Grandi Amori. Tristano e Isotta

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Isotta: Quante donne hai amato prima di me? – Tristano: Nessuna. – Isotta: E dopo di me? –
Tristano: Nessuna. Non sappiamo se Tristano sia stato completamente sincero nell’affermare che nessun amore, al di fuori della sua Isotta, aveva intaccato la sua ‘ fedeltà’ a prova di filtri d’amore, di mariti gelosi, di pettegolezzi e sussurri di Corte. Sta di fatto che quella di Tristano e Isotta è una delle pagine d’amore più note, portata spesso ad esempio a coloro che preferiscono amori volatili a legami assoluti e tenaci, sino alle estreme conseguenze. Quella di Tristano e Isotta è una leggenda di origine celtica ed è senza dubbio una delle più belle e romantiche storie della letteratura cortese. Il tema è stato ‘trattato’ e dibattuto a più riprese con la partecipazione di numerosi autori, ma anche se i finali divergono, tutti parimenti tragici ma interpretati in maniere diverse, resta il fatto che la ‘storia’ si basa su alcuni elementi fondamentali: un amore adulterino (nato per errore) tra il nobile cavaliere e la bionda principessa d’Irlanda e il tragico epilogo, con la morte di entrambi. Ineluttabile, perché si trattava di un amore proibito ma insieme dolcemente consapevole, nelle menti degli amanti, poiché loro stessi giudicavano irrinunciabile un rapporto amoroso quale quello che li vedeva protagonisti.   

Tutto ha inizio dal fatto, come spesso succedeva in passato, che tra il regno di Cornovaglia e quello d’Irlanda le dispute e i combattimenti erano all’ordine del giorno. Per evitare che la situazione si aggravasse, subentra un accordo: l’irlandese Isotta viene promessa in sposa al re di Cornovaglia Marco, oltretutto zio del ‘predestinato’ Tristano. A questo punto la storia si complica un po’; la madre di Isotta prepara un filtro d’amore che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto legare in amore e per sempre il re e la sua sposa. Possiamo solo tirare a indovinare: forse Marco era brutto e per tale motivo Isotta aveva messo gli occhi sul più giovane Tristano dalle gradevoli fattezze? Non lo sapremo mai, ma la vicenda prosegue il suo corso. Quello sbadato di Tristano, avendo sete, vede nella caraffa quella che gli sembra una fresca bevanda e se la beve. Naturalmente è la pozione d’amore; in uno slancio di gentilezza ne offre un po’ anche a Isotta e la frittata è servita. Amore folle tra i due e insieme decisione di Isotta di tenere fede all’impegno preso di andare in sposa a re Marco di Cornovaglia, diventando così regina di questa parte dell’odierna Inghilterra. Come in tutte le storie che si rispettano, le cose si complicano; e non poco. I due giovani si amano alla follia ma vengono assaliti da sensi di colpa, ciò che impedisce loro di abbandonarsi completamente alle gioie del rapporto che li unisce.

Uno dei molti autori che si sono occupati delle vicende dei due amanti, riporta questo ipotetico colloquio: Tristano: Non so se la vita è più forte della morte; ma l’amore è più forte di tutto. – Isotta: ‘Perché provare dei sentimenti se dobbiamo reprimerli? Perché desiderare qualcosa se non potremo mai averla?’ Altalenando fra passioni e rimorsi, il rapporto continua sino al giorno in cui re Marco – che qualche sospetto l’aveva avuto – sorprende gli amanti a letto; il primo istinto è quello di ucciderli ma poi, notando che tra i due giace la spada di Tristano (chiaro segnale di castità e rispetto) rinuncia alla vendetta. Non essendo però uno sprovveduto, Marco, mentre i due dormono, sostituisce la spada di Tristano con la sua. Chiaro avvertimento che i due giovani, al loro risveglio, capiscono immediatamente. Nuovi sensi di colpa e Tristano, dopo aver convinto Isotta a tornare dal suo sposo, si trasferisce in Bretagna, con l’intento di non tornare più in Cornovaglia. Impresa impossibile, purtroppo, perché l’amore per Isotta lo dilania e decide alla fine di tornare dallo zio, fingendosi però pazzo. Il re, che malgrado tutto era un bonaccione, gli consente di frequentare liberamente la sua Corte. Bontà mal ripagata, comunque, perché i due riprendono quasi subito a frequentarsi, con rinnovato ardore. Re Marco, dopo aver ‘tallonato’ da vicino il nipote, arriva alla conclusione che il tradimento continuo dei due è divenuto regola. L’ira scoppia senza più freni. Il re uccide Marco e Isotta, gettatasi sul cadavere dell’amato, si lascia a sua volta morire. Le cronache parlano di una morte pressoché simultanea; altre fonti danno la colpa alla spada del re. Qualcuno ha scritto persino di una morte dei due sul patibolo. Comunque sia, una conclusione che non avrebbe potuto essere diversa, considerati i tempi (onori, amori e armi) in cui si è svolta.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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