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	<title>Latitudeslife &#187; Food&amp;Travel</title>
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	<description>Latitudes Travel Magazine Free Indipendent</description>
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		<title>Sense of Wine 2012: a Roma il vino diventa protagonista</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 10:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maddy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Food&Travel]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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		<description><![CDATA[Da giovedì 26 gennaio a domenica 29 l'appuntamento è a Roma presso il Palazzo dei Congressi dell’Eur con Sense of Wine, un week end all'insegna del wine tasting: 80mila visitatori dal 2005 e oltre 250 aziende appartenenti al territorio italiano pronte a un tour enogastronomico prezioso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-45450" href="http://www.latitudeslife.com/2012/01/sense-of-wine-2012-a-roma-il-vino-diventa-protagonista/vino/"></a><a rel="attachment wp-att-45450" href="http://www.latitudeslife.com/2012/01/sense-of-wine-2012-a-roma-il-vino-diventa-protagonista/vino/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-45450" title="vino" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/vino-300x277.jpg" alt="vino 300x277 Sense of Wine 2012: a Roma il vino diventa protagonista" width="300" height="277" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Da giovedì 26 gennaio a domenica 29 l&#8217;appuntamento è a Roma presso il Palazzo dei Congressi dell’Eur con Sense of Wine, <strong>un lungo week end all&#8217;insegna del wine tasting</strong> che inebrierà appassionati e professionisti del settore. 80mila visitatori dal 2005 e oltre 250 aziende appartenenti al territorio italiano: l&#8217;<a title="enogastronomia" href="/tag/enogastronomia/" target="_self">enogastronomia</a> d&#8217;eccellenza prende le forme di un percorso sensoriale da cui lasciarsi abbagliare e sconvolgere, fra i profumi che ricordano le vigne al sapore, il sapore dell&#8217;autunno che riposa nelle botti,  il pregio unico di un patrimonio inestimabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Con Sense of Wine ci si inabisserà tra i misteri del gusto gradualmente, in un caleidoscopio di assaggi e un vero e proprio itinerario goloso alla scoperta dei migliori abbinamenti tra cibo e <a title="vino" href="http://www.latitudeslife.com/?s=vino&amp;exact=0" target="_self"></a><a title="vino" href="/tag/vini/" target="_self">vino</a>. Da non perdere il Salotto delle anteprime, che per i produttori presenti sarà occasione per presentare una selezione di nuovi vini, che a breve saranno presenti anche sul mercato nazionale. E se amate i distillati, rifugiatevi ne L’Angolo della Grappa, dove <strong>degustare grandi classici e composti dal sapore inedito</strong>, in un viaggio che prende forma dalla passione del gusto per vibrare nell&#8217;effervescenza del piacere.</p>
<p>Info: <a title="sense of wine" href="http://www.sensofwine.com/" target="_blank">Sense of Wine </a></p>
<p>Maddalena De Bernardi</p>
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		<title>Tasmania, paradiso gourmet</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Latitudeslife</dc:creator>
				<category><![CDATA[Food&Travel]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[australia]]></category>
		<category><![CDATA[turismo enogastronomico]]></category>

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		<description><![CDATA[Famosa per l&#8217;aria pulita e l&#8217;acqua cristallina del suo mare, l&#8217;isola di Tasmania è anche un sorprendente paradiso gourmet. 


La Tasmania è uno stato dell&#8217;Australia che prende il nome dal...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>Famosa per l&#8217;aria pulita e l&#8217;acqua cristallina del suo mare, l&#8217;isola di Tasmania è anche un sorprendente paradiso gourmet. </strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-44937" style="border: white 20px solid;" title="Tasmania" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Tasmania.jpg" alt="Tasmania Tasmania, paradiso gourmet" width="640" height="480" /><br />
</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Tasmania</strong> è uno stato dell&#8217;<a href="/tag/australia" target="_self">Australia</a> che prende il nome dal suo scopritore, il navigatore olandese Abel Tasman. Questa <strong>zona ai confini del mondo</strong> ospita numerosi Parchi iscritti nella lista del <a href="/tag/unesco" target="_self">Patrimonio Mondiale dell&#8217;Umanità</a> come il  Southwest National Park ed il  Mole Creek Karst National Park mentre il quaranta per cento della superficie dell&#8217;isola risulta protetto da parchi nazionali e riserve di <strong>grande interesse forestale e faunistico</strong>. Duemila chilometri di sentieri, centinaia di spiagge incontaminate e migliaia di laghi oltre a caverne ed a vette da scalare.<br />
Tutto questo è quello che maggiormente si conosce della Tasmania ma, in realtà, nasconde anche un ricco<strong> patrimonio gastronomico</strong> tutto da scoprire.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto <strong>i vini</strong> che, grazie alle estati miti ad alle lunghe giornate d&#8217;autunno, offrono produzioni eccellenti. La <strong>strada del vino</strong> comprende comprende la Tamar Valley, a nord di Launceston lungo le rive del fiume Tamar e ad est del fiume Pipers; i vigneti del sud che giacciono nelle valli di Derwent, Coal River e Huon e le regioni vinicole del nord ovest e della costa orientale.<br />
Il <strong>primo vigneto della Tasmania</strong> venne piantato a New Town nel 1821 e nel 1848, il vino bianco prodotto vinse un premio all’Esposizione di Parigi. Oggi vengono prodotti pregiati vini come il Pinot Noir, il Riesling, il Cabernet Sauvignon, lo Chardonnay, il Sauvignon Blanc ed il Pinot Grigio.<br />
L&#8217;isola è ricca di piccoli produttori locali specializzati in prodotti speciali come zafferano e wasabi, erbe aromatiche, avocado, noci e molte altre produzioni di alta qualità quali formaggi e mieli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dalle acque</strong> pulite, invece, salmoni, ostriche, molluschi, dentici ed aragoste che risultano essere privi di ormoni o antibiotici. Molti sono i ristoranti che possono soddisfare ogni esigenza gastronomica magari <strong>degustando una cena tra i filari delle viti</strong> nelle regioni dei vigneti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sabato, infine, immancabile è una visita al <strong>mercato di Salamanca</strong> a Hobart per cercare ed assaggiare i prodotti locali come gli aceti aromatizzati, senape, miele e cibi biologici.</p>
<p style="text-align: justify;">Testo di <a href="/contributors/federica-giuliani/" target="_self">Federica Giuliani</a></p>
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		<title>La terracotta in cucina, un viaggio dal Marocco alla Turchia</title>
		<link>http://www.latitudeslife.com/2012/01/la-terracotta-in-cucina-un-viaggio-dal-marocco-alla-turchia/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 10:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Latitudeslife</dc:creator>
				<category><![CDATA[Food&Travel]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[fascione]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La terracotta è un tipo di ceramica ideale in cucina grazie alla resistenza alla temperatura che viene utilizzata in tutti i Paesi del bacino mediterraneo. Un viaggio dal Marocco alla...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>La </strong><strong>terracotta è un tipo di ceramica ideale in cucina grazie alla resistenza alla temperatura che viene utilizzata in </strong><strong>tutti i Paesi del bacino mediterraneo. Un viaggio dal Marocco alla Turchia attraverso le tradizioni gastronomiche.</strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-44859" style="border: white 20px solid;" title="Lavorazione della terracotta in Turchia" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Lavorazione-della-terracotta-in-Turchia.jpg" alt="Lavorazione della terracotta in Turchia La terracotta in cucina, un viaggio dal Marocco alla Turchia" width="640" height="426" /><br />
</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">A differenza dei metalli, che assorbono rapidamente il calore e lo trasmettono direttamente al cibo,<strong> la terracotta si scalda lentamente</strong> cedendo il calore assorbito poco alla volta adattandosi a lunghe cotture su stufe, braci ma anche su fiamma diretta.<br />
La sua innata porosità le regala <strong>un ruolo affascinante</strong>, quello del cantastorie. Le molecole aromatiche, infatti, vengono assorbite dalla pentola che le rilascia poi nelle cotture successive, raccontando ogni volta qualcosa di nuovo ed unico. La cucina tipica del bacino mediterraneo vanta un<img class="alignright size-medium wp-image-44860" style="border: white 20px solid;" title="Tajine marocchine" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Tajine-marocchine-300x225.jpg" alt="Tajine marocchine 300x225 La terracotta in cucina, un viaggio dal Marocco alla Turchia" width="300" height="225" />a<strong> storia complessa</strong> che si è arricchita strada facendo attraverso l&#8217;esperienza delle genti che quei litorali li hanno da sempre vissuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Mar Mediterraneo</strong>, almeno dal punto di vista gastronomico, ha avuto costantemente una <strong>funzione unificatrice</strong> favorendo i commerci tra Paesi tanto lontani facendo in modo che la loro cucina, nonostante derivasse da culture molto diverse, presentasse elementi comuni.  Fin dal Neolitico, le rive del Mediterraneo hanno rappresentato la meta di popoli provenienti da Asia, Africa ed Europa, in cerca di condizioni di vita migliori, <strong>contribuendo al comune arricchimento</strong>. Gli alimenti che venivano scambiati erano soprattutto cereali, olio di oliva, vino e legumi secchi ed esaminando le ricette tipiche di queste zone si nota che molte preparazioni differiscono solo nel nome. <strong>Elementi fondamentali</strong> della cucina mediterranea sono l&#8217;olio, i cereali, ingredienti antisettici come l&#8217;aceto (nei Paesi cristiani) ed il limone (nei Paesi musulmani), spezie, aglio, cipolla e yogurt.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;elemento su cui però mi voglio soffermare è proprio la terracotta, <strong>metodo di cottura comune</strong> a tutti i Paesi che affacciano sul Mediterraneo, dal Marocco alla Turchia, Italia compresa.<br />
Materiale di poco costo che si realizza con acqua e argilla, elementi reperibili ovunque, lasciato grezzo, se utilizzato per cucinare, o finemente decorato se usato come decorazione o piatto da portata.<br />
In <strong>Marocco</strong> <a href="/2010/05/il-marocco-in-una-tajine/" target="_self">il piatto tradizionale è la tajine</a>, che prende il nome dall&#8217;omonima pentola dal caratteristico coperchio a cono. Per tradizione viene portata a cuocere <img class="alignleft size-medium wp-image-44861" style="border: white 20px solid;" title="Sharba libica" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Sharba-libica-300x225.jpg" alt="Sharba libica 300x225 La terracotta in cucina, un viaggio dal Marocco alla Turchia" width="300" height="225" />dagli uomini sulle braci della caldaia a legna che alimenta gli hammam. Il tempo di un rilassante bagno ed il pranzo è pronto.</p>
<p style="text-align: justify;">In <a href="/tag/tunisia" target="_self">Tunisia</a>, invece, il termine tajine si riferisce ad una specie di <strong>frittata realizzata con il pollo</strong> cotta in un tegame di terracotta. La cucina tunisina è piuttosto piccante ed esiste una leggenda che narra di una donna anziana che affermava che un uomo potesse giudicare l&#8217;amore della moglie dalla quantità di peperoncino piccante utilizzato nella preparazione dei piatti. Se il cibo diventava troppo blando, allora un uomo poteva sospettare che la moglie non l&#8217;amasse più.</p>
<p style="text-align: justify;">In <strong>Libia</strong>, dove la cucina è un mix di cultura araba, mediterranea ed ebraica, uno dei piatti più caratteristici preparati nella terracotta è lo <em><strong>sharba</strong></em>. Si tratta di una sorta di stufato a base di carne di agnello, pomodoro, spezie ed orzo da servire con succo di limone ed abbondanti foglie di menta.<br />
Tipico dell&#8217;<strong>Algeria</strong> è invece l&#8217;<em><strong>agnello sotto sale</strong></em>. Tagliare a grossi pezzi la carne d&#8217;agnello, sfregarla con sale grosso e sistemarla in un vaso di terracotta.  Aggiungere le bacche di ginepro, i grani di pepe, qualche foglia d&#8217;alloro, un rametto di timo e tutto il sale grosso necessario a coprire interamente la carne. Chiudere il recipiente con una tavoletta di legno, sovrapporre un peso e lasciare marinare la carne per una settimana al fresco, mescolando ogni tanto. Trascorso il tempo indicato, sostituire la tavoletta con un coperchio e conservare in un luogo buio e fresco, non oltre due mesi. Al momento dell&#8217;utilizzo, lasciare a bagno la carne in una ciotola piena d&#8217;acqua per una notte, dopodiché scolarla, asciugarla e cucinarla seguendo la ricetta preferita.<img class="alignright size-medium wp-image-44862" style="border: white 20px solid;" title="Testi-Kebab" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Testi-Kebab-300x200.jpg" alt="Testi Kebab 300x200 La terracotta in cucina, un viaggio dal Marocco alla Turchia" width="300" height="200" /></p>
<p style="text-align: justify;">In <a href="/tag/turchia" target="_self">Turchia</a>, infine, uno dei tipici piatti anatolici è il <em><strong>testi kebab</strong></em>, uno stufato di carne di manzo e verdure cotto 12 ore sulla brace realizzato all&#8217;interno di un coccio a forma di anfora interamente sigillato per fare in modo che gli aromi rimangano all&#8217;interno.<br />
La tradizione della cottura nella terracotta è <strong>tipica anche dell&#8217;Italia</strong>, nelle campagne, infatti, dove ancora si utilizzano le stufe a legna non è inconsueto veder cucinare utilizzando questo materiale.<br />
Questo a dimostrazione che, almeno dal punto di vista dei sapori, le nostre usanze non sono poi così lontane dal Magreb o dalla zona più vicina a noi dell&#8217;Asia.</p>
<p style="text-align: justify;">Preparazioni italiane che ben si adattano al coccio sono le zuppe di legumi ma<strong> voi sapete indicarci qualche ricetta tipica della vostra zona</strong> da cucinare nella terracotta?</p>
<p style="text-align: justify;">Testo di <a href="/contributors/federica-giuliani/" target="_self">Federica Giuliani</a></p>
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		<title>Toronto: in Canada con Winterlicious, il festival goloso</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 10:12:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maddy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Food&Travel]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Toronto]]></category>
		<category><![CDATA[turismo enogastronomico]]></category>

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		<description><![CDATA[Winterlicious andrà in scena in Canada, a Toronto, dal 27 gennaio al 9 febbraio: un tour-de-force enogastronomico per tuffarsi nelle diverse cucine del mondo con l’acquolina in bocca]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-44056" href="http://www.latitudeslife.com/2012/01/toronto-in-canada-con-winterlicious-il-festival-goloso/winterlicious-toronto/"><img class="aligncenter size-full wp-image-44056" title="Winterlicious Toronto" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Winterlicious-toronto.jpg" alt="Winterlicious Toronto" width="590" height="393" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">A Toronto Winterlicious sta per prendere il via. La città canadese inaugura il 2012 con la decima edizione di Winterlicious, un <strong>festival dedicato a tutti i gourmand</strong> e a chi non smette di inseguire la splendida Toronto attraverso i suoi gusti e sapori. Winterlicious andrà in scena a Toronto <strong>dal 27 gennaio al 9 febbraio</strong>: un tour-de-force enogastronomico per tuffarsi nelle diverse cucine del mondo con l’acquolina in bocca. Nell’arco di due settimane, infatti, ben 175  tra ristoranti e locali proporranno menu speciali a prezzo low cost e tantissimi workshop e laboratori dove affinare le proprie doti culinarie, oppure… scoprirle!</p>
<p style="text-align: justify;">Pizza, noodles tra spezie e aromi orientali, bistrot dai profumi invitanti e le acrobatiche unioni di sapori dei ristoranti fusion: la decima edizione del festival più goloso della stagione invernale promette di stupire in un incanto dei sensi. Potrete precipitare tra le mura di antiche birrerie ottocentesche oppure affondare fra i misteriosi incanti dell’Asia grazie alle sinfonie di sapori dello Chef Winlai Wong, il quale si è divertito con la creazione di dieci piatti capaci di unire ingredienti tipici del territorio canadese a dieci spezie provenienti dalle regioni attraversate dall’antica via delle spezie. E se amate l’arte, l’appuntamento doc del Winterlicious di <a title="Toronto" href="/2011/09/canada-incontriamoci-a-toronto/" target="_self">Toronto</a> è tra le scintillanti sale dell’AGO, Art Gallery Ontario, dove il cibo dello chef Anne Yarymovich è <strong>un’opera d’arte a tema che fa rima con colore, capolavoro, meraviglia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Se attraversate la capitale dell’Ontario dal 27 gennaio al 9 febbraio non dimenticate di assaporare i menu a km zero dello chef Steffan Howard, l’<strong>intreccio tra cibo e teatro</strong> insieme allo chef Simon Kattar e al drammaturgo David Ives e i ravioli al cioccolato preparati dagli allievi della Scuola per Chef George Brown College. Ovviamente non mancherà un pizzico di sapore italiano con la signora Rosa (Marinuzzi), chef del ristorante 7 Numbers, che insegna la pasta fatta in casa aprendo direttamente il libro di ricette della nonna pugliese. La chicca? Le delizie della cucina al vino con l’italianissimo Amarone… prodotto in <a title="Canada" href="/2010/08/in-canada-tra-fiordi-e-parchi-naturali/" target="_self">Canada</a>: stesse tecniche, medesima passione, spiegata dallo chef Saverio Macrì. Perché le tradizioni solcano chilometri e oceani per ritrovare l&#8217;aroma di se stesse oltre nell&#8217;ignoto, legate al filo dell&#8217;amore che unisce viaggiatori e avi nel profumo di un ricordo indelebile.</p>
<p style="text-align: justify;">Maddalena De Bernardi</p>
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		<title>In viaggio a Palermo con la ricetta dello sfincione</title>
		<link>http://www.latitudeslife.com/2011/12/in-viaggio-a-palermo-con-la-ricetta-dello-sfincione/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 10:07:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maddy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Food&Travel]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>

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		<description><![CDATA[Tuffarsi in una Palermo magica dai mercati alle architetture sacre, in compagnia della cucina tradizionale con il classico sfincione palermitano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-43089" href="http://www.latitudeslife.com/2011/12/in-viaggio-a-palermo-con-la-ricetta-dello-sfincione/palermo-mercato/"><img class="aligncenter size-large wp-image-43089" title="Palermo mercato" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Palermo-mercato-620x465.jpg" alt="Palermo mercato" width="620" height="465" /></a></p>
<p><strong>Ricetta dello sfincione palermitano</strong></p>
<p>500 grammi di farina di grano duro</p>
<p>500 grammi di farina 0</p>
<p>mezzo litro di acqua tiepida</p>
<p>20 grammi lievito di birra</p>
<p>1 cucchiaio di zucchero, ½ di bicchiere d’olio</p>
<p>20 grammi di sale</p>
<p>500 grammi di pomodoro pelato</p>
<p>6 sarde salate</p>
<p>Caciocavallo,</p>
<p>Origano fresco, cipolla</p>
<p>Impastare con i pugni, buona volontà e dedizione farina, lievito e zucchero, aggiungendo poco a poco l’acqua tiepida. Aggiungere pizzichi di sale a piccole dosi e l’olio, continuando a impastare fino ad ottenere una pasta elastica e compatta: riporre l’impasto in una ciotola oliata, tagliare la superficie con una croce e lasciar lievitare per due ore in un luogo caldo. In una ciotola condire i pomodori pelati con pepe, sale e cipolla. Aggiungere olio con generosità, una manciata di foglie di origano e due cucchiaini di zucchero. Dopo aver spolverato la teglia con del pangrattato, stendere la pasta e aggiungervi cinque o sei sarde salate tagliate a pezzi, caciocavallo fresco tagliato a quadretti e ricoprire con importanti cucchiaiate del condimento appena preparato. Spolverata di caciocavallo grattugiato, pangrattato e un filo d’olio per il tocco finale: dopo un’ultima lievitazione di almeno mezz’ora infornare per una ventina di minuta nel forno preriscaldato a 250 gradi.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-43105" href="http://www.latitudeslife.com/2011/12/in-viaggio-a-palermo-con-la-ricetta-dello-sfincione/sfincione-palermitano/"><img class="alignright size-medium wp-image-43105" title="sfincione palermitano" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/sfincione-palermitano-300x225.jpg" alt="sfincione palermitano" width="300" height="225" /></a></p>
<p>‘<em>Va tastalu! Scarsu r’ogghiu e chinu i pruvulazzu</em>’, vale a dire ‘Assaggialo! Scarso d’olio e pieno di polvere della strada’: sembra dicessero così, un tempo, i venditori ambulanti che solevano aggirarsi per le strade del centro di Palermo per vendere lo sfincione a signore cariche di borse e sciami di ragazzini. Lo sfincione rappresenta la tipica pizza palermitana e sembra che sia stata inventata in un tempo del quale si è ormai persa memoria dalle <strong>monache del monastero di San Vito di Palermo</strong> per variare la solita pietanza dal <em>pani schittu</em>, il semplice pane. Se le ricette si perdono nelle tradizioni antichissime, la memoria torna invece in un balzo: basta tuffarsi tra i mercati dominati dai colori e dal vociare della gente, in una Palermo che improvvisamente riacquista la sua anima senza tempo, vive di uomini e chiacchiere davanti a un espresso, mercanteggia e respira i drammi familiari tra le lenzuola candide stese ad asciugare su fili sottili tra i tetti delle case.</p>
<p>Intrisa del gusto arabo, caotica e dirompente, Palermo palpita nei quartieri dominati dal mercato, sussurra storie invisibili, incede al passo di una bella femmina ammirata in un silenzio che trasecola. Se capitate da queste parti non dimenticate di visitare la Cattedrale, convertita in una moschea durante l’invasione dei saraceni e in seguito tornata al culto cristiano, il Palazzo dei Normanni, che accoglie le riunioni dell’amministrazione della Regione Sicilia e la Chiesa della Martorana, dove non riuscirete a resistere al gusto dei dolcissimi frutti di marzapane creati dalle suore del convento.<br />
I <strong>mercati di Ballarò e Vucciria</strong>, vicino alla Chiesa della Martorana, sono tra i più visitati: per ritrovare i sapori della <a title="Sicilia" href="/tag/sicilia/" target="_self">Sicilia</a> uno stop è d’obbligo anche al coloratissimo mercato del Capo, alle spalle del Teatro Massimo, e Borgo Vecchio, vicino al porto e aperto anche di notte. E chi desideri continuare a inabissarsi nella magia di una Palermo dal fascino misterioso non si faccia sfuggire una visita alle catacombe, in realtà il cimitero dei frati cappuccini di Palermo, dove defunti ancora vestiti di tutto punto spalancano macabre orbite vuote dal 1599 e una Rosalia immota sogna notti eterne sotto le piccole ciglia bionde.</p>
<p>Maddalena De Bernardi</p>
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