Cronache milanesi del Cinquecento

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Nel mese di marzo dell’anno scorso è uscito, per la serie Libertas Dicendi, un articolo intitolato Viaggi & Affari milanesi nel Cinquecento, naturalmente reperibile su Latitudes. Il protagonista era un Mercante anonimo che aveva girovagato l’Europa, portando la sua ‘milanesità’ attraverso paesi e genti diverse, descrivendo stili di vita, occupazioni e curiosità. Ecco l’insieme dei viaggi compiuti. Partito da Milano, attraversa il Moncenisio e la Savoia; tocca i centri di Grenoble, Valence, Saint-Antoine de Vienne – località medievale di devozione – quindi Lione, la Borgogna, per giungere a Parigi, città nella quale si ferma per un periodo di tempo prolungato. Da Parigi, punta verso il nord, passando per Rouen, Amiens, Arras; giunge a Bruges, località ben nota e frequentata dai commercianti italiani e da qui raggiunge l’Olanda. Si sposta poi nel Brabante, torna nelle Fiandre, arriva a Calais e salpa per l’Inghilterra. Una volta nell’isola visita Canterbury, Londra, Southampton. Nel castello di Greenwich vede Enrico VIII e ad Hampton Court parla del lusso di cui amava circondarsi il Cardinal Wolsey. La fretta non è certamente compagna di viaggio del nostro mercante, tant’è vero che, riattraversata la Manica, ritorna a Bruges e si trattiene a Bruxelles per lungo tempo. I mezzi di locomozione impiegati sono quello che sono, così come le strade percorse; ecco allora il cavallo, la carretta trainata da animali, le barche, le navi, le chiatte dei fiumi. Malgrado ciò il nostro uomo non si perde d’animo. Percorre rapidamente la Francia e, attraverso il passo di Roncisvalle, entra in Spagna. Si reca a Santiago di Compostela – meta obbligata per ogni buon cristiano – poi scende a Medina del Campo, Toledo e l’Andalusia (Cordoba, Granada, Malaga, Siviglia, Cadice). Quindi risale verso Valencia, Tortosa e Barcellona. Attraverso il passo del Perthus rientra in Linguadoca; visita Tolosa, Carcassonne, Narbona, Perpignano per giungere alla fine ad Avignone. Infine raggiunge Milano passando per il Monginevro.

Spostandosi in Europa, scopre e descrive la fabbricazione della birra e del sidro in Normandia, l’utilizzo della torba (carbone facto de terra) in Olanda e nelle Fiandre. A Marsiglia vede ‘el ponton’ che draga in continuazione i bassi fondali del porto; ad Anversa assiste alla pesca sul ghiaccio e a Cadice a quella del tonno. Si accorge che a Londra l’insalata è coltivata su larga scala e ciò è dovuto a ‘mercatanti fiorentini quali hanno facto venir di soy hortolani da Firenza’. Si interessa inoltre di alcuni particolari giuridici che reputa possano risultare utili per altri viaggiatori. A Macon, in Francia, cita la ‘franca ruga (rue franche)’ così chiamata ‘perchè ciaschuno che amazassi uno altro’, rifugiandovisi, non potrebbe venire perseguito per il suo delitto. Ricorda anche la ‘franchisia di Santo Martino’ a Londra, luogo santo nel quale vengono protetti i rei di qualunque delitto – a meno che non sia delitto di lesa maestà – per ben quaranta giorni. I colpevoli possono chiedere, in alternativa, di abbandonare l’Inghilterra, ma la tradizione popolare precisa che molti condannati, pur di non lasciare l’isola, preferiscono affrontare il rischio di venire catturati di nuovo e per conseguenza impiccati. Il mercante milanese non apprezza – e non fa nulla per nasconderlo – questa ‘superbia’ di sentirsi inglesi sino alle estreme conseguenze e precisa che i figli di Albione ‘sono inimicissimi di tutte le natione et dichono male de tutti’.

 I viaggiatori del tempo, è risaputo, si interessavano di affari, di religione, di politica, ma non rimanevano insensibili al fascino femminile; anzi. L’anonimo milanese non fa eccezione e le sue ‘impressioni’ sulle donne dei vari paesi visitati sono senza alcun dubbio succose! A Parigi trova le ‘donne non molto belle et sporche’; giudica Rouen ‘una città di grandissimi piaceri’. Nelle Fiandre, a Bruges, scopre che ‘le chiambrere sono a buon mercatto’ ma è in Olanda che la descrizione diviene quasi lirica: ‘le femine sono ultra modum belle, ma in La Haya et Leya et Arlam (L’Aja, Leida, Haarlem) sono troppo belle, parano dee’. In Spagna, a Valencia, registra con piacere che le donne sono non solo belle, ma anche di buone maniere; tuttavia la cosa che lo colpisce maggiormente è il ‘bordello bellissimo; il più bello he ad vederlo la nocte, perchè non c’è femina alcuna che a l’uscio di casa non tenghi 3 o 4 candelle attachatte al muro, et altre tantte in casa’ e aggiunge, con pignoleria tutta meneghina: ‘et li lecti de le puttane sono tutti benissimo in ordine, con 3 o 4 mattarazzi per lecto’. Per inciso, nella sua cronaca (malgrado la comodità dei materassi) descrive un’avventura di piacere avuta sulla spiaggia del Grao de Valencia, l’antico porto della città.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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