Se i Sassi non sono semplici pietre

Chiesa rupestre di Santa Maria della Virtù
Chiesa rupestre di Santa Maria della Virtù

sostituiscono molte strade, macchiate da ciuffi di fiori dai colori violenti, sono i soggetti preferiti dai pittor, che trovano ispirazione nei contrasti che la città offre. Muta, ingessata, dolente, immersa nel caldo soffocante dei giorni d’estate, la sera si trasforma in un magico presepe animato da voci sommesse, quando gli abitanti di Matera si riversano fuori dalle loro case in cerca di fresco. Le strade e le piazzette, deserte nei pomeriggi torridi, si gremiscono di gente; chiacchiere e risate rianimano gli austeri palazzi addormentati e arroventati. La città intesa come il salotto di casa, illuminata da luci giallastre, si immerge in un’atmosfera da fiaba. Matera è stata prima scavata nel tufo e in seguito con esso edificata sul piano. Le sue pietre, che escono dalle cave squadrate, sono intagliate, spezzate e sagomate per ricavare comignoli, mascheroni da fontana, cornicioni, gradini, statue, croci e sono ancora largamente utilizzate per ristrutturare gli edifici costruiti in stile tradizionale. Matera è una città tridimensionale concettualmente atipica: due sono le dimensioni visibili, manca la profondità. Che è la terza dimensione nascosta nelle viscere dei Sassi. Fu il punto di incontro di diverse fedi religiose, latina e greca soprattutto, che vi radicarono alla ricerca di luoghi più sicuri, lasciando il segno delle loro civiltà. Centinaia di chiese scavate nella roccia e affrescate in stile bizantino, dall’atmosfera arcaica e mistica, piante di basiliche, facciate austere e statue in legno dipinto ornano i viottoli e le scale dei Sassi. Sono circa centocinquanta i siti di culto strettamente legati a ogni fase storica, sociale e religiosa del territorio. Nel patrimonio delle chiese rupestri materane, coesistono componenti etniche, religiose e istituzionali dell’area: monasteri, santuari e antiche parrocchie possedevano, gestivano e officiavano nelle chiese rupestri. Questi luoghi di culto rispondevano al bisogno della popolazione, sparpagliata su un territorio molto vasto, di un luogo di incontro, svolgendo quindi anche un importante ruolo sociale. Le pareti scabre delle cripte venivano livellate con uno strato di fango grasso, su cui si tracciava la linea di contorno delle figure. Poi il colore, diluito in acqua di calce, veniva diffuso nelle varie zone. Lo stile bizantino dei dipinti é dovuto sia agli spunti che gli artisti locali traevano da icone e codici miniati, sia alla presenza effettiva di artisti bizantini. La pittura rupestre è strettamente

Interno di un sasso nel distretto di Casalnuovo
Interno di un sasso nel distretto di Casalnuovo

collegata all’architettura: a volte sono state ideate e realizzate contestualmente, altre volte è stata la struttura architettonica a suggerire l’impostazione compositiva dei dipinti. Ogni angolo di questo giardino di pietra è un oggetto d’arte. E infatti sono molti gli artisti che risiedono a Matera, stregati dall’energia emanata dalle sue pietre, affascinati dalla sua lunga e silenziosa storia. Tra loro lo scultore Antonio Paradiso, la cui opera, “Mausoleo ad Icaro”, svetta alta sopra il Parco Scultura La Palomba in una vecchia cava di tufo e giovani artisti come la pittrice Loredana Andrisani. Una volta all’anno, in occasione della festa di Maria Santissima della Bruna, un carro di cartapesta sfila per la città. Una delle leggende sull’origine di questa festa narra di una ragazza sconosciuta, apparsa a un contadino che rientrava a Matera dopo la giornata di lavoro nei campi. La fanciulla chiese all’uomo un passaggio sul suo carro e questi, dopo averla accompagnata fino alle porte della città, stupefatto la vide trasformarsi in statua. Era la Vergine che salutò l’incredulo contadino con queste parole: “Così, su un carro addobbato, voglio entrare ogni anno nella mia città”. E da allora il 2 luglio di ogni anno viene accontentata su un fastoso carro di cartapesta, la cui preparazione, a partire dai bozzetti presentati da diversi pittori, richiede un anno di lavoro. E dura un nulla: al termine della sfilata è tradizione che i fedeli si avventino sul carro strappandone brandelli come trofei, facendolo scomparire in un amen. Nei muri di tufo si aprono piccoli ristoranti e negozi: l’artigianato è importante nell’economia di Matera e contribuisce a mantenere vive tradizioni secolari. Sono famose

Il pittore Michelangelo Pentasuglia lavora al suo carro
Il pittore Michelangelo Pentasuglia lavora al suo carro

le riproduzioni dei Sassi di Eustachio Rizzi scolpite nel tufo, gli oggetti di terracotta dipinti da Vincenzo Melodia e gli zufoli tradizionali prodotti da Marco Brunetti. Ospitato dallo storico Palazzo Ridola, il Conservatorio di musica di Matera e’ una delle principali istituzioni culturali della città. Fu istituito nel 1965 e intitolato al compositore materano Egidio Duni compagno di studi di musicisti come Pergolesi, Paisiello e Piccinni e la sua fama di eccellenza attrae studenti da tutto il mondo. La cucina materana è basata sulla qualità e sul sapore dei suoi prodotti ortofrutticoli: sul suo olio dal sapore deciso, sui suoi vini generosi e sulle caratteristiche dei suoi pascoli, che permettono la produzione, spesso ancora artigianale, di formaggi unici. Come il burrino, nato per conservare a lungo il burro, costituito da uno strato superficiale di pasta filata e da un cuore di burro. Viene prodotto con latte di vacca podolica, animale allevato allo stato semi-brado, che dà un latte eccezionale ma in scarsa quantità. O il caciocavallo, ottenuto dalla seconda cottura della cagliata dello stesso tipo di latte. Gli accostamenti gastronomici sono spesso sorprendenti, con largo impiego di fichi, uva sultanina e menta insieme a sapori piccanti e salati nei primi piatti, pesce, pecora o capretto nei secondi. I dolci sono a base ancora di fichi, grano, miele e mosto. Al di là della Gravina si spalanca l’altipiano della Murgia Materana protetto dal Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano. Un territorio roccioso, aspro e spoglio, solcato da profonde gravine, pietraie e strapiombi. E tuttavia è proprio questa ostilità che ha aiutato a preservare un’insospettabile ricchezza naturalistica, che si può esplorare seguendo uno degli svariati itinerari proposti e mantenuti dall’Ente Parco. Sulle rocce calcaree si aggrappano ciuffi di timo

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