Repubblica Dominicana, il green dei Caraibi

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Il “Dente di Cane” della Repubblica Dominicana è, da anni, riconosciuto come il primo campo dei Caraibi. Disegnato da Pete Dye ha sette buche che si affacciano (e un paio che sono direttamente lambite) sull’oceano. E’ certamente un campo spettacolare che ben si associa al lusso che contraddistingue Casa de Campo, il resort che lo ospita insieme all’altro percorso, The Links, mentre poco lontano si stende un altro campo, secondo noi straordinario, il Dye Fore: 27 buche sul Rio del Chavon, il fiume dove fu girata la famosa scena degli elicotteri nel film Apocalipse Now. Tornando al tanto celebrato Teeth of the Dog, dove giocare costa 300 dollari, va riconosciuto che alcune buche sono davvero spettacolari e, soprattutto quelle più vicino alle acque del mare, offrono un colpo d’occhio straordinario con una moltitudine di colori che sembrano rimbalzare da uno all’altro muovendosi dal verde sgargiante dei fairways, al verde scuro delle piante circostanti fino al

bianco accecante della sabbie nei bunker e al blu del mare che si presenta in tutte le tonalità del blu e dell’azzurro contendendo al cielo la gamma di tinte. Immaginate la scena soprattutto quando la luce del sole si abbassa, prima del tramonto! Uno spettacolo che ben si sposa con il titolo di miglior campo dei Caraibi assegnato a questo percorso. In realtà, giudicando per i campi che abbiamo avuto la fortuna di giocare sulle isole dei Caraibi, oggi questo titolo andrebbe riconsiderato. Ci sono altri campi degni di figurare e tra questi, le 18 buche di Playa Grande, un campo che si stende sempre nella Repubblica Dominicana, nella parte nord e sempre sul- l’oceano e, scusate se è poco, disegnato da Robert Trent Jones. Un campo che si sviluppa per la maggior parte delle sue buche su una scogliera a strapiombo su un mare che sembra sempre arrabbiato. Beh, qui c’è un par 3 (non ricordo se sulle prime nove o le seconde) in cui si parte da un promontorio e si deve atterrare su un altro dopo un volo di palla di circa 150 metri. I timorosi possono scegliere di giocare più al sicuro aggirando il tiro diretto ma no, non si fa! Il golf è anche emozione e cercare di prendere il green in regulation è quasi un dovere. Peccato che una volta partita dal tee la palla incontri il vento contrario che te la fa letteralmente quasi fermare con conseguente rovinosa fine della nostra palla che termina tra le schiume bianche dell’oceano insieme a non si sa quante altre. Abbandonato il ferro 7 che usiamo normalmente per distanze appunto di 150 metri, il caddy ci consiglia un deciso ferro 3.

Seguiamo la sua indicazione e la nostra seconda palla arriva appena appena in green. Esperienza stupenda! Giocare qui può non essere facile. Meglio informarsi prima. Adesso ci dicono che il green tee sia intorno ai 400 dollari.

Golf

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