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	<title>Latitudeslife &#187; Reportages</title>
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		<title>Sicilia, Siracusa. L&#8217;incanto di una città dimezzata di Paolo Di Stefano</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgia Latitudeslife</dc:creator>
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PICCOLEITALIE 

 
 
Siracusa: nella parte orientale della Sicilia è, con Noto e Ragusa Ibla, rara perla tra le perle. Paolo Di Stefano, possiede da sempre il dono di...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong><em>PICCOLEITALIE </em></strong></em></p>
<p style="text-align: center;">
<p><em><strong> </strong><br />
<strong> </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Siracusa: nella parte orientale della Sicilia è, con Noto e Ragusa Ibla, rara perla tra le perle. Paolo Di Stefano, possiede da sempre il dono di riuscire a scrivere di luoghi, anche lontani da sé, come se li avesse davvero sfiorati con la propria esistenza. È il caso del recente: </em><em>La catastròfa</em> (<em>Sellerio</em>),<em> dove documenti e fotografie in bianco nero si animano di vita vissuta. Similmente qui, luoghi altrimenti noti e tracce non celate della propria vita si saldano in una geografia sentimentale in cui è bello potersi rispecchiare. Vista dalle cittadine della sua larga provincia, Siracusa era al tempo la «città babba», priva della capacità scaltra di Catania e dell’opulenza festosa di Taormina, baluardo sonnolente della Magna Grecia circondata da asfissianti ciminiere. E ora che da quel sonno secolare si è finalmente destata, ecco che la si può scoprire come nuova, avvolta da nitido, solare biancore.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;"><em><em>Manuela La Ferla</em></em></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">
<p><strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>L’incanto di una città dimezzata</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-46030" style="border: white 20px solid;" title="Siracusa-teatro" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Siracusa-teatro-300x225.jpg" alt="Siracusa teatro 300x225 Sicilia, Siracusa. Lincanto di una città dimezzata di Paolo Di Stefano" width="300" height="225" /><br />
Siracusa</strong>. Per noi avolesi era la Città, con le sue antichità greche e romane, con i viali, soprattutto. Viale Teocrito, corso Gelone sono <em>madeleine</em> dell’infanzia. I siracusani con villa a <strong><strong>Fontane Bianche</strong></strong>, poi, avevano la dignità di una borghesia che noi, figli e nipoti di contadini e pastori, potevamo solo ammirare da lontano. Quando si tornava d’estate al paese, da emigranti, la latomia del Paradiso era una visita obbligata, come andare a salutare i parenti. Si passava il pomeriggio fra <strong>Teatro greco</strong>, latomie e Anfiteatro romano. Per i bambini che eravamo, l’apice dell’eccitazione era l’acustica della gigantesca grotta scavata dal tiranno Dionisio nella roccia per sentire i discorsi dei suoi prigionieri: questa era la leggenda, cui<strong> Caravaggio</strong> pare abbia aggiunto la suggestione della metafora (Orecchio). Bastava raspare con un piede contro il suolo perché il rumore rimbombasse nel vuoto alto 23 metri. Lì abbiamo portato anche i nostri figli, che sorprendentemente vi trovavano il nostro stesso fascino.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-46027" style="border: white 20px solid;" title="Paolo-Di-Stefano" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Paolo-Di-Stefano-205x300.jpg" alt="Paolo Di Stefano 205x300 Sicilia, Siracusa. Lincanto di una città dimezzata di Paolo Di Stefano" width="205" height="300" /><br />
Seconda tappa: la <strong>Fonte Aretusa</strong>, con i suoi enormi papiri. Anche qui, era la leggenda ad attrarre la nostra ingenuità. Restavamo incantati a guardarla dall’alto, cercando nelle acque melmose un segno dell’amore ardente che unì la ninfa e Alfeo. Mio padre, professore liceale di lettere classiche, accompagnava con il suo racconto sempre uguale la nostra rinnovata curiosità. Terzo e ultimo appuntamento: il <strong>Santuario della Madonnina</strong> (sì, con il diminutivo) <strong>delle Lacrime</strong>, che allora era una specie di tendone da circo nel cuore della città e da trent’anni è un altissimo cono in cemento. A un certo punto le preghiere di mia madre si rivolsero anche a lei perché guarisse mio fratello dalla leucemia, ma non furono ascoltate. Da allora, per ripicca o piuttosto per disperazione, decidemmo di saltare la tappa del Santuario. <strong>Corso Gelone</strong> era la passeggiata finale, ma solo se avanzava tempo. Mi ricordo che si andava anche, ogni tanto, al mattino, ai mercati Generali, lungo la Provinciale all’entrata della città, dove mio nonno si divertiva a tastare con insistenza pesche, albicocche e pomodori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ortigia</strong>, quella che oggi è l’attrazione maggiore della città (percorsa da frotte di turisti tedeschi, inglesi e francesi che vi prendono casa), per noi quasi non esisteva. Sapevamo solo che alla fine della città c’era un’isola, collegata alla terraferma da un ponte moderno, che per la sua forma prendeva il nome dall’equivalente greco di «quaglia». Quel ponte non bisognava attraversarlo: i miei genitori dicevano che l’isola era abitata soltanto da grossi topi e da ladri. Con l’età avremmo saputo che oltre ai ratti, c’erano anche famiglie di pescatori con le nasse appese ai muri esterni e puttane. Ricordo che, adolescenti, un tardo pomeriggio estivo la raggiungemmo in vespa, all’insaputa di tutti, e ne fummo cacciati immediatamente sotto la minaccia di scope e sedie alzate al cielo da uomini piuttosto incavolati. Avevamo accostato un paio di belle ragazze che salivano per vicoli ammuffiti e semibui. Anche di Caravaggio e di Antonello da Messina non sapevamo niente. Siracusa rimase per anni una città dimezzata.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/index.cfm" target="_self">Paolo Di Stefano</a></p>
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		<title>Nicaragua, cuore del Centro America</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 16:24:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Latitudeslife</dc:creator>
				<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Reportages]]></category>
		<category><![CDATA[caraibi]]></category>
		<category><![CDATA[questonumero]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Nicaragua è il Paese con la storia recente più tormentata. Ha però anche la fortuna di possedere il necessario per piacere: montagne e vulcani a nord, altopiani a est,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>Il Nicaragua è il Paese con la storia recente più tormentata. Ha però anche la fortuna di possedere il necessario per piacere: montagne e vulcani a nord, altopiani a est, grandi laghi, foreste pluviali e splendide città coloniali. Poi ci sono loro, i Nica: aperti vivaci e ospitali ma sempre pronti a lottare per la loro terra.</strong></em></p>
<p><strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-45235" style="border: white 20px solid;" title="Nicaragua-farfalle" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Nicaragua-farfalle.jpg" alt="Nicaragua farfalle Nicaragua, cuore del Centro America" width="640" height="428" /></strong></em></p>
<p><strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff9900;"><strong><a href=" http://www.latitudeslife.com/magazine/46/magazine.php?code=latitudeslife" target="_self">Sfoglia il magazine</a> &#8211; <a href="http://www.latitudeslife.com/photogallery/?album=10&amp;gallery=187" target="_self">Vai alla photogallery</a> &#8211; <a href="/2012/02/nicaragua-cuore-del-centro-america/3" target="_self">Vai alle info utili</a></strong></span></p>
<p><strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Nicaragua</strong>, a ben guardare, ha la forma di un cono tronco con la base più larga rivolta a nord (confine con l’Honduras) e quella più piccola orientata a sud (confine con il <a href="/2011/11/in-costa-rica-il-benessere-e-vulcanico/" target="_self">Costa Rica</a>). E’ un cono speciale che contiene una infinita <strong>varietà di bellissimi paesaggi</strong>, determinati questi dalle differenze geo-morfologiche di ogni singola zona, tali comunque da distinguere in maniera abbastanza netta questo Paese centro americano dagli altri che gli fanno corona. E’ <strong>terra di vulcani</strong> attivi e spenti, di rilievi montuosi a settentrione, di laghi grandi e piccoli, di enormi distese di una “Selva” che, verso est, finisce nelle <a href="/2011/12/caraibi-grenada-unisola-speziale/" target="_self">acque dei Caraibi</a>. Paese dei due oceani, come tutti gli altri (ad eccezione di Belize e San Salvador) ma <strong>unico</strong>, per certi versi, <strong>per vicende storiche</strong> e politiche che per anni hanno riempito le cronache del mondo.</p>
<p><strong> </strong><br />
<strong>Un’avventura movimentata</strong><br />
<img class="alignright size-medium wp-image-45237" style="border: white 20px solid;" title="Nicaragua-crepuscolo" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Nicaragua-crepuscolo-300x200.jpg" alt="Nicaragua crepuscolo 300x200 Nicaragua, cuore del Centro America" width="300" height="200" /></p>
<p style="text-align: justify;">La storia del Nicaragua segue i binari percorsi dagli stati limitrofi: <strong>invasione dei Conquistadores</strong> nel 1529, appartenenza al Viceregno di Nuova Spagna nel 1538, sottomissione in seguito all’Impero Messicano, per raggiungere l’indipendenza inizialmente nel 1821 come parte delle Province Unite dell’America Centrale, in seguito come repubblica autonoma (1838). <strong>Dittature e piccole guerre</strong> civili in abbondanza nel XIX secolo e, dal 1900, una lunga teoria di occupazioni e interventi statunitensi per il rifiuto del Nicaragua a concedere il permesso alla realizzazione del canale di collegamento Atlantico-Pacifico. Tra nuovi interventi militari Usa e un’alternanza di dittature e guerriglie, salgono alla ribalta diversi personaggi: Augusto César Sandino, Carlos Fonseca, i componenti della famiglia Somoza ed altri ancora; segue una cruenta guerra civile tra il ’72 e il ’79, quindi le azioni dei Contras dai confini di San Salvador e <a href="/2012/01/honduras-mare-verde-tropicale/" target="_self">Honduras</a>, contro esponenti politici del governo Sandinista. Nel 1989, definitivo cessate il fuoco tra governo e ribelli e vittoria elettorale schiacciante del partito identificabile con quello dei Contras. Dal 2006 il presidente eletto è Daniel Ortega, ex guerrigliero ora a capo di un’alleanza tra il Fronte Sandinista di liberazione (Fsln) e una parte della destra. Come dire: <strong>corsi e ricorsi storici</strong>, comuni a tante vicende storiche e politiche del mondo intero.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong>Geografia del Nicaragua</strong><br />
<strong><img class="alignleft size-medium wp-image-45239" style="border: white 20px solid;" title="Nicaragua-vulcano" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Nicaragua-vulcano-300x200.jpg" alt="Nicaragua vulcano 300x200 Nicaragua, cuore del Centro America" width="300" height="200" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>parte nord occidentale</strong> del Paese è caratterizzata da ampie pianure, dal <strong>clima caldo</strong> e dal terreno fertile. Vi sono diversi vulcani nella Cordillera Los Maribios, tra i quali il San Cristobal, il più alto (1745 metri) il Mombacho poco oltre Granada e il Momotombo, vicino a León. La zona di pianura si estende dal golfo di Fonseca (confine honduregno) sino al confine con il Costa Rica; è questa l’area più densamente popolata. La presenza di <strong>numerosi vulcani</strong>, molti dei quali attivi, ha dato origine nel tempo ad intense attività telluriche; la stessa capitale Managua (oggi, oltre due milioni di abitanti) è stata più volte distrutta. Per contro il terreno, reso fertile da strati sovrapposti di cenere eruttiva, ha consentito una fiorente attività agricola. Una regione meno popolata ma dal clima più temperato è quella delle montagne centrali che si estende verso sud-est, tra il lago Nicaragua e il <a title="Antigua-Caraibi" href="/2010/11/antigua-caraibi-sottovento/" target="_self">mar dei Caraibi</a>. Le altitudini oscillano tra i 600 e i 1500 metri e le piogge sono più frequenti, ciò che determina diversi problemi d’erosione a causa dei ripidi pendii. Una buona parte del settore agricolo si sviluppa anche qui, in special modo la <strong>coltivazione del caffè</strong>. Le foreste sono ricche di querce, pini, muschi e fiori di molte specie, tra i quali primeggiano le orchidee; in questi boschi vive il “Guardabarranco”, l’uccello nazionale dai sopraccigli azzurri. Diversa infine la geografia delle pianure atlantiche. Qui dominano le foreste pluviali e vi sono fiumi di una certa importanza: il <strong>Rio Coco</strong> che segna il confine con l’Honduras e il Rio San Juan a sud che separa (con molti contrasti territoriali e quindi politici) dal Costa Rica. Qui si trova anche la più grande foresta pluviale a nord dell’Amazzonia: si tratta della Mosquitia nella quale, per un estensione di oltre 7.000 chilometri quadrati, è stata creata la riserva della Biosfera di Bosawás. <strong>Clima tropicale</strong>, con alte temperature ed elevata umidità, e tracce britanniche lasciate dalle antiche immigrazioni forzate di schiavi neri, al punto che a Bluefields, città principale di questa vasta area, l’inglese è diffuso al pari dello spagnolo.</p>
<p><strong> </strong><br />
<strong>Le città: preziose e bellissime</strong><br />
<img class="alignright size-medium wp-image-45240" style="border: white 20px solid;" title="Nicaragua-sopra le case" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Nicaragua-sopra-le-case-300x200.jpg" alt="Nicaragua sopra le case 300x200 Nicaragua, cuore del Centro America" width="300" height="200" /></p>
<p style="text-align: justify;">Situata su un pianoro elevato a dominare il <strong>lago Managua</strong> (Xolotlán) in lontananza e a una trentina di chilometri dalla nuova León, ci sono le rovine di León Viejo. Città sfortunata, perché nel 1610 viene pressoché distrutta dall’eruzione del vulcano Momotombo, distante solo tre chilometri. Le rovine attuali, anche se suggestive e poste in bella evidenza dai grandi spazi verdi creati per congiungerle, non sono appariscenti; restano i perimetri di quelli che erano i più <strong>importanti insediamenti abitativi</strong> (molti sono ancora sepolti e non si sa se verranno scavati in futuro) distribuiti su un’area davvero estesa; questo è stato il primo insediamento (1524) dovuto a Francisco Hernandez de Cordoba, lo stesso che, nello stesso anno, avrebbe fondato anche la città di Granada. Entrambe le città, dunque, figurano tra le più vecchie del Nuovo Mondo.<br />
L’attuale <strong>León</strong> – il cui nome completo è Santiago de los Caballeros de León – è la seconda città per numero di abitanti ma è il centro intellettuale della nazione. Oltre ad essere attivo polo industriale e commerciale, è sede universitaria dal 1813 e vanta notevoli esempi di architettura coloniale spagnola tra i quali primeggia la  grande cattedrale dell’Assunzione, edificata tra il 1706 e il 1740, completata pochi anni dopo con due torri. Fra gli altri monumenti di León, il palazzo Episcopale, la Casa di Cultura, il Museo dei Miti e delle Leggende.<br />
<strong> </strong><br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-45241" style="border: white 20px solid;" title="Nicaragua-crepuscolo" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Nicaragua-crepuscolo1-300x200.jpg" alt="Nicaragua crepuscolo1 300x200 Nicaragua, cuore del Centro America" width="300" height="200" /><br />
<strong>Managua</strong>, capitale dal 1858, è la città più popolosa del Nicaragua. Ha sofferto per terremoti e alluvioni e mentre la città si espandeva lungo la sponda meridionale del lago omonimo e verso l’interno, molti edifici del centro storico, pressoché distrutto dal terremoto del 1972, sono stati restaurati. Tra questi, la <strong>Cattedrale municipale di Santiago</strong>, il Palacio Nacional ed altri ancora. Nei dintorni di Managua, nella rotta verso sud, si trovano alcuni siti naturali di estrema bellezza: il vulcano Masaya, ad esempio, che ancora fuma ed erutta e la laguna di Apoyo, un cratere spento e invaso dalle acque, circondata da una fitta vegetazione.<br />
Poi c’è Granada, terza città e antica capitale del Paese, in alternanza con León, prima della definitiva scelta di Managua. Il “casco” storico della città (Parque Central) comprende i monumenti di maggior rilievo, a cominciare dalla cattedrale, dal palazzo Episcopale. Interessante, anche perché compreso nel “Corredor  Sacro de Granada” un itinerario che si snoda a toccare le più belle chiese della città, tra le quali la chiesa de La Merced e quella di San Francisco, cui si affianca il bellissimo museo conventuale. Un altro monumento di rilievo è la <strong>chiesa di Guadalupe</strong>, prossima al lago Nicaragua.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff9900;"><strong><a href=" http://www.latitudeslife.com/magazine/46/magazine.php?code=latitudeslife" target="_self">Sfoglia il magazine</a> &#8211; <a href="http://www.latitudeslife.com/photogallery/?album=10&amp;gallery=187" target="_self">Vai alla photogallery</a> &#8211; <a href="/2012/02/nicaragua-cuore-del-centro-america/3" target="_self">Vai alle info utili</a></strong></span></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Ai Caraibi sullo Star Clipper, lo svedese volante</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 16:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Latitudeslife</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Mikael Krafft, il proprietario svedese,  ripropone l’irresistibile fascino di queste imbarcazioni, sottili, eleganti e veloci. Epigone del mito della navigazione a vela prima dell’avvento del vapore. Riconvertite in lussuosi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong> </strong><strong>Mikael Krafft, il proprietario svedese,  ripropone l’irresistibile fascino di queste imbarcazioni, sottili, eleganti e veloci. Epigone del mito della navigazione a vela prima dell’avvento del vapore. Riconvertite in lussuosi hotel galleggianti accompagnano i turisti in crociere tra mito e realtà per esplorare luoghi leggendari.</strong></em><br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong><img class="aligncenter size-large wp-image-45801" style="border: 20px solid white;" title="star-clipper-caraibi" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/SP06729-620x411.jpg" alt="SP06729 620x411  Ai Caraibi sullo Star Clipper, lo svedese volante" width="620" height="411" /></p>
<p><strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.latitudeslife.com/magazine/46/magazine.php?code=latitudeslife" target="_self">Sfoglia il magazine</a> &#8211; <a href="http://www.latitudeslife.com/photogallery/?album=10&amp;gallery=185" target="_self">Vai alla photogallery</a> &#8211; <a href="http://www.latitudeslife.com/2012/02/ai-caraibi-sullo-star-clipper-lo-svedese-volante/2" target="_self">Vai alle info utili</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<img class="size-medium wp-image-45814  alignleft" style="border: 20px solid white;" title="crociera-dello-star-clipper-deshaies-basse-terre-guadalupa-caraibi-francesi" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/LP01250-199x300.jpg" alt="LP01250 199x300  Ai Caraibi sullo Star Clipper, lo svedese volante" width="199" height="300" /><br />
Non appena si alzava il vento, il <strong>nostromo</strong> si armava del suo <strong>fischietto</strong> e in pochi secondi marinai, dai capelli lunghi e unti, sbucavano da  sottocoperta a frotte e si arrampicavano per le scale di corda, fino  all’ultimo pennone dell’albero maestro. Ognuno verso la propria vela e quel punto preciso, nel groviglio di sartiame e confusione complicato come due o tre ragnatele una sopra l’altra. In piedi, allineati sulla fune tesa, aspettavano l’<strong>ordine modulato</strong> del fischietto per sganciare le vele. Sul ponte altri marinai ai verricelli, issavano <em>rande, fiocchi e controfiocchi, velaccini </em>e<em> carbonere,</em> le varie <em>vele triangolari</em> che coprivano gli spazi tra un albero e l’altro, tirando drizze di canapa grosse come avambracci. Di colpo lo scheletro dell’insieme di alberi diventava lo spettacolo maestoso di un veliero con tutte le vele a riva, cioè issate. Una delle “sculture” più belle che l’uomo abbia mai inventato. La tela si gonfiava, gli alberi scricchiolavano, dal ponte il capitano passava gli ordini, si regolavano rande e fiocchi perché nulla della potenza del vento andasse perduta. La prua si alzava e lo scafo, lungo e sottile, cominciava a saltare sulle onde a velocità per quel tempo impressionanti: <strong>15 perfino 20 nodi</strong>. Da<strong> Shangai a Portsmouth, </strong>Inghilterra<strong>, in 90 giorni</strong> con sopra un carico di prezioso tè.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<img class="alignright size-medium wp-image-45811" style="border: 20px solid white;" title="crociera-dello-star-clipper-terre-de-haut-iles-des-saintes-guadalupa-caraibi-francesi" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/LP01199-199x300.jpg" alt="LP01199 199x300  Ai Caraibi sullo Star Clipper, lo svedese volante" width="199" height="300" /><br />
<strong> </strong><br />
Così erano i <strong>clipper</strong><a href="/2011/03/traversata-atlantica-a-bordo-di-un-veliero/" target="_self">.</a> Fine ‘800: qualcuno intuì che era meglio trasportare meno merce ma più velocemente. Nacquero queste navi <strong>affascinanti, filanti, leggere</strong>, con vele su alberi di altezze mai viste, <strong>velocissime</strong> rispetto ai panciuti vascelli dell’epoca che quando riuscivano a fare i 6 nodi il capitano stappava due bottiglie di rhum. Fu l’ultimo fantastico momento dell’epopea romantica della vela. Di lì a poco sarebbe arrivato il vapore. Riesco solo a immaginare la vita di bordo dell’epoca mentre mi trovi a mollo nella piscina numero due di un moderno e solido veliero di alluminio e acciaio con <strong>un carico che non è di tè cinese diretto a Portsmouth, ma di turisti.</strong> Non è neppure il mar della Cina, ma quello dei <strong>Carabi</strong>. Però il vascello è davvero un clipper. Si chiama <strong><a href="/2011/03/traversata-atlantica-a-bordo-di-un-veliero/" target="_self">Star Clipper</a>,</strong> 115 metri, quattro alberi, tre con vele triangolari, uno, l’albero di <em>trinchetto</em>, con i <em>pennoni </em>e le vele quadre e un <em>bompresso</em>, che si allunga sull’acqua per qualche decina di metri e un magnifico slancio di poppa d’altri tempi. Una ricostruzione minuziosa, un’illusione perfetta, ma tecnologia moderna.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-45822" style="border: 20px solid white;" title="crociera-dello-star-clipper-terre-de-haut-iles-des-saintes-guadalupa-caraibi-francesi" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/SP06892-199x300.jpg" alt="SP06892 199x300  Ai Caraibi sullo Star Clipper, lo svedese volante" width="199" height="300" /><br />
<strong> </strong><br />
Nascosti da qualche parte ci sono i motori, ma il <strong>fumaiolo, non si vede, abilmente nascosto dentro l’albero più a poppa, cavo</strong>. L’insonorizzazione perfetta fa il resto. Anche quando i motori aiutano le vele <strong>nessuna vibrazione, nessun rumore, solo il fruscio</strong>, o il fragore del vento sul cotone delle tele.<strong> Niente nylon</strong>, neppure per <em>cime, scotte, drizze, cavi</em>. E solo legno anche per i <em>bozzelli</em>, le <em>caviglie</em>. Ottone per le <em>gallocce</em>, ferro e metallo per le <em>sartie</em>. Però lo scafo è in solido acciaio. Altra inevitabile concessione: una serie di <strong>motori elettrici che svolgono, il lavoro ai verricelli</strong>. Quando il capitano decide di “tirar su le vele” si muove una squadra di una ventina di marinai. Niente fischietto del nostromo, ma comandi dati <strong>via radio</strong>. Schiacciando una serie di interruttori dai pennoni dell’albero di trinchetto cominciano a scendere le <strong>vele quadre</strong>. Piano piano e poi si tendono fino a prendere il vento. Un altro comando e i <em>pennoni</em> ruotano sulle <em>trozze</em> per mettersi “giusti”.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<img class="alignright size-medium wp-image-45832" style="border: white 20px solid;" title="crociera-dello-star-clipper-guadalupa-caraibi-francesi" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/SP07223-300x199.jpg" alt="SP07223 300x199  Ai Caraibi sullo Star Clipper, lo svedese volante" width="300" height="199" /><br />
Contemporaneamente<strong> verricelli vari issano</strong> le <em>rande, i fiocchi,</em> e tutti i<em> triangoli</em> di tela facendo il lavoro di qualche altra decina di marinai. Tutto questo con l’accompagnamento non delle urla e bestemmie ottocentesche dei rudi marittimi dai capelli unti, ma di un enfatico pezzo musicale di Vangelis, “Conquest of Paradise”. E tutto ridiventa <strong>ottocentesco </strong>quando con le vele a riva la Star Clipper fila dritta e veloce nelle onde, giustamente <strong>sbandata sul lato sottovento come tutte le barche a vela,</strong> e non importa se l’acqua delle piscine prima e seconda (ce ne sono due) esce  ad allagare il teak del ponte ed è difficile camminare qua e là per la nave: così deve essere. Facciamo finta anche di non vedere il display con tante lucine e led e numerini rossi davanti al timoniere al centro del ponte (però il timone è di quelli antichi, una grande ruota di legno) e il monitor del radar che scruta i dintorni.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong><img class="alignleft size-medium wp-image-45829" style="border: 20px solid white;" title="crociera-della-star-clipper-nevis-caraibi" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/LP00748-300x199.jpg" alt="LP00748 300x199  Ai Caraibi sullo Star Clipper, lo svedese volante" width="300" height="199" /><br />
Perfetto nella velatura </strong>con l’<strong>albero maestro si dice più alto del mondo </strong>(oltre 54 m.),  perfetto il ponte in legno. Certo nei vecchi clipper da trasporto la piscina non c’era, però anche ai tempi esistevano lussuosi clipper per passeggeri. Sottocoperta sei abbracciato da <strong>legno lucido ovunque</strong>. Corridoi, cabine, sala ristorante, pareti e pavimenti (dove non c’è la moquette con disegni marinari). Stile vittoriano nell’arredamento e nei particolari, efficienza nelle strutture tecniche. <strong>Il top è la cabina armatoriale a poppa</strong>, con “finestre” sul mare, vasca con idromassaggio;<strong> le più economiche le cabine interne</strong>. In mezzo altre tipologie di cabine: noi siamo nel <strong>Commodore deck,</strong> con <strong>oblò a livello acqua</strong>, abbastanza in basso da non sentire gli effetti di rollio e beccheggio in caso di mare mosso. Il resto è la vita di u<strong>n piccolo, lussuoso hotel che vaga per i mari con un servizio all’altezza</strong>.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<img class="size-medium wp-image-45827 alignright" style="border: 20px solid white;" title="crociera-dello-star-clipper-deshaies-basse-terre-guadalupa-caraibi-francesi" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/SP07132-300x199.jpg" alt="SP07132 300x199  Ai Caraibi sullo Star Clipper, lo svedese volante" width="300" height="199" /><br />
Così se il capitano russo (peraltro aiutato da un giovane marittimo italiano, comandante in terza, <strong>Ignazio D’Elia </strong>verace campano di Salerno) e le  sue capacità di marinaio<strong> rendono sicura la navigazione</strong>, le capacità di anfitrione di <strong>Rolando Lucci,</strong> toscano di Pietrasanta, ma abitante del mondo, con passato a Bahamas e casa in Thailandia, hotel manager della nave, rendono piacevole il soggiorno nell’hotel viaggiante. E’ lui che assicura che ogni passeggero abbia poderose colazioni al mattino, ricchi menù a pranzo e cena (elaborati e inventati da uno <strong>chef stellato Michelin f</strong>rancese), gustosi tea time al pomeriggio, non dimenticando lo spuntino di mezza mattina. Ed è ancora lui che a noi italiani rallegra lo spirito con racconti di vita di un certo fascino, e qualche lieve e sano pettegolezzo sulla vita di mare vista dal lato professionale. La sera, dopo la cena, di solito in navigazione, si sta tutti sul ponte superiore, nella grande area davanti al Tropical Bar a bere rhum, perchè siamo tutti marinai, a sentir suonare un maestro di piano bulgaro, a guardare le stelle.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>La crociera</strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-45835" style="border: white 20px solid;" title="crociera-star-clipper-sala-ristorante" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/SP07336-300x199.jpg" alt="SP07336 300x199  Ai Caraibi sullo Star Clipper, lo svedese volante" width="300" height="199" /><br />
Il primo impatto con la barca si ha sulla banchina del porto di <strong>Saint Martin</strong>, Mar dei Caraibi, parte integrante di <strong>Paesi Bassi, da una parte</strong> e <strong>dipartimento d’Oltremare francese dall’altra.</strong> Appena 88 kmq ridicolmente divisi in due. Un passo e devi cambiare lingua, moneta, abitudini, anche se l’isola ha la stessa pelle e la stessa anima e le <strong>due capitali,</strong> che i suoi abitanti non vedranno forse mai, stanno a <strong>dieci ore d’aereo</strong>: gli ultimi effetti del colonialismo. Il vantaggio è che si ha un volo diretto da Parigi, con <strong>atterraggio spettacolare su una lingua di terra</strong> su cui sono riusciti a disegnare un aeroporto. Al porto ci aspetta il <strong>Clipper</strong>. Una magnifica prua che si staglia dentro il sole al tramonto, una fiancata immensa tutta bianca, lo scheletro degli alberi sopra e i marinai che vanno e vengono con i bagagli. Scaletta fissata sul fianco, traballante come sono sempre le scalette delle barche, perché devi capire subito che niente d’ora in poi sarà più fermo sotto i tuoi piedi, e si arriva a bordo della nave.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong><img class="alignright size-medium wp-image-45837" style="border: 20px solid white;" title="ansa-marcel-bay-san-martin-caraibi" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/SP07342-300x199.jpg" alt="SP07342 300x199  Ai Caraibi sullo Star Clipper, lo svedese volante" width="300" height="199" /></strong><br />
<strong>Saint Martin</strong> è la prima della corona dei Caraibi, la più vicina a <strong>San Juan, Hispaniola </strong>e <a href="/tag/cuba" target="_self"><strong>Cuba</strong></a>. Da qui si snocciolano verso sud tutte le altre isole che tocca la crociera. Montagne all’interno fitte di boschi, una grande spettacolare laguna (divisa in due da un confine acquatico), alcune vaste baie, due minuscole capitali (Marigot e Philipsburg) convulse e rumorose come metropoli latine, qualche magnifica spiaggia bianca, una serie di ville principesche per ricchi americani, alberghi di grande livello, accompagnati dai casermoni del turismo quasi di massa. Ma anche pezzi di autenticità caraibica. <strong>Grand Case</strong>, per esempio, villaggio sul mare nella parte chiamata <strong>French Cul de Sac</strong>, ristorantini (in uno si mangia direttamente sulla spiaggia, cercatelo all’inizio sud del paesino), piccole boutique, piccole gallerie d’arte di artisti locali (o francesi fuggiti dal trambusto parigino), musica che sbuca da ogni angolo. Doveste un giorno fermarvi qui e passare una vacanza stanziale a Saint Martin, poco lontano da Grand Case c’è un magnifico albergo a quattro stelle, l<strong>’hotel Marquis</strong>, sistemato a mezza collina con una vista stratosferica sul mare e spiaggia a disposizione in basso. Una crociera non può essere un viaggio di conoscenza. C’è poco tempo. Si catturano emozioni, si diceva. Tutti a bordo, bella cabina, un oblò sulle onde, l’azzurro del mare e del cielo che si fondono nella cornice circolare di ottone. E si va.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-45839" style="border: white 20px solid;" title="spiaggia-di-pinney-nevis-caraibi" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/LP00790-300x199.jpg" alt="LP00790 300x199  Ai Caraibi sullo Star Clipper, lo svedese volante" width="300" height="199" /><br />
<strong> </strong><br />
Rotta a sud, si sfiorano <strong>Sint Eustatius, Saint Kitts</strong> per approdare a <strong>Nevis </strong>che con Saint Kitts costituisce uno Stato. Nevis è l’isola più piccola delle due. Un vulcano verde di vegetazione, piantato in mezzo alle onde, bordato di spiagge straordinarie lungo tutto il perimetro. Scendi a terra per fare un giro nelle bellezze naturali dell’isola o una passeggiata nel piccolo borgo di pescatori con le case di legno dipinte di azzurro, giallo e rosso che finiscono praticamente sulla spiaggia.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<img class="size-medium wp-image-45843 alignright" style="border: 20px solid white;" title="calibishie-dominica-caraibi" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/LP01025-300x199.jpg" alt="LP01025 300x199  Ai Caraibi sullo Star Clipper, lo svedese volante" width="300" height="199" /><br />
La <strong>seconda tappa è Dominica</strong>, sempre più a sud, ex colonia britannica, che si raggiunge in una lunga notte di navigazione tranquilla, Due minuti dopo l’attracco siamo su un microbus alla scoperta dell’isola, ma qualche ora dopo c’è il rischio di non voler risalire a bordo tanto l’isola è la cosa più vicina all’ideale di vita, teorico, che tutti inseguono. <strong>Magnifica Dominica</strong>. E’ la più semplice e pura di tutte le terre incontrate nel viaggio. Nessuna barca in rada, se ci sono turisti non si muovono a frotte; dei condomini di Saint Barth nessuna traccia. Silenziosa, quasi irreale come il<strong> Waitukubuli National Trail,</strong> il<strong> percorso naturale più lungo dei Caraibi</strong> che vaga dentro un <strong>paesaggio ancestrale</strong>. La chiamano Isola della natura, le sue foreste pluviali sono <strong>patrimonio dell’Unesco.</strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong><img class="alignleft size-medium wp-image-45849" style="border: white 20px solid;" title="Le-burg-iles-des-saintes-terre-de-haut-guadalupa-caraibi-francesi" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/LP01141-300x199.jpg" alt="LP01141 300x199  Ai Caraibi sullo Star Clipper, lo svedese volante" width="300" height="199" /></strong><br />
<strong>Les Saintes,</strong> la <strong>tappa successiva</strong> è a una decina di miglia. E’ un minuscolo arcipelago che fa parte delle isole della <strong>Guadalupa</strong>: 9 piccoli segni sulla carte geografica, un ambiente terrestre e marino magnifico. Lo Star Clipper è stato sistemato con maestria alla fonda in una baia azzurra di <strong>Terre-de-Haut,</strong> l’isola più grossa. Si va a terra con le lance di salvataggio che servono anche da navette. Tenero il paesino-capitale, pratico l’uso di noleggiare scooter ai turisti per vagare nell’isola. Un paio d’ore e si è vista tutta, compreso il<strong> Fort Napoleon</strong>, forte francese costruito sulle rovine di un forte inglese e un bagno nell’oceano davanti alla solita enorme spiaggia bianca.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong><img class="alignright size-medium wp-image-45854" style="border: white 20px solid;" title="_SP07103" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/SP07103-300x199.jpg" alt="la-perle-deshaies-basse-terre-guadalupa-caraibi-francesi" width="300" height="199" /></strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong>Guadalupa </strong>è ancora più vicina, così il capitano russo si diverte, a tirar su le vele e a fare un po’ di manovre, qualche virata, una strambata. E’ l<strong>’isola più grande della crociera</strong>, composta da due isole separate da un canale: <strong>Basse Terre </strong>e <strong>Grande Terre</strong>. Una buona strada asfaltata percorre completamente il suo perimetro. Serve un’auto, pochi dollari e i paesaggi caraibici sono un film senza sosta che si proietta sui finestrini.  Per arrivare fino alla capitale <strong>Pointe-à-Pitre</strong>, la metropoli: traffico, rumore, code ai semafori. Da rimpiangere tutto il resto.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-45858" style="border: white 20px solid;" title="english-harbour-e-falmouth-harbour-antigua-caraibi" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/SP07247-300x199.jpg" alt="SP07247 300x199  Ai Caraibi sullo Star Clipper, lo svedese volante" width="300" height="199" /><br />
La Star Clipper fa rotta a Nord verso <a href="/2010/11/antigua-caraibi-sottovento/" target="_self"><strong>Antigua</strong>.</a> Bella, piacevole; una via di mezzo tra i fasti di Saint Martin e la bellezza di Les Saintes, senza avere la semplicità austera di Dominica. “<em>Stavo a Parigi, prima</em>” mi dice un venditore di piccoli manufatti artigiani incontrato su uno spaiggione a ridosso di <strong>Falmouth Harbour</strong>, avrà trent’anni “<em>ero stressato e povero senza un perchè. Sono ancora povero ma non sono più stressato</em>”. Allo spiaggione ci si arriva con un taxi pubblico. Si aspetta davanti alla chiesa del villaggio e quando il solito microbus ha messo insieme sei o sette passeggeri, si va. Un euro e sei in un paradiso di sabbia e di palme.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<img class="size-medium wp-image-45860 alignright" style="border: 20px solid white;" title="ristorante-le-gaiac-hotel-le-toiny-ande-de-anse-de-toiny- saint-barthelemy-caribbean" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/SP07308-300x199.jpg" alt="SP07308 300x199  Ai Caraibi sullo Star Clipper, lo svedese volante" width="300" height="199" /><br />
Non resta che<strong> Saint Barth</strong>, la <strong>Saint Tropez dei Caraibi.</strong> Famosa anche solo per gli atterraggi spettacolari a cui sono costretti gli aerei per via di una pista cortissima che fa sfiorare ai carrelli una strada in cima ad una collinetta. Bella la città,<strong> Gustavia per via di un passato svedese</strong>, bellissimo il suo porto zeppo di yacht d’ogni forma e dimensione, bello l’interno, al solito verde e boscoso. Si va in giro con una Mini Cabrio chiudendo il tetto quattro o cinque a causa di quattro o cinque acquazzoni violenti che intristiscono il paesaggio. Siamo ripiombati nei Caraibi più turistici e frequentati e domani saremo di nuovo all’ombra dei condomini di Saint Martin. Magnifico viaggio, finito. “<em>Tutto finisce</em>” mi dice Rolando, l’hotel manager della nave. Non per lui, che dopo una puntatina in Thailandia o chissà dove, ricomincerà. E lo fa quasi da mezzo secolo. O giù di lì.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
Testo di Lucio Valetti     Foto di <a href="http://www.pitamitz.com/" target="_blank">Sergio Pitamtiz</a><br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.latitudeslife.com/magazine/46/magazine.php?code=latitudeslife" target="_self">Sfoglia il magazine</a> &#8211; <a href="http://www.latitudeslife.com/photogallery/?album=10&amp;gallery=185" target="_self">Vai alla photogallery</a> &#8211; <a href="http://www.latitudeslife.com/2012/02/ai-caraibi-sullo-star-clipper-lo-svedese-volante/2" target="_self">Vai alle info utili</a></strong></p>
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		<title>Cattedrale di Chartres, come un varco cosmico</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 16:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Latitudeslife</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella  Cattedrale di Chartres si celebra la luce. Quella colorata che dai rosoni e dalle finestre scintillanti buca l&#8217;oscurità del suo interno. E la magia che si rivela agli occhi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Nella  Cattedrale di Chartres si celebra la luce. Quella colorata che dai rosoni e dalle finestre scintillanti buca l&#8217;oscurità del suo interno. E la magia che si rivela agli occhi non appena si abituano al buio</strong></em><br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-45160" style="border: 20px solid white;" title="Chartres" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Chartres.jpg" alt="Chartres Cattedrale di Chartres, come un varco cosmico" width="640" height="425" /></p>
<p><strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff9900;"><strong><a href=" http://www.latitudeslife.com/magazine/46/magazine.php?code=latitudeslife" target="_blank">Sfoglia il magazine</a> &#8211; <a href="http://www.latitudeslife.com/photogallery/?album=12&amp;gallery=186" target="_self">Vai alla photogallery </a>- <a href="http://www.latitudeslife.com/2012/02/cattedrale-di-chartres-come-un-varco-cosmico/2" target="_self">Vai alle info utili</a></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
E’ questione di un attimo. Un momento prima la luce, la città, il sole dell’estate. Un momento dopo, un’ombra profonda in cui galleggiano fiori azzurri. Basta varcare la soglia della <strong>cattedrale di Chartres</strong> per ritrovarsi in una specie di caverna cosmica. Un’oscurità quasi totale, bucata da <strong>rosoni e finestre scintillanti</strong> come diamanti. Uno shock sensoriale che lascia senza fiato.<br />
Silenzio bisbigliante e frusciante nel buio. Folla di visitatori che vaga su un pavimento consumato da milioni di passi. <strong>Meraviglia sospesa nell&#8217;aria</strong>, ad altezza d&#8217;uomo, non distante dalla <a href="/2011/11/la-parigi-che-non-ti-aspetti/" target="_self">bella Parigi</a>, nella parte nordovest della <a href="/tag/francia " target="_self">Francia</a>. Mormorii di ammirazione, volti all’insù, braccia che si alzano, mani che indicano, telefonini che scattano foto, superobiettivi che inquadrano. Uno stupore sconvolgente che dura ininterrotto dal XIII secolo.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<img class="alignright size-medium wp-image-45161" style="border: white 20px solid;" title="Chartres-cattedrale" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Chartres-cattedrale-300x199.jpg" alt="Chartres cattedrale 300x199 Cattedrale di Chartres, come un varco cosmico" width="300" height="199" /><br />
Lentamente, man mano che gli occhi si abituano al buio, <strong>la Cattedrale prende forma</strong>. Si materializzano navate, colonne, transetto, coro, cappelle laterali. Le vetrate sono centosettantadue. Centosettantadue finestre per affacciarsi sui colori del paradiso. Centosettantadue pagine di un <strong>libro miniato</strong> per analfabeti, fatto di vetro e soffio divino. Alchimie gotiche hanno intrappolato nel vetro il segreto del fuoco. Hanno fuso luce e colore. Materia e trasparenza. Fiamma di cristallo ardente. Dopo un primo momento di ubriacatura, in cui tutto ciò che splende nell&#8217;ombra sembra essere fatto di cielo, ci si accorge che nel blu predominante, come su un oceano, galleggiano tanti altri colori. Schegge di luce solida, <strong>gemme perfette</strong> che compongono disegni geometrici e figure. Raccontano storie. Ma ciò che torna a rapire i sensi è ancora e sempre quell’incredibile blu. Limpido. Insondabile. Non semplice vetro dipinto, ma pietra alchemica che trasforma la luce. Processo perduto, capace di creare un tipo di azzurro che emette radiazioni nello spettro del rosso. Un blu soprannaturale. <strong>Il blu di Chartres</strong>.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-45162" style="border: white 20px solid;" title="Chartres-altare-cattedrale" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Chartres-altare-cattedrale-300x199.jpg" alt="Chartres altare cattedrale 300x199 Cattedrale di Chartres, come un varco cosmico" width="300" height="199" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
Antichi simboli il cui significato è andato alla deriva nella marea dei secoli, oggi appaiono come segni oscuri e misteriosi. Da un piccolo foro sulla<strong> vetrata di Saint Apollinaire </strong>il giorno del solstizio d’estate un raggio di sole arriva a colpire una lastra posta di traverso sul pavimento. In quel punto si trovava la statua di una Vergine nera. E il grande labirinto circolare che un tempo veniva percorso in ginocchio dai fedeli, imprime sul pavimento il suo arcano marchio indecifrabile. Sboccia nel centro in un fiore a sei petali.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
Ma non occorre andare a caccia di segreti nascosti. L’intero tempio ha in sé una bellezza assoluta che <strong>è essa stessa un enigma</strong>, perché nasce da elementi opposti. La luce e l’ombra. Il vuoto e il pieno. La delicatezza scolpita della cortina del coro e la massiccia potenza delle colonne. Il colore delle vetrate e il nero dell’oscurità che le avvolge. La pesantezza della pietra e la leggerezza del suo gotico volo verticale. La solida consistenza del vetro e il disegno luminoso che esso genera. La concretezza di <strong>un’opera materiale e razionale</strong> fatta da ingegneri, architetti, maestri vetrai, scalpellini, carpentieri e operai e la sublime, divina creazione che ne è risultata.<br />
<strong> </strong><br />
<img class="alignright size-medium wp-image-45163" style="border: white 20px solid;" title="Chartres-vetrate-cattedrale" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Chartres-vetrate-cattedrale-199x300.jpg" alt="Chartres vetrate cattedrale 199x300 Cattedrale di Chartres, come un varco cosmico" width="199" height="300" /><br />
La <strong>Cattedrale di Notre Dame</strong>, dal 1979 dichiarata  <a href="/tag/unesco" target="_self">patrimonio dell’Umanità dall’Unesco</a>, si erge come una corona all’apice dell’altura su cui si sviluppa il nucleo antico di Chartres.<br />
Come un tempo, si avvista da lontano, dai campi di grano della Beauce pianeggiante. Affascina con la medesima emozione. Poi attira, come un faro, su per le strade acciottolate in salita, tra antiche case e scorci medioevali, fino alla vasta piazza su cui spalanca i suoi magnifici tripli portali e il suo splendore di pietra chiara. Indica il cielo con <strong>le sue due torri diverse</strong>: una guglia romanica e una gotica. Si aggrappa alle nuvole coi suoi archi rampanti. Sorprende col suo duplice aspetto di severa fortezza e tempio armonioso. Arcangelo guerriero e sorriso di Madonna. Tanto luminosa all’esterno quanto oscura all’interno. Ancora opposti che si fondono.<br />
Venne <strong>costruita all’inizio del tredicesimo secolo</strong> sui resti di una precedente chiesa romanica distrutta da un incendio nel 1194. Dalle fiamme si erano salvati solo il portale ovest, detto Portal Royal, la cripta, le torri e alcune vetrate, tra cui la magnifica Notre Dame de la Belle Verriere. In meno di trent’ anni la chiesa fu ricostruita grazie ai fondi stanziati dalla classe aristocratica locale e alla manodopera gratuita prestata dalla popolazione. La breve durata dei lavori caratterizzò questo capolavoro del gotico con una eccezionale omogeneità di stile.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
Il sole illumina le vetrate. Dentro è una festa di luce. Bisognerà tornare di mattina quando le finestre rivolte a oriente prenderanno vita. Bisognerà tornare di pomeriggio per guardare il miracolo ripetersi sulla parete ovest. Bisognerà guardare come cambiano i toni nella luce che cambia. Bisognerà fermarsi davanti al prodigio dei raggi che piovono dall’alto. Oblique <strong>lame luminose di  colori cangianti</strong> in cui danza un pulviscolo d’oro. Passarci attraverso e sentirsi benedetti.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-45164" style="border: white 20px solid;" title="Chartres-giostra" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Chartres-giostra-300x199.jpg" alt="Chartres giostra 300x199 Cattedrale di Chartres, come un varco cosmico" width="300" height="199" /><br />
<strong> </strong><br />
Nella semioscurità si fa fatica a leggere la guida. Date, numeri, misure. No, non ora, meglio più tardi, seduti su una panchina dei giardini dell’antico Arcivescovado, sotto l’ombra verde dei tigli, affacciati, come su un balcone, sopra la città. Sul terrazzamento sottostante, erba e vialetti disegnano un labirinto che ricorda quello della Cattedrale. I bambini vi correranno dentro. Rumore di ghiaietta e risate. In alto, un cielo di un azzurro normale e rassicurante renderà facile la lettura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong></strong><br />
<strong></strong><br />
Ma ora, <strong>dentro questo blu ultraterreno</strong>, non si può far altro che fluttuare in una luce da via lattea, completamente immersi nell’incanto. Lo slancio gotico delle linee afferra l’anima e la trasporta in alto. Le indica il paradiso, le mostra i colori del giardino perduto, ci gioca a palla da un rosone all’altro, la lascia spiare dalle celestiali finestre-feritoie il volo degli angeli e poi la risputa giù. Uscendo fuori si riemerge da un tuffo profondo.<br />
Di nuovo la luce, la città, il sole dell&#8217;estate. Chartres, rosea e splendente, sorriderà del vostro stupore.<br />
<strong></strong><br />
<strong></strong><br />
Testo e foto di Giuliana Cavezzi e Antonio Corradetti<br />
<strong></strong><br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff9900;"><strong><a href=" http://www.latitudeslife.com/magazine/46/magazine.php?code=latitudeslife" target="_blank">Sfoglia il magazine</a> -<a href="http://www.latitudeslife.com/photogallery/?album=12&amp;gallery=186" target="_self"> Vai alla photogallery</a> &#8211; <a href="http://www.latitudeslife.com/2012/02/cattedrale-di-chartres-come-un-varco-cosmico/2" target="_self">Vai alle info utili</a></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><br />
<strong></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vacanze sulla neve: è tempo di snowboard</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 16:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Latitudeslife</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un panettone bianco illuminato da un freddo sole invernale, la tavola che scorre veloce mentre l’adrenalina aumenta: per chi ama le vacanze sulla neve, non c’è niente di meglio di...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>Un panettone bianco illuminato da un freddo sole invernale, la tavola che scorre veloce mentre l’adrenalina aumenta: per chi ama le vacanze sulla neve, non c’è niente di meglio di una discesa in snowboard. Ecco i dieci luoghi ideali per godersi il bello della tavola.</strong></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-45464" style="border: white 20px solid;" title="Austria_Arlberg" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Austria_Arlberg.jpg" alt="Austria Arlberg Vacanze sulla neve: è tempo di snowboard" width="640" height="428" /></strong><br />
<strong> </strong><br />
<span style="color: #ff9900;"><a href="http://www.latitudeslife.com/magazine/46/magazine.php?code=latitudeslife" target="_blank"><strong>Sfoglia il magazine</strong></a><strong> &#8211; <a href="http://www.latitudeslife.com/photogallery/?album=7&amp;gallery=183" target="_self">Vai alla photogallery </a></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff9900;"><strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><span style="color: #000000;">1. <strong>St. Anton </strong>(Austria)<br />
<strong> </strong><br />
Gli snowboarder più esperti avranno l’imbarazzo della scelta tra le innumerevoli possibilità di fuoripista a St. Anton in <a href="/tag/austria" target="_self">Austria</a>. Sentitevi liberi di scendere dal lato che <img class="alignright size-medium wp-image-45465" style="border: white 20px solid;" title="Austria_Arlberg_evoluzioni" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Austria_Arlberg_evoluzioni-300x195.jpg" alt="Austria Arlberg evoluzioni 300x195 Vacanze sulla neve: è tempo di snowboard" width="300" height="195" />preferite della <strong>Valluga</strong>, la cima più alta del comprensorio con i suoi 2.811 metri, e arrivate fino al paese scivolando sulla neve fresca: lato destro per panettoni più aperti, al centro per scarpate e canaletti naturali.<br />
Per una lunga discesa in pista, prendete la pista Vallugagrat, collegatevi alla Schindlerkar, alla Kandahar e infine alla Osthang, che riporta fino alla partenza degli impianti.<br />
Se amate le <strong>curve in conduzione</strong>, la mattina presto scivolate sulla neve ancora croccante delle piste Grun-St Anton e Standard-Platti, ai due lati della seggiovia Gamperbahn.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
2. <strong>Madonna di Campiglio</strong> (<a href="/2011/12/alto-adige-in-valle-aurina-tra-sci-e-spa-quando-la-montagna-incontra-la-bellezza-senza-tempo/" target="_self">Alto Adige</a>)<br />
<strong> </strong><br />
Con 150 km di piste, il comprensorio di Madonna di Campiglio e Pinzolo è l’ideale per lo snowboard.<br />
Tra le piste da fare, <strong>la famosa 3 tre</strong>, dove si tengono le gare della Coppa del Mondo di sci alpino.<br />
Se volete una discesa lunghissima, provate la 27, che dal Monte Spinale porta fino al paese. Curvate sicuri sulle piste perfettamente battute e assicuratevi di avere ripassato le lamine per affrontare la neve compatta delle Dolomiti.<br />
Munitevi di casco e fate un giro all’<strong>Ursus Snowpark</strong>, una delle aree migliori in Europa con 70mila mq di salti e attrezzature per tutti i livelli, dai principianti ai più esperti.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
3. <strong>Val Thorens</strong> (Francia)<br />
<strong> </strong><br />
Parte del vastissimo comprensorio Les Trois Valles, la Val Thorens è la più alta e la più divertente per gli snowboarder. Con la quantità di collegamenti possibili, sia i freeriders, sia gli amanti della pista battuta possono surfare per settimane senza mai ripetere lo stesso tratto.<br />
Il <strong>fuoripista</strong> più impegnativo va dalla cresta sul Col de la Montee Du Fond fino alla cima del Mont Brequin. Se non vi basta, scendete a sinistra dell’ovovia Cime Caron e godetevi l’immacolato verticale Combe de Caron. Troverete invece veloci e divertenti gobbette sotto le due seggiovie Cascades e Les 3 Valles.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-45466" style="border: white 20px solid;" title="Les 2 Alpes" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Les-2-Alpes-300x189.jpg" alt="Les 2 Alpes 300x189 Vacanze sulla neve: è tempo di snowboard" width="300" height="189" />Se amate <a href="/2011/12/savoie-mont-blanc-voglia-di-prime-nevi/" target="_self">sciare in pista</a>, iniziate la giornata sulla Moraine appena battuta e proseguite sulla Moutiere. Provate anche la Blanchot, più lunga, che si collega con la Tetras e termina in fondo alla seggiovia Plan de l’Eau.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><br />
<strong> </strong><br />
4. <strong>Alagna</strong> (Piemonte)<br />
Sotto le vette del Monte Rosa, in Valsesia, Alagna è il paradiso del freeride: ripidi couloirs, soffici panettoni, ampi spazi di neve polverosa e chilometri di percorsi più dolci si snodano tra laghi alpini e pascoli, regalando il panorama fantastico del Parco Naturale della Valsesia.<br />
Tutti <strong>i fuoripista del Monte Rosa partono da Indren</strong>, a 3275 m, da cui si può osservare un panorama mozzafiato prima di scendere in libertà tra ampi valloni e stretti canalini.<br />
Per scendere in sicurezza e non deturpare le montagne rischiando di provocare valanghe, è meglio radunarsi in gruppetti e farsi accompagnare da una guida alpina del posto.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p>5. <strong>Verbier</strong> (Svizzera)<br />
<strong> </strong><br />
Paradiso per gli snowboarder di tutti i livelli, il comprensorio di Verbier attraversa quattro valli spettacolari con oltre 400km di tracciati.<br />
Dalla cima dell’ovovia <strong>Mont Fort</strong>, prendete il fuoripista alla destra dell’impianto Col des Gentianes, attraverso i pendii ripidi e intriganti dell’area Tortin. Se preferite i canali più stretti, nell’area Tracouet potrete zigzagare tra le gobbe sotto l’ovovia Plan du Fou.<img class="alignright size-medium wp-image-45467" style="border: white 20px solid;" title="Freestyle -  Les 2 Alpes" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Freestyle-Les-2-Alpes-300x189.jpg" alt="Freestyle Les 2 Alpes 300x189 Vacanze sulla neve: è tempo di snowboard" width="300" height="189" /><br />
Da fare, è anche l’uscita in elicottero: una guida vi accompagnerà fino alla cima Petit Combin e poi giù in un tuffo di fresca che termina a valle. I tour sono organizzati per gruppi di massimo sei snowboarders, rigorosamente esperti.<br />
<strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">6. <strong>Alpe d’Huez</strong> (Francia)<br />
<strong> </strong><br />
La scelta di tracciati in Alpe d’Huez è davvero enorme: andate in alto se volete pendii ripidi, come sul Pic Blanc, la vetta che domina il comprensorio con i suoi 3.300 metri. Da qui parte <strong>la lunghissima La Strenne</strong>: 16 km e oltre un’ora d’emozione giù per l’omonimo ghiacciaio. Se volete provare il brivido dello snow al chiaro di luna, su richiesta si organizzano anche uscite notturne guidate.<br />
E per chi ama il freestyle, ci sono ben due snowparks: uno per principianti a sinistra della seggiovia Lac Blanc e uno più difficile, lungo oltre 1.500 m vicino alla Ba Bars, con boardercross, half pipe e una moltitudine di salti.</p>
<p><strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">7. <strong>Les Deux Alpes</strong> (Francia)<br />
<strong> </strong><br />
Con un dislivello di 2.300 m, le piste a Les Deux Alpes comprendono ampie spianate di neve fresca, gole naturali e discese a strapiombo, ma anche aree più semplici per principianti.<br />
Con la funicolare Dome Express si arriva in alto sul ghiacciaio Mantel e si accede al tracciato scenico Lauze: per andare ancora più su, prendete gli impianti Trifides e Girose.<br />
Gli <strong>amanti delle acrobazie</strong> saranno in paradiso nello snowpark Terrain Park a La Toura, con i suoi salti altissimi, le rail, i box e l’half pipe. Potrete anche cimentarvi <img class="alignleft size-medium wp-image-45468" style="border: white 20px solid;" title="Austria_Arlberg-snowboard" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Austria_Arlberg-snowboard-300x198.jpg" alt="Austria Arlberg snowboard 300x198 Vacanze sulla neve: è tempo di snowboard" width="300" height="198" />nel boardercross lungo un km, che spesso fa da terreno a numerose competizioni internazionali. C’è anche un’area più facile per chi vuole imparare e la possibilità di prendere un maestro per affinare la tecnica freestyle.</p>
<p><strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">8. <strong>Val Gardena</strong> (Alto Adige)<br />
<strong> </strong><br />
Nella splendida cornice rocciosa delle <a href="/tag/dolomiti" target="_self">Dolomiti</a>, snowboarders esperti e amanti della tavola hard si sentiranno leggeri e veloci sulle loro lamine affilate.<br />
Partite la mattina presto e girate per 40km intorno al Gruppo del Sella nel tour Sella Ronda, da fare sia in senso orario che in senso antiorario. Cartina alla mano, in poco più di mezza giornata attraverserete le valli Gardena, Alta Badia, Val di Fassa e Arabba senza mai passare due volte dalla stessa pista. Ricordatevi di prendere velocità perché nei collegamenti ci sono tanti tratti semipianeggianti, dove altrimenti occorre scarpinare.<br />
Chi è a un livello intermedio apprezzerà le piste <strong>in cima al Passo Sella e Col Rodeia</strong>. Ottima anche la parte vicina al Seceda, sul versante che porta a Ortisei: spaziosa e sempre al sole.</p>
<p><strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">9. <strong>Pila</strong> (Valle d’Aosta)<br />
<strong> </strong><br />
Immersa in un bosco di abeti a 1800 metri d’altezza, Pila ha fuoripista per tutti i gusti: illuminati dal sole nella parte alta, e poi all’ombra tra gli alberi.<img class="size-medium wp-image-45470 alignright" style="border: 20px solid white;" title="acsu081" src="http://www.latitudeslife.com/wp-content/uploads/Snowboard-aux-2-Alpes-199x300.jpg" alt="Snowboard aux 2 Alpes 199x300 Vacanze sulla neve: è tempo di snowboard" width="199" height="300" /><br />
Per un <strong>divertimento senza fine</strong>, scendete dalla Platta de Grevon fino a Plan de l’Evve, dove potete prendere il tapis roulant per tornare su e rifarlo.<br />
Se vi piace il freestyle, non perdetevi lo snowpark Area EFFE: quasi 700 metri di ail, box e salti affacciati sulle spettacolari Alpi Valdostane.</p>
<p><strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">10. <strong>La Thuile</strong> (Valle d’Aosta)<br />
<strong> </strong><br />
Grazie alle esposizioni favorevoli delle montagne in quest’ultimo tratto di Valle d’Aosta prima della Francia, a La Thuile la neve fresca resiste per buona parte della stagione.<br />
Scaldatevi con gli <strong>11 km della pista 7</strong>, che parte da Chaz Dura e conduce in una vallata spettacolare e isolata, e poi dedicatevi al freeride.<br />
Tra i fuoripista più conosciuti, la Bella Valletta parte da Mont Valaisan e si snoda lungo diverse valli fino a scendere in paese. Unica pecca, una scarpinata di circa 20 minuti per risalire una cresta, ma si sa che a volte bisogna faticare un po’ per guadagnarsi una discesa ancora vergine.<br />
A <strong>Chaz Dura</strong>, invece, si può scegliere tra diversi percorsi lungo una spianata di pendii aperti che terminano nei boschi vicini alle piste. Questo fuoripista è una garanzia: esposto a nord, mantiene la neve abbondante e polverosa.<br />
Chi ama zigzagare tra gli alberi, può scendere nei boschi di la Suches, facili e sicuri, dove ogni curva è un piacere.</p>
<p><strong> </strong><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Link utili:</strong> <a href="http://www.austria.info" target="_blank">Uffici del Turismo austriaco</a>, <a href="http://www.turismo.vda.it/it/ufficio-regionale-del-turismo.html" target="_blank">Ufficio del Turismo Valle d&#8217;Aosta</a>, <a href="http://www.suedtirol.info/it/" target="_blank">Ufficio del Turismo Alto Adige</a>, <a href="http://www.myswitzerland.com/it/verbier.html" target="_blank">Ufficio del Turismo Verbier</a>, <a href="http://www.2alpeservices.com/pag1itfr.htm" target="_blank">Les deux Alpes</a>, <a href="http://www.france-voyage.com/francia-comuni/l-alpe-d-huez-86216.htm" target="_blank">Alpe d&#8217;Huez</a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Testo di Giorgia Boitano. Foto archivio</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff9900;"><strong><a href="http://www.latitudeslife.com/magazine/46/magazine.php?code=latitudeslife" target="_blank">Sfoglia il magazine</a> &#8211; <a href="http://www.latitudeslife.com/photogallery/?album=7&amp;gallery=183" target="_self">Vai alla photogallery</a></strong></span></p>
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