Suggestioni d’Indocina – Thailandia, Laos e Cambogia

Ayutthaya - Thailandia
Ayutthaya - Thailandia

Laos e Cambogia stanno diventando un itinerario sempre più attraente per migliaia di viaggiatori. La loro collocazione geografica e la relativa facilità dei collegamenti con la gettonatissima Thailandia stanno rapidamente cambiando l’aspetto e lo sviluppo di queste terre. Noi abbiamo cercato di personalizzare il nostro viaggio per non renderlo uno spezzatino di spostamenti aerei mordi e fuggi. Dall’aeroporto Suvarnabhumi è stato abbastanza semplice lasciarsi alle spalle la trafficatissima Bangkok e dirigersi prontamente verso Nord. La nostra prima tappa è infatti l’antica capitale tailandese Ayutthaya, luogo tranquillo e accogliente con i suoi innumerevoli Wat, tra cui spicca il Phra Sri Samphet, e una moltitudine di ristorantini e alberghetti più o meno accoglienti. Ayutthaya è però anche una tappa godibile per rilassarsi e prepararsi al resto del viaggio: scegliamo infatti di soggiornare lungo il Chao Phraya fuori dalla città vecchia dove è possibile trovare silenzio, massaggi e buon cibo. Ayutthaya è però la base per entrare nel cuore del nostro viaggio e dirigersi verso il confine laotiano. Un comodissimo treno notturno ci porta alla desolata frontiera di Nong Khai e al famoso Friendship Bridge. Come sempre le terre di frontiera non colpiscono per bellezza però le sensazioni raccolte nel passaggio Thailandia sono proprio quelle di un abbandono del mondo “sviluppato” e l’ingresso in un ambiente differente. Le attese e gli scambi di impressioni tra viaggiatori perplessi sono comunque ricordi che affolleranno il viaggio e giustificano la scelta di entrare via terra. In pochi minuti dalla

Luang Prabang - Laos
Luang Prabang - Laos

frontiera si raggiunge Vientiane. La capitale laotiana è sicuramente una città affascinante anche se da subito si è colpiti da un atmosfera di coinvolgente decadenza. Lo stile come potrete leggere ovunque è quello coloniale anche se i suoi viali larghi e il lungo Mekong, centro della vita notturna, possono vagamente ricordare qualche capitale africana. Sicuramente siamo molto lontani dai modelli di sviluppo sud moderni sono completamente assenti e, nonostante la vicinanza del confine tailandese, l’atmosfera è assai rilassata. Nei giorni trascorsi qui, oltre alla visita di alcuni Wat e a un importante museo dell’arte khmer, è bello sedersi in alcuni dei piccoli cafè del centro, a leggere un libro e distrarsi a seguire gli immancabili bonzi con le loro tuniche arancioni e gli ombrelli neri o scattare fotografie delle frenetiche fughe dai torrenziali monsoni. Da Vientiane scegliamo di raggiungere Luang Prabang in autobus. Nonostante la ridotta distanza chilometrica, il viaggio è molto lungo a causa della tortuosità e dello stato delle strade laotiane. Allontanarsi da Vientiane è però un’immersione sempre più profonda in un mondo antico, per noi lontano dimenticato o mai conosciuto. Le decine di villaggi incontrati lungo la strada, caratterizzati da case “fondamenta”, accolgono con fermento il passaggio del bus, che è una delle poche fonti di reddito extra per la tentata vendita di bibite e cibo ai passeggeri. Dopo l’ennesima verdissima valle disabitata giungiamo finalmente a Luang Prabang alle luci del tramonto. Luang Prabang ci accoglie con il suo clima torrido e umido, ma anche con la sua vitalità e la sua atmosfera ancor più

Luang Prabang - Laos
Luang Prabang - Laos

rilassata rispetto alla capitale. Il quartiere della città stretto tra il Mekong e il Nan Kane è ormai una moltitudine di piccole guesthouse, alberghi, ristoranti, caffè e negozi di cianfrusaglie e paccottiglia ma anche di oggetti di piccolo artigianato. Qui i turisti hanno decisamente preso il sopravvento sui laotiani, però è una presenza poco fastidiosa perché si tratta soprattutto di viaggiatori solitari o in piccoli gruppi, con cui è sempre piacevole scambiare impressioni o raccontare aneddoti. Certo i racconti di chi ha visitato anche pochi anni fa queste terre sono differenti; però l’invasione non è stata barbarica e si può ancora godere della semplicità e dell’accoglienza di questi luoghi. Infatti per chi come noi ama anche questo aspetto del viaggio, il Laos è una meta molto affascinante perché sia a Vientiane che a Luang Prabang dopo qualche giorno di permanenza si ha l’impressione di essere immersi nella vita locale ed è facile trovarsi con ragazzi di tutto il mondo a sorseggiare una Lao Beer lungo il Mekong e progettare i successivi spostamenti. Venendo agli aspetti più turistici, Luang Prabang è disseminata di Wat con centinaia di giovani bonzi sempre pronti al dialogo anche se la loro curiosità e disponibilità sono ovviamente minori data la crescita dei visitatori. E’ imperdibile la processione del mattino per le vie di Luang Prabang in cui i monaci ricevono il cibo dal resto della popolazione che deve provvedere al loro sostentamento. Luang Prabang è però soprattutto sinonimo di Mekong. Il fiume è infatti l’anima di questa città e una gita giornaliera con una delle caratteristiche imbarcazioni fluviali è tanto obbligata per poter visitare alcuni villaggi, quanto stereotipata dall’evoluzione turistica dei villaggi meta delle soste delle imbarcazioni. Consigliamo fortemente di cercare di personalizzare il giro scegliendo, oltre alle sempre citate grotte Pak Ou , villaggi e attrazioni non segnalati sui cartelli delle agenzie di LP anche se questo comporta una spesa maggiore. Altre giornate si possono spendere alle cascate Tad Kouang Si dove ci si può immergere in deliziose piscine naturali o noleggiando una bici e visitando i quartieri meno turistici di LP. Con il rimpianto di non aver più tempo a disposizione per visitare il sud del paese che sicuramente è ancora più remoto e intatto ci imbarchiamo sull’unico volo del viaggio e raggiungiamo Siem Reap. L’impatto è brutale. La strada dall’aeroporto al centro di Siem Reap è un inno a tutto ciò che noi detestiamo nel turismo di massa. Enormi hotel che pubblicizzano le loro vasche jacuzzi, le piscine e ogni genere di comfort si

Phnom Penh - Cambogia
Phnom Penh - Cambogia

susseguono per qualche chilometro e la strada è affollata di pullman che si districano tra tuk tuk, carretti, buche e animali come elefanti in un salotto. La vicinanza all’affollata Tailandia e il costo basso dei collegamenti low Bangkok e Kuala Lumpur ha reso facilmente accessibili i templi di Angkor e ha profondamente trasformato Siem Reap dove si cammina tra pub irlandesi, pizza restaurant, alberghi di presunto lusso. Anche la discrezione del popolo laotiano è un lontano ricordo: è impossibile muoversi o sedersi in un locale senza essere continuamente interrotti da mendicanti o venditori di qualsiasi merce. Sola tregua lo scroscio impetuoso del monsone. Gli unici luoghi dove si può respirare un po’ di atmosfera autentica sono i mercati coloratissimi, puzzolenti e brulicanti. E’ però scontato rimarcare che, al di là di queste considerazioni critiche, la visita di Siem Reap è imperdibile perché lo splendore di Angkor è autentico e preservato nonostante il grande affollamento (cercate di includere anche i templi più lontani dove spesso sarete in pochi). Da Siem Reap è inoltre facilmente raggiungibile il grande lago di Tonle Sap, soggetto a grandi cambiamenti di livello delle acque durante l’anno e abitato da centinaia di persone in parte cambogiani e in parte vietnamiti, che vivono su barche galleggianti in modo completamente autonomo. Da Siem Reap ci spostiamo a Phnom Penh, città in grande espansione, dove anche a causa della minore esposizione turistica è più facile cogliere la sofferenza del popolo cambogiano e i grandi contrasti sociali. Phnom Penh sconvolge con il museo del genocidio Tuol Sleng ospitato in una vecchia scuola, teatro degli orrori della rivoluzione dei khmer rossi e con il campo di

Siaem Reap
Siem Reap

sterminio Choeung Ek: le tracce di un’atrocità del tutto paragonabile a quella nazista sono ancora più commoventi per i pochi anni trascorsi dai fatti e per il silenzio assordante della comunità internazionale. Ancora oggi alcuni dei colpevoli sono vivi e liberi. Phnom Penh però è anche una città viva e gaudente, dove è facile trovare bei negozi e ristoranti carini, dove si può visitare lo sfarzo del palazzo reale e della pagoda d’argento ma dove è ancora possibile e piacevole immergersi nel grande mercato centrale come sempre ricco di colori, volti e odori. A Phnom Penh si conclude questo nostro itinerario che ci ha portato in luoghi confinanti ma molto distanti sia paesaggisticamente che culturalmente. Anche la loro evoluzione e sviluppo sembrano avviati su binari differenti. L’impenetrabilità e la chiusura del territorio laotiano probabilmente preserveranno ancora per qualche anno da selvaggi investimenti esteri il paese (soprattutto nelle sue zone più remote che speriamo di tornare a visitare presto) e questo potrà riflettersi nel mantenimento di una certa equità sociale che caratterizza il Laos e forse in uno sviluppo omogeneo del Paese. La Cambogia, incredibilmente segnata dalla rivoluzione dei khmer rossi, dal folle genocidio di tutta la parte “intellettuale” della società e dall’incredibile numero di mutilati prodotti dalle mine antiuomo è invece troppo facile preda degli interessi esteri (tenete presente in Cambogia i turisti possono pagare solo con i dollari USA ed esiste ufficialmente una doppia economia), non permette un grande ottimismo sulla sua evoluzione che sembra abbastanza segnata da modelli speculativi già visti in altri paesi del mondo. E’ comunque un viaggio molto bello e coinvolgente attraverso luoghi carichi di storia , in territori come detto prossimi a grandi cambiamenti e che proprio per questo dovrebbero essere visitati al più presto. Le esperienze vissute rimarranno come sempre il bottino principale di quest’avventura dell’estate 2009 in Indocina.

 

Testo e foto :  Paolo Sanvito

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