India. Tigre, sublime presenza

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Anni fa, una compagnia petrolifera sentenziava: ‘metti un Tigre nel motore’. Oggi la dobbiamo ospitare nel ‘cuore’, la tigre. Animale che assomma bellezza, potenza, sacralità. L’India , questo, lo ha capito

Si trova nei sogni dei bambini e sta racchiusa nella fantasia di grandi scrittori. Si teme ma si ama, incute terrore ma ci affascina. Da Emilio Salgari a Ang Lee, con la sua Vita di Pi, ce l’hanno fatta conoscere da vicino, mostrandocela nel suo lato aggressivo ma anche in quello più dolce, facendoci scoprire la sua seducente bellezza. Sua maestà la tigre non ha bisogno di molte presentazioni: è il più grande in assoluto fra i felini, con un peso che può sfiorare i 300 chili ed è il più feroce, data la sua posizione di predatore che si colloca in cima alla catena alimentare. Nulla in natura rappresenta per lei un pericolo o una minaccia. A parte l’uomo. Contrariamente a quanto si pensi, a molti luoghi comuni, la tigre non vive nella savana africana fra leoni e leopardi, ma il suo habitat naturale sono le foreste asiatiche, la giungla in particolar modo, dall’Indonesia al Nepal, dalla Malaysia al Bangladesh, dal Buthan alla Thailandia, dalla Siberia all’India.

E’ una cacciatrice formidabile ma è piuttosto elusiva, difficile da avvistare, ma non certo impossibile. Per conoscerla più da vicino, soprattutto per poterla fotografare nella sua indiscutibile bellezza resa da quel manto striato e da uno sguardo che toglie il respiro, la patria per eccellenza resta sicuramente l’India, in due dei suoi parchi più conosciuti fra le 53 riserve della tigre. Ranthambore, nel Rajasthan, a 180 chilometri da Jaipur, è il tempio della tigre per antonomasia, un luogo meraviglioso già per la sua storia, a cui deve la propria fama. L’area di Ranthambore ha una superficie di 1.350 chilometri quadrati in cui vivono, fra leopardi, cervi, tassi, manguste e cinghiali, ben 65 tigri di cui 20 circa sono ancora cuccioli, oltre alle ultime 4 appena arrivate, avvistate a fine giugno, e nate poco meno di due mesi prima. Un tempo lontano, diversi secoli fa, l’area di Ranthambore era abitata anche dai leoni ma la lenta trasformazione di questo habitat, non più adatto alla loro sopravvivenza, ha fatto sì che i leoni si spostassero a Gir lasciando spazio alla tigre del Bengala, che è così migrata verso nord. Il parco di Ranthambore è diviso in cinque zone, difficile sapere quale offra gli avvistamenti migliori (che sono sempre nel mese di aprile quando le temperature arrivano ai 45 gradi) anche perché le tigri, pur essendo abbastanza territoriali, si spostano comunque.

Con o senza tigre, l’area di indiscutibile bellezza resta la 3, la più scenica in assoluto, sia per una natura più rigogliosa e meno giungla come la 4, ma quanto soprattutto per gli antichi palazzi dei Maharajà, fatiscenti ma ben conservati nel loro triste abbandono, dove qui venivano purtroppo a cacciare le tigri già nel 1.700. Oggi che non ci sono più i “grandi re” a minare la sopravvivenza delle tigri è arrivato il bracconaggio e, sebbene nei parchi vi siano controlli severissimi persino sull’accesso dei turisti che sono super-contingentati, nel 2016 è stato lanciato un allarme proprio dall’India con almeno 74 tigri uccise in tutto il paese nei primi 6 mesi del 2016, ben più che in tutto il 2015, a causa di un fenomeno in netta crescita ed alimentato dalle folli credenze della medicina asiatica, in particolar modo quella cinese, che mette a rischio di estinzione uno fra gli animali più belli al mondo. Basti pensare che un secolo fa le tigri erano oltre 100.000 mentre nel 2010 siamo arrivati a 3.200 esemplari. Comunque una notizia positiva in tutto questo c’è e, grazie ad una politica mirata alla conservazione della specie e alla lotta al bracconaggio, nonostante tutto gli esemplari di tigre sono saliti ad oggi a 3.900, di cui oltre 2.200 solamente in India. Ma ne vivono comunque più in cattività negli Stati Uniti che libere in tutto il pianeta.

Se Ranthambore rappresenta la storia e il fascino della tigre ma non è poi così scontato vederla nonostante i ripetuti appostamenti, esiste un altro santuario dove l’avvistamento, pur non essendo mai garantito, è sicuramente più facile. E’ il parco nazionale di Bandhavgarh, ex-riserva di caccia della famiglia reale di Rewa convertito dal 1968 in un’area naturale protetta di 400 chilometri quadrati e ricca di biodiversità dove, fra sciacalli, volpi, iene, leopardi ed elefanti, regnano attualmente una sessantina di tigri. Delle tre aree visitabili in questo caso è la numero 2 a fare la differenza, ricca di pozze d’acqua, una dozzina in totale (anche se solo la metà raggiungibili in jeep), dove le tigri adorano passare il proprio tempo sia per abbeverarsi e lavarsi ma anche per lasciare giocare i propri cuccioli, tenendoli sempre sotto il loro severo sguardo. Istinto, tattica e intelligenza fanno di questo felino un cacciatore formidabile ma non infallibile visto che a una tigre in media sono necessari 25 attacchi per catturare una preda il che richiede, sempre in media, una settimana di tempo. La tigre, che può correre al massimo a 65 km. orari e per circa 80/100 metri, per cacciare i cervi e non sprecare invano le sue energie, usa una tattica speciale. Si rotola nelle urine dei cervi per mascherare così il proprio odore con il loro. Poi inizia la fase di appostamento e i cervi, sempre intenti a fiutare, percepiscono l’odore nelle vicinanze di un altro cervo. E’ questione di attimi e la tigre in pochi secondi sferra il suo attacco piombando addosso alla preda con una velocità pari a 150 km orari e una forza di impatto pari a 180 chili. Conficca i canini nella giugulare della preda e con i baffi percepisce attraverso le vibrazioni del corpo se è ancora viva o meno. Poi, grazie alla sua lingua molto ruvida, toglie la pelliccia del cervo, che non può digerire, e consuma solamente la carne. Infine, per evitare di essere fiutata da altri cervi, possibili future prede, la tigre conclude il suo pasto con un bagno in acqua, ripulendosi del sangue e degli odori della preda appena divorata, nelle due ore successive. Dopo un digiuno prolungato una tigre adulta può ingerire fino a 30 kg. di carne, altrimenti non ne consuma più di 10-12 chili alla volta. Lenta nei movimenti per risparmiare energia, la tigre conserva la sua potenza e il grande dinamismo durante la caccia o quando necessario, basti pensare che una tigre con un cinghiale ucciso e tenuto stretto fra le fauci può spiccare un balzo fino ad 1.80 metri per saltare una recinzione, altrimenti arriva a toccare anche i 3 metri di altezza! E guardando questo video ve ne renderete conto

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Ne sanno qualcosa anche gli abitanti del villaggio di Rancha, stretto confinante con la riserva di Bandhavgarh, che in più di una occasione si sono trovati faccia a faccia con le tigri che entrano nel villaggio per far razzia di bestiame. La tigre attacca e uccide l’uomo solo quando rappresenta una minaccia, ma non per cibo, visto le tante prede disponibili nella giungla e appena al di fuori. Anche a Ranthambore la situazione non è poi così differente, dal 2009 al 2015 ci sono stati 12 attacchi di uomini da parte di tigri, in parte dovuti alla negligenza, alla noncuranza o a quel folle senso di sfida degli abitanti stessi. Ce lo spiega Mazhar, una delle migliori guide, che qui è nato, cresciuto; ama e rispetta profondamente questo straordinario animale. Il vero sovrano della giungla.

Testo e foto di Luca Bracali |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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Info utili

Informazioni: Incredible India

Come arrivare: Il parco Nazionale di Ranthambore è una Riserva della Tigre tra le più famose dell’India e dista circa 100 chilometri da Jaipur. Si vola dall’Italia fino a New Delhi e poi da qui si prosegue. Il Parco si trova a 12 km. dalla stazione ferroviaria di Sawai Madhopur, sulla strada Delhi-Bombay. Inoltre, un buon servizio di autobus collega Sawai Madhopur con alcune zone limitrofe. Il parco nazionale di Bandhavgarh si trova più a sud e l’aeroporto più vicino è quello di Khajuraho

Quando andare – clima: La Riserva Naturale del Parco Ranthambhore e il parco nazionale di Bandhavgarh sono aperti ai turisti fra ottobre e giugno. Il periodo migliore per una visita va da dicembre a aprile, quando il clima è ottimale e consente un maggior numero di avvistamenti . Marzo e aprile sono i mesi migliori per avvistare la tigre.

Fuso orario: +4.30 rispetto all’Italia (+3.30 quando c’è l’ora legale)

Documenti: Occorre il passaporto con validità residua di almeno sei mesi e il visto obbligatorio rilasciato dagli uffici consolari presenti in Itlaia. Informazioni sul sito del Governo indiano.

Vaccinazioni: Non sono richieste. Si raccomanda di avere cautela con cibi e bevande,

Lingua: L’hindi, ma l’inglese è la seconda lingua ufficiale che parlano quasi tutti.

Religione: Maggioranza Hindu.

Valuta: La rupia indiana (IRP). Accettate quasi dovunque e carte di credito.

Elettricità: 220V ma con diverse prese. Raccomandato l’adattatore universale.

Telefono: Prefisso per chiamare dall’Italia in India 0091; per chiamare l’Italia dall’India 0039. Copertura mobile buona nei grandi centri. È consigliato l’acquisto di una scheda locale.

Abbigliamento: Abbigliamento comodo e leggero con preferenza per le fibre naturali, cappello e occhiali da sole. Evitare abiti attillati che tengono caldo, e succinti per non urtare sensibilità locali. Un golf è indispensabile la sera di inverno, specie nel deserto dove si può arrivare vicini a 0°. In agosto però è umido e molto caldo.

Shopping: Bellissimi tessuti, specie cotoni e sete dai colori vivaci, terrecotte, oggetti di marmo, intarsiato con variopinti disegni in pietre dure, di legni pregiati (ebano e sandalo) e di cuoio, tappeti, abiti, sari, sandali e argenti. Considerate che in India fare shopping è conveniente ma anche qui gli oggetti belli e di qualità hanno un certo costo.

Link utili: Sito ufficiale dell’Ente del Turismo del RajasthanGuida del Rajasthan

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