Nanni Svampa. Un ‘Gufo’ tra le nuvole

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Un altro personaggio della ‘vecchia’ Milano se ne è andato. Ne hanno parlato tutti, perché Nanni Svampa, anche se da diversi anni era diventato un laghée (uomo di lago) e faceva il pensionato ‘saggio’ sulla sponda magra del Lago Maggiore (a Porto Valtravaglia, piccola casa in pietra tra i vicoli in salita) era pur sempre l’uomo di spettacolo che ha dato vita al famosissimo complesso musicale e cabarettistico de ‘I Gufi’. Ogni decennio che scorre – non si può più parlare di epoche storiche, in un mondo temporale che brucia gli anni come fossero boschi italiani – ha i suoi miti e i suoi fan. È abbastanza logico presumere che i ventenni e i trentenni non sappiano, se non per sentito dire dai padri e dai nonni, chi fossero i Gufi; ma non è detto, perché alcuni personaggi (cantanti, musicisti, attori) riescono a varcare i confini della popolarità superando il periodo storico – in questo caso la datazione è pertinente – che hanno vissuto.

Ne è prova la grande commozione collettiva registrata – giovani e meno giovani insieme – quando sono scomparsi personaggi del calibro di Sordi, Manfredi, Melato, Fo, Villaggio; oppure cantanti amatissimi quali De André, Battisti, Daniele, Dalla e i milanesi Gaber e Jannacci. Resistono Adriano Celentano, Tony Renis e la mitica Mina; l’augurio è che ci accompagnino ancora a lungo con la loro musica e la riconosciuta bravura, anche se (storicamente) appartengono già al gruppo eletto che la gente ama senza riserve. Oggi le giovani generazioni manifestano analogo unanime cordoglio anche per la scomparsa dei miti canori stranieri (David Bowie, Keith Emerson, Al Jarreau, Leonard Cohen e altri ancora). È il segno dei tempi: tutti connessi e tutto ciò che succede diviene cronaca istantanea.

La vita artistica de ‘I Gufi’ – gruppo musicale italiano, cabarettistico, fortemente legato al dialetto milanese – non è durata molti anni. Nato nel 1964, cinque anni dopo era già sciolto, eccezion fatta per un breve e sfortunato ritorno alle scene nel 1981. Eppure, sono stati ‘anni ruggenti’, perché i personaggi che hanno dato vita al quartetto erano, nella loro diversità musicale ed espressiva, molto ben amalgamati. In ordine di data di nascita il primo è Lino Patruno, nato a Crotone nel ’35; un terrone grande musicista (chitarra, banjo, contrabbasso, voce) che ha tracciato le linee musicali del gruppo; ha poi lavorato in coppia con Svampa e con Roberto Brivio, nato a Milano nel 1938, al pari di Nanni Svampa. Più giovane come data di nascita era Gianni Magni (1941) morto prematuramente nel 1992. Svampa si era già messo in luce in precedenza, traducendo in milanese le canzoni di Georges Brassens, ma è stato anche quello che ha svolto approfondite ricerche nel mondo della canzone popolare dell’alta Italia, in special modo quella lombarda e milanese. Se Svampa era per antonomasia il cantastorie, Patruno figurava come cantamusico, jazzista di valore, attivo ancora oggi dopo il suo trasferimento a Roma. Gianni Magni era detto il cantamimo; sapeva adottare in scena posture grottesche e davvero ‘atletiche’ e modulava la voce, talora potente, altre volte quasi ‘bianca’, valorizzando i personaggi interpretati assieme agli amici. Brivio, infine, autore di molti dei testi del gruppo e appassionato di operetta, si era guadagnato l’appellativo di cantamacabro.

Lo scioglimento dei Gufi porta la data del 1969 ed è imputabile a Magni; per sua stessa ammissione, subentrata una certa ‘stanchezza’, diminuito il feeling tra i quattro interpreti, non aveva più senso continuare; e lo disse in questo modo: ‘a un certo punto mi sembrava di far parte di quelle coppie che vanno al ristorante e mangiano in silenzio, facendo capire a tutti che la loro storia è finita’. L’ultima volta che ho visto Nanni Svampa (in anni ormai lontani nei teatri milanesi e nelle vecchie ‘Osterie’, vera fucina delle canzoni popolari milanesi) è stato proprio a Porto Valtravaglia, dove abitava. Una serata dedicata alla nascita di un periodico locale del quale avevo assunto la direzione, ma che si è trasformata, com’era logico che fosse, in un piacevole amarcord di suoi indimenticati successi. Quali? Quelli che tutti abbiamo cantato: La Balilla, famoso cavallo di battaglia anche di Gaber; la banda dell’Ortica: ‘faceva il palo nella banda dell’Ortica / faceva il palo, perché l’era el so mestée’. Quattro risate collettive ricordando la strada milanese piena di buche, al ritmo della ‘bossa nova’: ‘in la mia strada gh’è ona busa noeuva / ‘na busa noeuva che ier la gh’era nò’, cantata anche da Bruno Lauzi, per finire con il canto generale tanto amato da tutti i milanesi che, ne sono certo, Nanni non mancherà di riproporre ai vecchi e nuovi amici nella sua nuova casa fra le nuvole: Porta Romana bella, Porta Romana / ci stan le ragazzine che te la danno / prima la buonasera e poi la mano’.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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