Mongolia: Tsaatan – gli uomini renna

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Sono gli ultimi valorosi guardiani di un tempo e di questa etnia millenaria, nomade e di origine turca. Oggi se ne contano solamente 50 famiglie. I Dukha, conosciuti come Tsaatan in lingua mongola, sono il popolo della taiga o, come loro stessi amano definirsi, i cavalieri delle renne.

  

Siamo ai confini fra Mongolia e Siberia, in una fetta di terra remota e isola, ricoperta da migliaia di larici e abeti, in una porzione di quella che è la più grande foresta dell’emisfero boreale. Qui si vive ai confini dell’impossibile e, per farlo, si è costretti a migrare fino ad 11 volte all’anno con inverni rigidissimi, dove le temperature sono spesso di 50 gradi sotto lo zero. Gli Tsaatan sono nomadi e cacciatori ma, a differenza dei Sami della Lapponia, cavalcano e mungono le proprie renne. Le rispettano ma non le uccidono, come fanno i Nenet della Siberia, se non quando sono oramai vecchie e incapaci di brucare. Gli Tsataan addomesticano le renne e le abituano ad essere cavalcate fin da giovanissime, caricandole con un peso di 20 chili il primo anno, passando a 40 chili il secondo anno e così a 5 anni sono pronte per essere cavalcate.

Gli Tsaatan della Mongolia si sono divisi in due gruppi, quelli della east e della west taiga, separati da un centinaio di chilometri e da infinite distese di conifere. Pur essendo  vietata la caccia in tutta la Mongolia (dal 2013), anche per le popolazioni nomadi e della taiga, gli Tsaatan sono costretti a cacciare per sopravvivenza, alci e orsi sono le prede preferite che debbono cacciare di notte. In inverno lo fanno cavalcando le renne che, a differenza dei cavalli, non sprofondano nella neve. I lupi sono i peggiori nemici degli Tsaatan, l’unica ragione per cui le renne, libere di pascolare di giorno, vengono poi riprese alla sera e legate vicino al campo. La piccola Telmen di 18 mesi oggi é triste. La sua bella renna bianca si era perduta la sera prima nella foresta e non ha fatto più ritorno. È stata trovata il mattino successivo, finita, consumata, riconoscibile solamente dal suo enorme palco di corna. Aveva incontrato un branco di lupi, quelli che poi abbiamo sentito ululare la sera dopo.

Ultsan è una sorta di capo villaggio, è il fratello di mezzo di tre, cresciuto solo con il padre perché la madre Gerelmaa se ne è andata quando aveva quattro anni. Sua nonna, di cui non si ricorda il nome, ma che chiama affettuosamente Buural (che in dialetto darkhad significa nonna) fu attaccata ed uccisa da un orso a 30 metri dalla sua tenda mentre gli altri uomini erano fuori per una battuta di caccia. Gerelmaa, che aveva 11 anni, fu testimone dell’uccisione di sua madre e da lì è cresciuta con il terrore e la paura. “Era primavera – dice Ultsan – e quel giorno, mi raccontò mia madre, gli orsi stavano uscendo dal letargo mentre le carni di renna erano state appese fuori dal teepee ad essiccare. Un orso, richiamato dall’odore, scese nel campo e vide mia nonna che tagliava le legna. Non ebbe scampo, l’attaccò uccidendola, ma senza mangiarla. Mia mamma testimoniò la scena, terrorizzata ma in silenzio, nascosta dietro alla tenda, perché se avesse gridato, l’orso avrebbe ucciso anche lei”.

Molte sono le somiglianze di questo popolo dell’Asia centrale con gli indiani di America: i teepee in primo luogo (che in lingua mongola sono chiamati Ortz) ed il fatto di avere il fuoco al loro interno. Ma anche lo sciamanesimo come pratica religiosa. Hanno una adorazione molto vicina alla natura di cui venerano i quattro elementi incluso il vento, credendo che lo spirito dei propri antenati aleggi nella foresta un po’ come gli animali, e che li guidi nella vita. Zaya si è laureata a Shangai in relazioni internazionali dopo aver trascorso con la propria famiglia 9 anni negli Stati Uniti, in Colorado. Un giorno, dopo aver passato quasi un anno nella taiga con gli Tsaatan per conto di una associazione non governativa, ha deciso di lasciare la sua famiglia e di unirsi a loro. A loro come popolo e ad Ultsan come uomo. I Dhuka non si fidanzano, ma si sposano. La scelta della persona con la quale condividere la propria vita è una e soltanto una. E dura per sempre.

Gli Tsaatan vivono come in una grande famiglia, è questa la loro forza: la loro grande unità e la condivisione di affetti e di beni materiali, il cibo soprattutto. Ma se insorgono problemi familiari o di natura personale ci si rivolge allo sciamano. “Lo sciamano è un medico dell’anima e non del corpo – spiega proprio Zaya – cerchi il loro aiuto e ti affidi ai loro consigli quando hai incubi o malesseri che ti opprimono”. Fra le 20 famiglie e le 600 renne della east taiga ci sono solo due sciamani, una donna ed un uomo. Saintsetseg (che vuole dire fiore buono) ha 52 anni ed è la zia di Ultsan. Gli sciamani adoperano i loro poteri di guaritori, richiamando a se gli spiriti, solamente il settimo ed il nono giorno della luna piena. Saintsetseg ci ha suonato l’arpa a bocca, un suono dolce e melodioso, un modo per tenere in pace gli spiriti che aleggiano dentro il teepee e che solitamente stanno in un sacco bianco appeso alla parete.  Il capo sciamano del villaggio invece si chiama Ganbat, ha 58 anni ed è il più anziano uomo della tribù. Anche lui è un parente stretto di Ultsan, è suo zio acquisito, e racconta che la cosa più importante che uno sciamano deve tenere in considerazione è la data del calendario lunare, ovvero quando è possibile incontrare gli spiriti. Il suo maestro sciamano gli ha insegnato che, per guarire una persona che chiede aiuto, occorre cercare di capire quando gli spiriti entrano nel suo calendario lunare, perché altrimenti, invece di guarirle l’anima, la si ferisce ancora di più.

A luglio ed agosto nella taiga è stagione delle piogge e spesso i temporali portano violenti fulmini che si scagliano contro gli alberi provocando incendi. Anche le stesse renne corrono dei rischi e possono venire uccise dai fulmini. È proprio questo, oltre alla minaccia costante dei lupi, uno dei problemi più frequenti da fronteggiare. Le donne quando mungono le renne, per evitare problemi di energia statica, si coprono i capelli. E, secondo le loro antiche credenze, è proprio la natura che si ribella perché è nel periodo estivo che i contadini raccolgono il fieno estirpandolo dalla terra, violentandola in qualche maniera. Ma purtroppo qualcosa sta cambiando anche nella taiga, il vicino villaggio di Tsagan Nuur, realizzato dal governo mongolo per dare un minimo di sostegno logistico alle popolazioni della taiga, a un’ora di auto dal campo invernale ed 8 ore di cavallo da quello estivo, sta cambiando radicalmente le cose. Sulle rive del lago, in questo piccolo e remoto villaggio di 600 famiglie stanziali, ci sono le case in legno, un piccolo centro di accoglienza medica, un ristorante ed anche una scuola. E così, tutte le famiglie della taiga che hanno figli lasciano il proprio accampamento a settembre per farvi ritorno a giugno. Sono oramai in pochi a vivere la taiga tutto l’anno, a restare nei campi invernali e primaverili, a partecipare alle battute di caccia. Ultasan e Zaya sono fra questi, ma il loro desiderio è quello di avere presto un figlio. Il dialetto darkhad è destinato a scomparire e con esso la storia millenaria di una grande etnia, gli Tsaatan, o Dhuka, il popolo della taiga. I cavalieri delle renne.

Testo e foto di Luca Bracali | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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Info utili

Informazioni

Quello proposto nelle pagine di questo reportage è un viaggio molto complicato. Si possono cercare informazioni sul Sito ufficiale del turismo in Mongolia

Come arrivare

Diverse compagnie aeree collegalo l’Italia con la Mongolia. Tra queste la Turkish Airlines, Air China e Alitalia. Tutti i voli prevedono uno scalo, generalmente a Istanbul, o a Pechino. Da qui si prosegue con un volo domestico per la città di Moron. Da qui, per raggiungere l’area dove vivono queste popolazioni si possono impiegare diverse ora di fuoristrada e la parte finale è a cavallo con un percorso di molte ore, a seconda del campo che si intende raggiungere

Quando andare

La stagione migliore per un viaggio nella regione della Provincia del Hôvsgôl, Mongolia settentrionale, dove vive questa popolazione, è l’estate, i mesi che vanno da giugno ad agosto. D’inverno le temperature scendono molto al di sotto dello zero e sono frequenti le tempeste di neve.

Dove dormire e mangiare

Si dorme e si mangia nei teepee delle popolazioni Tsaatan

Fuso orario

+ 7/8 ore, a seconda della zona, rispetto all’Italia.

Documenti

Passaporto in corso di validità per almeno 6 mesi.

Visto

E’ necessario recarsi all’Ambasciata o al Consolato di Mongolia per ottenere un visto per il Paese. Di massimo 30 giorni.

Vaccini

Non necessari anche se consigliati quelli per l’epatite A  e B.

Lingua

Mongolo

Valuta

Tughrik. Un euro equivale a circa 2,3 tughrik.

Elettricità

230V 50Hz Presa elettrica tipo E/C

Telefono

Dall’Italia bisogna comporre il prefisso +976

Link utili: Sito ufficiale del turismo in Mongolia

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