Oltre le Ande

Riserva di Manglares di Thumbes
Riserva di Manglares di Thumbes

I più attrezzati indossano stivali di gomma e guanti da lavoro, che comunque non facilitano i movimenti nella melma e tra le mangrovie. Quando individuano una tana devono infilare la mano, spesso oltre il metro di profondità, per stanare il granchio. Così capita di vederli sdraiati nel fango con il braccio completamente immerso che spingono, spingono con tutte le forze per recuperare i pochi centimetri necessari alla presa sul robusto crostaceo, che  notoriamente si difende con la poderosa chela. Sempre ammesso che in tana ci sia davvero. Difficile immaginare lo stato fisico e mentale di questi stoici cacciatori a fine giornata, la pelle cotta dall’acqua, le ferite inferte  dalle tenaglie dei loro rivali, i reumatismi che incalzano e i muscoli distrutti e impregnati dal puzzo di fango stagnante. L’immenso parco giunge fino al mare e, grazie a un piccolo motore 15 cv Yamaha, si arriva proprio di fronte all’oceano. Qui l’acqua diventa profonda e pescosa; i piccoli canali diventano grossi bacini e la vegetazione lascia spazio a spiagge sabbiose dove, tempo  permettendo, ci si può fermare per un pic nic e per fare il bagno. Questo è il confine, la border line del Norte: a sinistra il Perù, a destra l’Ecuador, di fronte il Pacifico. Di nuovo sulla Panamericana in direzione sud, abbandonando i boschi di palude per raggiungere la riserva di Chaparri che si trova ai piedi dell’omonima spettacolare montagna sacra. La riserva è completamente isolata e per visitarla bisogna prenotare e pagare una quota d’ingresso. Non è statale ma privata: un perfetto progetto di ecoturismo nato dalla generosità e dall’intuizione di un proprietario terriero che ha assegnato in gestione 35.000 ettari di foresta arida alla popolazione locale. Con i proventi dei visitatori viene garantita la sopravvivenza e l’emancipazione dell’intera comunità e vengono protette le risorse naturali e le specie animali minacciate dall’estinzione. La visita può essere fatta in giornata, ma per godere appieno della meraviglie naturali è consigliabile fermarsi almeno due giorni. Per questo sono stati costruiti degli eco-lodge, nel cuore della riserva e nei pressi del fiume; dodici bungalow con bagno privato, spartani ma funzionali, perfettamente integrati nella vegetazione circostante. Compresi nel soggiorno: pranzo, cena e colazione. Ci si sveglia all’alba, con il canto degli uccelli. La prima tappa obbligata è vicina agli alloggi, dove il fiume forma un’ansa e una cascatella: nelle primissime ore del mattino si possono osservare decine e decine di colibrì che, per nulla infastiditi dalla presenza dell’uomo (è comunque necessario stare fermi a qualche metro), intrecciano caroselli tra gli schizzi d’acqua, e si fermano sulle pietre per lisciare le piume e bere prima di partire alla ricerca di fiori e nettare. I colibrì sono quasi sempre in movimento, si tratta dunque di un’occasione unica e speciale. Unica, come il ponte di corde che conduce alla “zona relax” per una super colazione con frutta freschissima e ogni sorta di cibo cucinato al momento da una famiglia che lavora come guardaparco. Un breakfast delizioso con ospiti a

Chaparri
Chaparri

sorpresa: una coppia di volpi che si avvicinano furtivamente attirate dal profumo. Il sole si è alzato e il clima è perfetto, 28 gradi e tempo secco. Rifocillati a dovere c’incamminiamo  nella zona più verde, vicino al corso d’acqua, per poi dirigerci verso l’interno.  La vegetazione cambia: i grandi alberi lasciano lo spazio ad arbusti e cactus. Ci stiamo inoltrando nella zona degli orsi andini, meglio conosciuti come orsi dagli occhiali, specie seriamente minacciata per la perdita del loro habitat e a causa della caccia illegale. La guida ci spiega che nel parco ce ne sono molti in libertà, ma non è scontato che si possano avvistare ed avvicinare. Così, a scanso di delusioni, ci porta nell’area cintata degli orsi  che arrivano feriti o malnutriti. Chaparri è l’unico centro di soccorso e riabilitazione del Perù e al momento ospita tre orsi, uno soffre di reumatismi, l’altro si era ferito a una zampa e la femmina è solo molto vecchia e non riuscirebbe a procurarsi il cibo da sola. Buffi e simpatici, viene voglia di coccolarli, anche perché decisamente più piccoli e mansueti dei cugini bruni; questi ricordano la taglia dei Panda, con una mascherina bianca che ispira immediata simpatia. Lungo il sentiero degli sciamani l’atmosfera è molto particolare e l’aria fragrante. Siamo sulla montagna sacra del Chaparri dove un tempo, assuefatti al cactus allucinogeno San Pedro, gli “uomini della medicina” visitavano e curavano con riti magici e pozioni misteriose. Ma la testa è rivolta agli orsi. Sarebbe un peccato arrampicarsi fin quassù solo per vederne tre in cattività e per giunta ospedalizzati. Il pensiero persiste, anche se la bellezza del paesaggio confonde. E finalmente… eccoli! Due esemplari in cima a una pianta: questi sono liberi, sani e nel loro habitat autentico. Ma non è finita, nel corso della giornata si vedranno altri orsi, e uno addirittura ci attraverserà la strada a poche decine di metri. Emozionante, come la scorta del condor che ci seguirà nell’ ascesa al punto panoramico da cui si domina l’intera vallata. La sera a cena si parla della giornata memorabile e dei nostri incontri: colibrì, orsi, volpi, condor e una quantità notevole d’uccelli e rettili. Fantastico Chaparri, varrebbe la pena di restare ancora qualche giorno in quest’oasi di natura e pace, ma domani mattina si parte per un’altra avventura… to be continued!

Testo e foto di Giovanni Tagini www.giovannitagini.com

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