LA CORNICHE AUSTRALIANA

GREAT Ocean Road è un balcone sull’Oceano, una lunga pista panoramica sul mare.  Un mix di meraviglie naturali, come la foresta pluviale, le alte scogliere calcaree, le spiagge lunghissime, le onde altissime per i surfer. E, appena dietro, i vulcani e le montagne degli aborigeni.

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Victoria: tramonto primaverile

Quando tornarono dal fronte, dopo quei lunghi anni in Europa a combattere per re Giorgio V, i veterani dovevano essere reinseriti. Alcuni di loro, armati di pala e piccone, costruirono una strada costiera, dal 1919 al 1932. Nacque così, la Great Ocean Road, 400 chilometri da Torquay a Warrnanmbool, dedicata ai caduti del Dominion. Una strada che ricorda la corniche costazzurresca, con punti panoramici di una bellezza assoluta, e con il vantaggio che qui non si è costruito molto, per cui il verde, nelle sue varie sfumature, predomina. Basta parlare del Great Otway National Park, con la foresta pluviale lussureggiante in riva all’oceano, per capirsi.

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Koala

I grandi eucalipti, dove il koala si insedia come un atleta sulle pertiche, e il sottobosco di gigantesche felci, sono uno spettacolo grandioso. Già, il koala (Phascolarctos cinereus), marsupiale, arboricolo notturno, dorme e mangia foglie, si accoppia quando la femmina ha scelto dopo una serie di prove, e ci mette solo 25 giorni a far nascere il cucciolo, come se volesse sgravarsi rapidamente di quel compito, e tornare a dormire. Lungo la costa, spiagge immense, dove passa il Great Ocean Walk, e l’Otway Light station, il vecchio faro del 1848, per una costa che è una trappola per la navigazione. Guidava le navi attraverso la ‘cruna dell’ago’, lo stretto passaggio da ovest verso Melbourne.

E che dire dei 12 Apostoli nel Port Campbell National Park? Spilloni calcarei acuminati che spuntano dal mare, imbiancati dai flutti, disposti come gli apostoli di Leonardo all’Ultima Cena. Un breve volo in elicottero permette di rendersi conto dell’erosione, della forza dell’oceano contro una costa fragile, iniziata 20 milioni di anni fa. Più avanti, infatti, il London Bridge è crollato (da poco tempo), e il mare continua a ruggire nello scoglio bucato, offrendo una magnifica dimostrazione della dinamica dei liquidi.

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i 12 "apostoli"

Ma ce n’è per tutti. Le alte onde hanno fatto sì che questa venisse chiamata Surf Coast, in particolare Torquay, con le sue spiagge Rip Curl e Quicksilver. C’è un museo del surf, ci sono negozi dedicati, un festival a Pasqua. Ci sono i villaggi di vacanza, come Cumberland River, Wye River, Kennett River, Skenes Creek. E poi Warrnambool, la ‘città delle balene’, che vanno a riprodursi a Logan Beach da maggio a settembre, dopo avere passato l’estate a nutrirsi di plancton in Antartico. Ci sono piattaforme di avvistamento.

Non lontano, la Tower Hill game reserve, il primo parco dello stato di Victoria, istituito nel 1892. Si tratta di un vulcano attivo 30mila anni fa, che ha formato un cratere a imbuto, in parte coperto da laghi e isole. Un ambiente ‘magico’, legato agli aborigeni, che ancora oggi gestiscono il parco, raccontando della medicina tradizionale (hanno dei prodotti da vendere), del boomerang, delle leggende. E mostrando le piante dalle quali prendono i loro rimedi, e gli animali, emu, canguri, koala, opossum.

Poi si lascia la costa, per inseguire il profilo irregolare dei Grampians, una catena montuosa spettacolare, un parco nazionale (Gariwerd) con cascate e laghi, fiori selvaggi e animali. E siti aborigeni, come nel caso di Brambuk, un’area che comprende almeno sessanta siti di pitture rupestri, con più di quattromila motivi diversi, la più grande dell’Australia meridionale. Sul calcare rossiccio, spiccano le ‘impronte’ di mani, le silhouette di uomini e animali, che testimoniano la vita a partire da 22mila anni fa. Si può fare un tour guidato alle pitture rupestri, e provare a capire ascoltando la cosmogonia aborigena o guardando come si costruisce e si colora un boomerang. Poi si passa alla valli delle viti e degli olivi, come la Wartook, e fa specie vedere i canguri saltellare non lontano dai filari. È la Terra Australis, la terra delle sorprese. Nga keenatt. Benvenuti. Come lo dicono da queste parti.

Testo e foto di Valerio Griffa

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