Colombia lungo la ruta di Macondo

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In Colombia, disegnando un viaggio geografico e letterario capace di aprire una finestra sulla storia e sul presente, sui luoghi e sull’anima profonda di questo Paese. Il percorso si snoda nella regione della Costa, quella del basso Río Magdalena che dalle spiagge caraibiche di Cartagena de Indias, Barranquilla e Santa Marta, si estende per centinaia di chilometri all’interno.

Cartagena Skyline Citta Moderna

Se leggere è un modo di viaggiare, posso affermare che il mio viaggio nel paese delle mariposas amarillas iniziò a prendere forma molto tempo fastregata dalla lettura di Cent’anni di Solitudine. A cinquant’anni esatti della pubblicazione nel 1967 del capolavoro che valse a Gabriel García Márquez il Nobel per la Letteratura, sono finalmente partita per la Colombia sulla Ruta de Macondo. Qui indios, africani, ispanici e immigrati dall’Europa e dall’Oriente incrociandosi hanno dato origine ai costeños, gente dal carattere aperto e allegro, non scevro da un pizzico di follia. Questa è la terra dove Márquez ha trovato la materia prima per i suoi romanzi, mescolando leggende e accadimenti, fantasia e storie vere e dando forma a quel genere letterario chiamato realismo magico.

Il mio viaggio inizia a Santa Marta, la città coloniale più antica del Sud America, affacciata sulla costa caraibica e con alle spalle il massiccio innevato della Sierra Nevada. Mi accompagna Il Generale nel suo Labirinto, uno dei romanzi meno noti di Márquez, che racconta gli ultimi mesi di Simón Bolívar, l’eroe dell’indipendenza sudamericana che qui morì nel 1830, deluso, solo e prigioniero del labirinto dei suoi ricordi. Nella splendida Casa de la Aduana, insieme al curatissimo Museo de Oro, vi è una sala dedicata ai trionfi, alle sconfitte e agli amori del Libertador, che qui fu vegliato dopo la sua morte. A pochi chilometri dal centro nella Quinta de San Pedro Alexandrino Bolívar consumò i suoi ultimi giorni. È un’antica hacienda azucarera in un giardino botanico con alberi centenari, uccelli, grosse iguane e un lungo dipinto murale che racconta la vita del più grande dei figli del Sudamerica. All’interno un Museo Bolivariano con quadri, mobili d’epoca e il suo letto di morte.

S. Marta, Statua

Proseguo costeggiando la Ciénaga Grande, un’immensa palude il cui fragile ecosistema è stato distrutto dalla costruzione della strada costiera sopraelevata. È questa la regione dove negli anni ’20 si stabilì la United Fruit, l’impresa americana incaricata dello sfruttamento e dell’esportazione delle banane e qui nel paesino di Ciénaga nel 1928 avvenne il massacro dei lavoratori della compañia bananera, avvenimento su cui pochissimo era stato scritto finché Màrquez non ne fece uno degli episodi più significativi di Cent’anni di Solitudine. Dopo un paio d’ore di strada fra piantagioni e palme da olio, l’autobus si ferma proprio davanti a un cartello con scritto “Macondo”, il nome con cui tutti conoscono la cittadina, anche se sulle mappe è scritto Aracataca. Scendo e respiro a fatica, non so se per la commozione o per l’ondata di aria calda e soffocante che m’investe.Sono nella Macondo di Cent’anni di Solitudine, il villaggio “di venti case di argilla e di canna selvatica”. Qui Márquez nacque e visse fino all’età di otto anni ascoltando i racconti della nonna e da qui trasse quell’enorme bagaglio fantastico che gli permise di scrivere il suo capolavoro. Macondo“non è un luogo, ma uno stato d’animo che permette a ciascuno di vedere ciò che vuole e come vuole”, e io lo vedo con gli occhi di una lettrice devota. La casa natale di Gabito è stata fedelmente ricostruita e trasformata in un piccolo museo pieno citazioni dai suoi libri. Intorno gli altri luoghi descritti nel suo romanzo: la Iglesia de San José, la Oficina del Telegrafista dove nacque l’amore contrastato fra i suoi genitori, La Estación del Ferrocarril con il treno simbolo di quel progresso portatore di benessere e di sventure, il quartiere dove aveva sede la compañia bananera e il Camellón de los Almendros…

Mompox, fiume al tramonto

Il mio pellegrinaggio continua per altri 250 km verso l’interno fino alla remota cittadina coloniale di Santa Cruz de Mompox, su un braccio minore del Río Magdalena, il fiume che Márquez studente universitario percorreva a bordo dei lenti battelli a vapore per raggiungere la fredda e lontana Bogotà o per ritornare nella luce del suo Caribe. Qui Bolívar sostò per otto volte nelle sue campagne militari, Gabo nemmeno una. Eppure è forse il luogo in assoluto più “macondiano”, una sorta immaginario architettonico fermo nel tempo dove “la vita confina con l’eternità”, come è scritto all’ingresso del cimitero. Nei suoi laboratori abili orefici perpetuano l’antica tradizione della filigrana e creano dei pesciolini proprio come Aureliano Buendía. E certo non è un caso che proprio qui Francesco Rosi abbia girato molte delle scene della versione cinematografica di Cronaca di una Morte Annunciata.

Caribe

La mia ruta sulle orme di Márquez termina a Cartagena de Indias, per Márquez, e non solo per lui, la città più bella del mondo. Qui costruì la sua casa rivolta verso il Mar de Caraibi, qui amava tornare e qui nel Chiostro dell’Università nel 2016 sono state tumulate le sue ceneri. Fuori dalle mura la città è cresciuta con uno skyline che ricorda Miami, ma dentro tutto è intatto, “non era accaduto nulla in quattro secoli, salvo l’invecchiare a poco a poco fra allori marciti”. Mi perdo nei suoi vicoli fra le case coloniali, respirandone i profumi e assaporandone con calma le atmosfere alla scoperta degli angoli cari allo scrittore. Mi lascio guidare come da una bussola dalle pagine di due suoi romanzi ambientati a Cartagena: Dell’amore e di altri demoni, la storia di una marchesina allevata dagli schiavi sullo sfondo di Cartagena nel periodo dell’Inquisizione, e il bellissimo L’amore ai tempi del colera, la storia di Florentino Ariza che deve aspettare “51 anni 9 mesi e 4 giorni” prima dipoter nuovamente dichiarare il suo amore, finalmente corrisposto, a Fermina Daza.

Cartagena Murales

Per non perdere proprio nessun dettaglio mi affido anche all’audioguida La Cartagena de Gabo studiata in collaborazione con il “fratello numero otto”, Jaime García Márquez, persona squisita che mi accoglie alla Fundación Nuevo Periodismo Iberoamericano, l’istituto a favore del giornalismo fondato da Márquez, raccontandomi storie e aneddoti di famiglia. Dal Café del Mar sulle antiche mura guardo il sole immergersi nelle acque scure dell’oceano emi lascio invadere da una dolce nostalgia per questo viaggio che finisce. Le immagini dei luoghi e quelle dei libri si sovrappongono nel ricordo e anch’io non so più dove finisca la realtà e inizino fantasia e finzione letteraria. Di una cosa sono però certa, quel mondo che pensavo essere frutto dell’immaginazione di uno scrittore, non è che la normale quotidianità di un luogo speciale come la Colombia, un Paese dove Macondo esiste davvero.

Testo e foto di Anna Maspero| Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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Info utili

Informazioni: sul sito dell’Ente del Turismo colombiano

Come arrivare

Per visitare la zona afro-caribeña colombiana si può volare con Avianca su Bogotà dalle principali città italiane con uno scalo intermedio, e da lì su Santa Marta o Cartagena.

Quando andare

Il clima è caldo umido senza grandi variazioni nell’arco dell’anno. I mesi più adatti sono dicembre – gennaio che però è anche l’alta stagione per i colombiani.

Dormire

Ottime infrastrutture e servizi nelle città, soprattutto a Mompox; dove molte case antiche sono diventate guest house o hotel di charme, come il Boutique Hotel Bioma; e a Cartagena, qui l’hotel più adatto per questo viaggio è sicuramente l’Hotel Kartaxa, un hotel letterario pieno di libri, foto e ricordi di intellettuali e che hanno fatto grande la città.

Mangiare

Ottimo pesce accompagnato da riso al cocco. A Cartagena il piatto tradizionale è la posta negra a base di carne di manzo in agrodolce. Enorme è la varietà di succhi naturali, basi per ottimi cocktail. Ad Aracataca il semplice Patio Magico De Gabo & Leo è pieno di ricordi di Marquéz e di un altro figlio illustre di Aracataca, il grande fotografo Leo Matiz. A Mompox consigliato il Fuerte San Anselmo. A Cartagena c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Viaggio organizzato

Diversi i T.O organizzano viaggi in Colombia. Il programma “Sognando Macondo” è organizzato da Kel 12.

Fuso orario

La differenza di orario è di -6 ore rispetto all’Italia, -7 ore quando in Italia è in vigore l’ora legale.

Documenti

Passaporto con validità residua di almeno sei mesi per soggiorni inferiori ai 90 giorni e biglietto aereo.

Vaccini

Non è obbligatoria alcuna vaccinazione.

Lingua

Spagnolo.

Religione

Cattolica con diverse sette protestanti.

Valuta

Peso colombiano (COP); la moneta estera maggiormente diffusa è il dollaro USA.

Elettricità

110 Volts con prese di tipo americano.

Telefono

prefisso 0057. Ovunque diffuso internet e wi-fi gratuito.

Abbigliamento

Per questo itinerario vestiti leggeri, ma anche un ombrello in caso di qualche scroscio di pioggia.

Shopping

Le coloratissime borse indigene in cotone e fibre naturali e poi amache e terracotte.

Suggerimenti

Letture consigliate naturalmente i libri di Gabriel García Márquez. I più adatti sono Cent’anni di solitudine e la sua autobiografia Vivere per raccontarla e poi gli altri citati: Il generale nel suo labirinto, L’amore ai tempi del colera, Dell’amore e di altri demoni, Cronaca di una morte annunciata.

Splendido il libro Fotografico di Fausto Giaccone Macondo di Postcart.

Per gli appassionati di Márquez ci sono altre possibili tappe della ruta. Verso est Riohacha dove si trova la casa in cui Gabo fu concepito, un’abitazione privata con una lapide sul muro esterno a ricordare il fatto, d’altronde anch’esso piuttosto privato. Verso l’interno del Paese si può visitare Sucre dove visse con la famiglia prima di trasferirsi a Cartagena e Valledupar, importante per l’invenzione di Macondo. Infine San Basilio de Palenque, non lontano da Cartagena è stato il primo villaggio libero degli schiavi africani.

Eventi

Carnevale di Barranquilla, il secondo più famoso in America Latina dopo quello di Rio de Janeiro.

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