Vacanze di testa

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Il titolo è volutamente polemico. Ammetto anche di trovarmi nella situazione ideale per essere polemico, dato che delle famose ‘ferie’ non sentirò nemmeno l’odore; dunque: invidia marcia per chi andrà al mare, in montagna o veleggerà verso luoghi esotici e lontani. Ma nello stesso tempo motivo di consolazione personale sapere che potrò sempre dedicarmi a ‘vacanze di testa’, appunto, confortato dalle considerazioni appropriate di uomini antichi e illustri. Cominciamo col dire che ‘questo mondo non è stato fatto da nessuno degli dei né da nessuno degli uomini, ma c’è sempre stato, c’è e sempre ci sarà: fuoco sempiterno che si accende con misura e con misura si spegne’. Sono parole di Eraclito, filosofo greco presocratico nato a Efeso (oggi in Turchia). Vivesse oggi, Eraclito, sarebbe stupito dalla velocità delle ‘accensioni’ dovute agli incendi estivi, in gran parte dolosi e dall’eccessiva lentezza del loro spegnimento, per carenza d’acqua e di Canadair. Ma ai suoi tempi il mondo viveva stagioni più tranquille e i viaggi da un luogo all’altro non conoscevano la drammaticità degli esodi di massa (migranti a parte) che si registrano oggi. Un altro filosofo greco, anch’egli nato nell’odierna Turchia (Talete di Mileto) sosteneva che ‘la cosa più grande è lo spazio, perché abbraccia tutto’ ed è in tale contesto che si sviluppa il movimento vacanziero mondiale. Sul fatto che le singole esperienze di viaggio conducano a risultati edificanti, le opinioni divergono sin dai tempi antichi. Lo sosteneva Biante di Priene, filosofo pessimista – uno dei Sette Sapienti dell’antichità – nato in Anatolia: ‘i cambiamenti di luogo non rendono intelligente chi è stupido’. Un po’ più ‘morbido’ si è dimostrato Orazio, maestro dell’ars vivendi, che affermava: ‘cambia cielo, non stato d’animo, chi corre di continuo da un luogo all’altro’. Come dire, in ultima analisi, che anche il viaggio richiede partecipazione emotiva.

 Viaggiare, dunque, non è solo movimento, come sosteneva Orazio, ma vuole anche dire affrontare percorsi mentali che consentano all’anima di imboccare itinerari ben più complessi. Lo fa capire Pindaro, che afferma: ‘ci sono strade che portano più lontano di altre’, consiglio al quale fa seguito quello ‘pratico’ del mantovano Virgilio, specie per chi predilige vacanze marittime: ‘tieniti vicino alla costa e lascia che altri vada in alto mare’, anche perché, se la navigazione per qualunque motivo va male, sarà bene considerare l’ammonimento del drammaturgo romano Publilio Siro, che sa chi è il colpevole: ‘a torto accusa Nettuno chi fa naufragio una seconda volta’. Sempre per le vacanze balneari, c’è da tener presente anche il monito di Menandro di Atene: ‘tre sono i pericoli da cui ogni uomo deve guardarsi: il mare, il fuoco e la donna’. Per il fuoco, abbiamo già detto; per le donne, ciascuno si regoli come può, ma per il mare non è lecito nutrire timori; valgono le parole rassicuranti di Ovidio: ‘quando il mare è tranquillo, il timoniere riposa sereno; ma se il mare si gonfia, è lì al suo timone, vigile e pronto’.

 Un personaggio ‘antico’ che non si risparmia, in fatto di consigli, è Lucio Anneo Seneca, nato a Cordova in Spagna e morto a Roma, dopo aver esercitato la difficile professione di ‘precettore’ di Nerone. Drammaturgo e uomo politico apprezzato, Seneca appare perlomeno discontinuo nei suoi giudizi sui ‘viaggi’. L’esordio è questo: ‘non sono nato per starmene sempre nello stesso identico angolo; la mia patria è tutto questo mondo’. Nulla da obiettare, se non ché, subito dopo, confessa: ‘chi vuol esser dappertutto, finisce per non essere in alcun luogo’ e rincara la dose ammonendo: ‘i frequenti spostamenti da un luogo all’altro sono sintomo di un animo instabile’. Ma forse, il rischio maggiore che Seneca paventa è un altro: ‘chi passa la vita viaggiando di continuo avrà molti ospiti, ma nessun amico.’ Per fortuna, conclude i propri altalenanti pensieri rivelando una indiscutibile verità: ‘l’importante è sapere in che stato d’animo arrivi, non dove arrivi’. Alla fine, per godere delle proprie vacanze fisicamente e spiritualmente al meglio, è bene ricordare che occorre ‘muoversi’, per non incorrere nel pensiero critico di Marco Porcio Catone, detto il Censore: ‘c’è chi non ha mai visto né sorgere né tramontare il sole’; occorre poco, per evadere, parola di Ovidio, perché ‘il vento che gonfia le vele della nave è sempre lo stesso’. Il filosofo greco Plauto, che ha avuto come maestro Socrate e per allievo Aristotele, ci ricorda che ‘senza ali non è facile volare’; va da sé che le sue erano ali della fantasia, dell’immaginazione. Bisogna saper vivere i vari momenti della vita al meglio delle proprie possibilità; ce lo insegna infine Petronio Arbitro: ‘in qualunque posto sei, sei sempre al centro del cielo’.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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