Se la terra ruota sotto i piedi…

…siamo esattamente al Polo Nord geografico. Un luogo di incredibile, essenziale bellezza. Un deserto bianco attraversato da crepe e dune di ghiaccio. Che raccontano il passato e prevedono il futuro del mondo.

Sbarco al polo nord
Sbarco al polo nord

Io amo il caldo; pare un paradosso ma è proprio così. Eppure quando arriva aprile sento forte il richiamo del Nord , come chi lo sente della foresta o chi soffre il Mal d’Africa. E quando dico nord non m i riferisco né al Canada, all’Alaska, all’Islanda o alla Norvegia. Ma proprio al Polo Nord.

Cani da slitta
Cani da slitta

Dal 2004 ogni anno sono ritornato sulla calotta polare artica, attratto da quel non- luogo che è il Polo Nord Geografico. Ho percorso lunghi tratti a piedi, con gli sci, su slitte trainate dai cani. E ho sorvolato il pack con l’elicottero per centinaia di chilometri intorno ai 90°di latitudine Nord. E’ un ambiente bellissimo e intatto con un fascino assolutamente unico, in grado di trasmettere fortissime emozioni che ogni anno riesce a commuovermi. Tutto è particolare, diverso, assolutamente unico: lo scricchiolio dei passi, il sibilo del vento, l’urlo del ghiaccio, il colore del cielo e la sua curvatura all’orizzonte. Il sole è sempre li, immobile,  a mezza altezza appeso a un gancio invisibile. Quando il cielo è limpido il sole risplende accecante, incastonato in un fondale blu tanto intenso quanto provvisorio. Bastano dieci minuti  di vento rabbioso e il panorama muta drammaticamente: il cielo si vela, la temperatura crolla e il sole diventa un magico alone pallido di luce riflessa.Non esiste fuso orario al Polo Nord Geografico. Ognuno può portarsi  la sua ora da casa. Il corpo si adatta velocemente, la fame e il sonno sono  stimoli sempre più confusi. Camminando sul pack, increduli di fronte al fascino del paesaggio più integro e vergine pel pianeta ci si dimentica di mangiare e di dormire.

Aprile è l’unico mese in cui si può vivere sulla calotta polare artica. Comincia il gradevole semestre dei giorni di 24 ore di luce, mentre  la temperatura è ancora sufficientemente bassa da garantire la compattezza e la stabilità del ghiaccio e quindi la possibilità di allestire la base di tende dove vivere e la pista su cui  atterrare con aerei ed elicotteri. Negli ultimi anni, però, si è registrato un progressivo innalzamento delle temperature massime e sempre più frequentemente si aprono profonde fenditure nella calotta polare artica.

Pack dalla mongolfiera
Pack dalla mongolfiera

Nell’aprile 2004, quando vi sono stato per la prima volta, al Polo Nord Geografico non ho mai registrato temperature massime superiori ai -20°C e il pack molto raramente mostrava spaccature. Già nel 2005 in alcuni giorni le temperature raggiungevano i   -15°C e addirittura i -10°C nel 2006. Inoltre, percorrendo e sorvolando la calotta artica, il numero e l’ampiezza delle fenditure cresceva notevolmente.

Nel 2007, poi, si è verificato un fenomeno addirittura incredibile. Per alcune ore la temperatura massima ha sfiorato 0°C e si è alzata una tormenta di neve. Un fatto che ha letteralmente sbalordito gli scienziati presenti alla base. Il 2008 e il 2009, invece, sono tornati a essere anni di freddo più stabile, con minore impatto in termini di oscillazioni termiche sulla stabilità del pack. Curiosamente, invece, dal 2004 non ho mai registrato  innalzamenti delle temperature minime, che si sono sempre attestate intorno ai -45°C generando, a seconda degli anni, escursioni termiche e sollecitazioni statiche alla calotta polare artica di diversa intensità.

Oramai non ci sono più dubbi: il pianeta si sta scaldando anche se sembra che la calotta polare artica abbia un suo microclima molto complesso, di natura ciclica, il cui equilibrio è regolato anche da molti altri fattori ambientali. Al mio prossimo appuntamento con i 90°N, nel 2010, mi attende uno spettacolo sempre uguale e sempre diverso,  unico e irripetibile. Perché in estate la calotta polare si scioglie quasi completamente, per poi ricompattarsi, nei mesi più freddi, in paesaggi ogni volta differenti. Perfetta metafora immobile di una vita in continuo movimento, come un samsara scolpito.

Testo e foto di Fabio Chisari

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