PERCHE’ HAITI?

TERREMOTO HAITIUna nave da crociera attracca , alla Labadee Beach di Haiti, a meno di 100 chilometri dall’epicentro del sisma. Dove ancora si scava per estrarre dalle macerie corpi e magari anche superstiti. I turisti sbarcano e fanno il bagno, come se nulla fosse. Come se i 200 mila morti presunti – la cifra potrebbe essere ritoccata al ribasso, ma probabilmente lo sarà al rialzo – non contassero nulla. E’ paradossale davvero, per non usare un altro aggettivo, il terremoto che ha sconquassato Haiti.

L’isola caraibica è divisa in due paesi, quello ricco della Repubblica Domenicana e quello povero, instabile, violento di Haiti. Ma chi non sarebbe arrabbiato se a poche centimetri da casa proprio i propri fratelli vivessero in condizioni nettamente più agiate? Il primo non è stato minimamente sfiorato dalla tragedia, il secondo è stato quasi interamente raso al suolo. Come se qualcuno lassù o là dentro, nelle viscere della Terra, lo sapesse benissimo.

Neanche la natura usa la livella! Tutto è crollato a causa del sisma, anche i palazzi bianchi coloniali “francesi” ottocenteschi di quell’antico porto di caffè che fu la capitale Port Au Prince, come tasselli di un domino. Eppure erano vestigia degne di suscitare interesse, di convogliare turisti anche da questa parte dell’isola, quella senza resort, che possiede acque altrettanto limpide, in cui i bambini vanno a fare il bagno, nel senso che si lavano nelle acque azzurre dell’Oceano Atlantico. Sono giorni nefandi. Non bisogna essere ipocriti, condannare gli sciacalli che rovistano tra le macerie per partito preso o chi ruba medicinali e cibo nei centri di distribuzione.

La fame, anche quella di giustizia e di eguaglianza, spiega se non giustifica gesti estremi. Sicuramente il turismo continuerà senza alcuna ricaduta, salvo magari in  queste prime settimane, nella Repubblica Domenicana, come è giusto che sia, specialmente in questi mesi invernali e nella prossima primavera. Gli aiuti umanitari giungeranno altrettanto rapidamente ad Haiti, dove già i medici, gli operatori sanitari italiani stanno mostrando ancora una volta la propria vocazione ad aiutare chi soffre. Una vocazione propria degli italiani Però una cosa i viaggiatori e turisti di tutto il mondo potrebbero e dovrebbero fare.

Non solo compiere un gesto economico, se lo ritengono opportuno, ma anche e soprattutto, quando programmeranno una vacanza in Repubblica Domenicana – nella speranza che questa tragedia induca gli Stati Uniti ad aiutare Haiti creando strutture per renderla recettiva al turismo – , recarsi dall’altra parte. “Spendere” tempo a parlare, osservare la realtà “sorella” di quella domenica, e anche tuffarsi nell’altro mare, altrettanto blu. All’inizio magari sarà pericoloso, sconsigliato – bisogna vedere quello che accadrà nei prossimi anni post terremoto –  ma non si può più ignorare l’altra metà che sta sotto lo stesso cielo. Come invece hanno fatto i crocieristi.  

Testo Luca Bergamin

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