per l’Etna-watching: a ovest la catena montana delle Madonie; a nord i monti Nebrodi e le isole Eolie, sospese nella nebbia azzurrina del Tirreno; a nord-est i Peloritani con la punta di Messina e la costa calabra. Gli occhi seguono il contorno dell’isola maggiore: Taormina, Acireale, giù fino a Catania con l’azzurro intenso dello Jonio, mare nel quale l’Etna si infila in presa diretta, con prepotenza. Questo scenario davvero unico, davvero incomparabile, racchiude uno dei parchi più interessanti d’Italia.

Sul ciglio di quella grande conca interna che è la Valle del Bove, l’uomo è davvero nullità. Alle spalle, una landa lunare nera e tormentata fatta di rocce laviche irregolari, alcune più scure di altre perché più recenti; di fronte, questa grandiosa depressione, ideale serbatoio di raccolta della lava quando ‘A Muntagna’, come i siciliani chiamano l’Etna (con rispetto, timore e confidenza) decide di sfogarsi e di vomitare magma incandescente: un’enorme piscina ribollente. L’Etna, con i suoi quasi tremila e quattrocento metri d’altezza, è il gigante dei vulcani europei e uno dei più imponenti vulcani attivi della terra. Da secoli lo spettacolo unico dell’Etna in eruzione avvince e spaventa l’uomo. Omero, Diodoro Siculo, Tucidide, Virgilio, hanno redatto cronache fantastiche, ricche di pathos, di leggenda. Tutti coloro che sono giunti, attraverso i secoli e gli eventi, in questa terra favorita dalla natura, hanno identificato l’isola con la sua imponente montagna. Sicani, Siculi, Fenici, Greci, Romani (la Sicilia era il granaio dell’Impero) Bizantini, Arabi, Normanni, Aragonesi e altri popoli ancora hanno conosciuto, avvicinato, temuto il vulcano, simbolo della mitica Trinacria.

Quattro sono le zone che compongono il Parco, ciascuna con caratteristiche proprie ben definite. Anzitutto la zona A (ventitremila ettari) integralmente protetta, nella quale vengono condotte le attività scientifiche e di ricerca. Segue la zona B (ventiseimila ettari) che consente ai residenti di continuare a esercitare le attività tradizionali, comunque con l’obbligo di osservare le regole in vigore: è quindi proibito edificare nuove strutture, ampliare le abitazioni esistenti, eseguire opere di trasformazione del territorio. La zona C (tremila ettari) è un’area che prevede il possibile insediamento di strutture adatte a valorizzare il vulcano sotto l’aspetto turistico. Infine la zona D (seimila ettari) un’area definita di ‘controllo’ del parco, nella quale sono consentite le attività economiche, purché risultino compatibili con le finalità e gli obiettivi dell’Ente Parco.

Per chi ama la natura, la montagna offre più di un motivo d’interesse e di studio. La flora è ricca e ben distribuita. Si passa dai vigneti e agrumeti odorosi di zagare delle zone più basse, ai bellissimi boschi e alle pinete: pioppi tremuli, faggi, lecci, betulle, pini larici: famoso è quello ultra centenario detto U Zappinazzu. Più su, nelle zone di lava antica, troviamo la ginestra etnea, gialla e vivace e i cuscini verdi di spino santo, ingentiliti da piccoli fiori color lilla. Altro aspetto interessante, la fauna: tra gli uccelli, il picchio, il gheppio, l’upupa, la coturnice, dall’impegnativo nome di coturnix aetnensis, una delle poche specie endemiche. La lepre e il coniglio sono di casa, così come l’istrice e il riccio. È destino dei primi due essere predati dalla volpe e dal gatto selvatico, mentre i secondi prediligono roditori, vipere, piccole serpi. Interessante è il piccolo museo dell’Etna che ha sede a Linguaglossa. Contiene le antiche pietre laviche nate dal fuoco e modellate dall’aria, dall’acqua; alla fine paiono granito, marmo, sasso, pietra pomice, terra granulosa, polvere. L’uomo ha imparato a convivere col vulcano; ne conosce gli umori, i brontolii, coltiva la terra resa fertile dalla lava. L’Etna è vissuta intensamente, sempre. La si vede da lontano in Sicilia. La sua presenza è qualcosa di rassicurante, di immutabile nel tempo.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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