Morocco Road Movie

Per secoli Essaouira funse da approdo sicuro per le navi che facevano da spola fra Capo Verde e l’Equatore, e anche questo lascito di antica marineria contribuisce al suo appeal. Un fascino di azzurro e bianco che ti cattura ed è difficile scordare. A fine giugno, quest’anno dal 25 al 28, Essaouira si trasforma per ospitare la musica gnaoua, il ritmo  dei discendenti degli schiavi africani, che ha attirato qui tanti grandi musicisti negli anni ’60,  Hendrix, Zappa, I Rolling, Cat Stevens: è il “Festival Gnaoua et Musique du Monde d’Essouira”. Guardando queste stesse onde frangersi sulla costa, Jimi Hendrix scrisse Castels Made of Sand. Il castello è quello del Sultano, vicino al villaggio dove lui aveva casa e dove il vento soffiava forte allora come oggi per la gioia dei surfisti. Il miglior centro è Ocean Vagabond, sulla spiaggia, con annesso ristorantino Per i meno sportivi passeggiate a bordo mare su dromedari o quad. Peccato partire, ma di sicuro torneremo presto, ci manca già il pesce freschissimo acquistato e cucinato semplicemente alla griglia che abbiamo gustato la sera prima in piazza Moulay Hassan nella bancarella n.5 trasformata, al solito, in ristorante. Anche qui sono in tanti ad aver scelto di cambiar vita; alcuni si lamentano, rimpiangendo il passato, ma i più ci stanno benissimo. Altra strada e superiamo Agadir, che dopo il terremoto ha perso molto del suo fascino, per una tappa a Tiznit. Sorbito l’immancabile tè e localizzato il telefono pubblico, andiamo a scoprire  la piccola cittadina abbracciata dalle mura e con il minareto infilzato da pali di legno che secondo la credenza popolare erano usati  dalle anime dei morti per accedere più in fretta al paradiso. E’ nella valle del Souss, importante zona di produzione agricola dove vengono coltivati la maggior parte della  frutta degli ortaggi , poi esportati in Europa.  Vale la pena concedersi un giro nella medina e nel tranquillo souq dei gioiellieri, a caccia di qualche pezzo degno di nota. Ancora strada, fra paesaggi magici verdi e gialli di macchia mediterranea in veste tropicale, e arriviamo ad Aglou-plage, amata da surfisti e attempati turisti tedeschi. Anche qui aria atlantica, con vento e bruma. Ma  la meta di oggi è Mirleft, poco nota  e frequentata da artisti, musicisti, e anche da viaggiatori e residenti di Marrakech che qui cercano tranquillità. La costa alta in direzione sud è una delle più panoramiche della regione con tante insenature,  piccole spiagge e tanti cantieri. Sulla spiaggia prima di arrivare al paese, c’è il nostro riad, isolato castello gestito da una signora belga. Proseguendo lungo costa s’incontrano bellissime spiagge scure, come Legzira, con il suo impressionanti archi naturali  protesi verso il mare. Il vento battente di Sidi Ifni contribuisce a dare all’ex avamposto del Sahara Spagnolo l’aspetto di luogo abbandonato. Un fascino irreale e decadente è palpabile nei pochi edifici art déco, ormai in rovina. Anticamente era base per la tratta degli schiavi e più tardi per il commercio ittico. Ma la lunga spiaggia, da quel che si capisce,  deve essere molto frequentata in estate soprattutto dagli amanti del camper, e di surfisti, kite e windsurf,  attirati dalle onde, e dalla tranquillità condita di nostalgia. Lasciata la costa, fino a Tafraoute la strada è spettacolare: l’Anti-Atlante è una delle regioni montane meno visitate del Marocco nonostante sia a dir poco bellissima. Gli occhi incollati al finestrino per catturare il verde delle foglie e dell’erba appena spuntate, i mandorli in fiore, le contadine in abiti tradizionali e un vecchio che ci mostra orgoglioso l’unico dente rimastogli. Aday è un piccolo villaggio arroccato su rocce rosse come il suo minareto.  Ci accoglie con il sorriso di due bimbi non troppo abituati agli stranieri, al tramonto prima di entrare a Tafraoute, che un po’ delude, ma i dintorni sono  pervasi di  un alone di mistero e magia. Nel piccolo centro c’è un vivace mercato, all’aperto il lunedì e il mercoledì sera. Tradizionali le babbucce in pelle, gialle per gli uomini e rosse per le donne, vendute a circa 10 euro nel negozio della cooperativa locale; altre cooperative vendono olio di oliva, di argan e prodotti derivati. A pochi chilometri da qui si trovano alcune incisioni rupestri; nel villaggio di Tazekka c’è la famosa  “gazelle”.  Il percorso per raggiungere la parete con l’animale nitidamente effigiato è facile e davvero suggestivo. Da Aguerd – Oudad, a circa 3 km, piccolo centro con la moschea in una piazzetta linda,  si passa per raggiungere  la valle delle pietre dipinte, le Pierre Blues, opera dell’artista belga Jean Verame, che nel 1984 decise di cospargere di vernici spray i massi arrotondati dei dintorni, creando un sito surreale. Col tempo le rocce avevano perso la tonalità originale,  rendendo forse ancor più seducente il posto, ma l’amministrazione pare abbia deciso di “restaurare” l’opera e piccoli verniciatori sono stati incaricati di versare secchiate di tinta per conservare alle pietre il colore blu abbagliante. La Valle di Tafraoute è invece  circondata solo da rocce rosa e rosse e sulla catena montuosa, a nord, si scorge nitidamente la testa di un leone.

Il viaggio continua verso la “piccola Marrakech”, così è stata ribattezzata Taroudant. In realtà, a parte le mura di terra rossa e il panorama dominato dai monti dell’Alto Atlante, che la accomunano all’antica capitale del regno, brilla di luce propria. Appartata, discreta, ancora piuttosto sconosciuta, la si scopre girovagando nei souq vivaci e autentici, nel mercato colorato e profumato della verdura e della frutta, nei negozietti antiquari che nascondono ineguagliabili pezzi berberi, osservando le donne, tante velate di blu, ritrovarsi al tramonto alla porta Bab el-Kasbah sotto gli alberi di arancio, e poi concedendosi un giro in carrozzella lungo i suoi 7 chilometri e mezzo di mura in pisé.  Un mezzo comodo e divertente, e qui …non fa turista.  Ottima base di partenza per trekking, Taroudant è al bivio per la strada per il Tizi n’Test, uno dei passi più spettacolari della catena, che riporta a Marrakech. Al km. 53 al bivio si può anche optare per il passo Tizi n’Tichka, strada più lunga ma più agevole, che collega la città alle oasi pre-sahariane. La salita verso il Tizi n’Test tocca quota 2092 m, poi la strada ridiscende nella pianura del Souss.  Stretta e suggestiva, a poco a poco la vegetazione lussureggiante si dirada fino mostrare, sulla cima, radi ciuffi di erba rupestre. La pianura si guadagna tra villaggi berberi arroccati e alberi in fiore. Una sosta d’obbligo è all’antica moschea di Tin Mal, oggi  in ristrutturazione e quindi momentaneamente accessibile per ammirare la preziosa struttura che risale al 1100. Sui cucuzzoli circostanti svettano gli Ksar, antichi castelli fortificati talvolta riconvertiti in hotel di lusso. Arrivati in pianura l’aria si fa pesante, e in vista delle cinta muraria e dei minareti di Marrakech gradualmente un impasto di suoni confusi diviene più chiaro: sono tutte le voci, le musiche, i rumori, le tonalità le infinite suggestioni di un viaggio on the road che finisce ed è già nostalgia, come per le più belle canzoni di ogni tempo.

Testi:  Teresa Scacchi     Foto: Eugenio Bersani

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