Il cuoco viaggiatore

Davide Oldani. Una volta era in voga il detto: “un nome una garanzia”.
Per quelli come lui vale ancora. Chef dai trascorsi di viaggio ed esperienze invidiabili, ha dato vita alla tendenza dell’ottima ristorazione a prezzi contenuti.
I suoi viaggi-studio lo hanno portato in giro per il mondo e ogni volta è tornato con tante nuove idee in carniere. Tutte “sapidamente” rivisitate e messe in pratica al D’O, il suo ristorante in quel di Cornaredo, la bella provincia della Milano Nord Ovest. Al D’O, insieme a quella che lui ama definire “la squadra”, sorprende e affascina con il cibo e il modo di fare.
Un pasto al D’O è un viaggio da cui si torna a casa diversi, con la consapevolezza di aver sperimentato qualcosa a metà strada tra l’alchemico e la semplicità.
Già solo entrando, se si butta l’occhio verso la microscopica cucina a vista (in cui ci si muove in undici come nella migliore coreografia del Bolshoi), c’è la certezza che la squadra del D’O è davvero una “scampagnata” lunga almeno tre Continenti: Europa, Asia e Africa.
Ma avremo modo di tornare sul D’O e su Oldani in versione Chef stellato.
Qui vorrei proporvi l’Oldani viaggiatore per passione e per diletto, un po’ di backstage sulla vita semi-privata di uno dei cuochi più citati del momento.
Un faccia a faccia sulle sue due passioni più grandi (dopo la cucina, s’intende): il calcio e la buona musica.
Interista per genoma, fan della musica del Liga per similitudine d’intenti. Ha assistito dalla tribuna del Bernabeu alla finale della Champions’ e, da perfetto tifoso, ha gioito e si è sperticato sostenendo la sua Inter… “Sì, ma tifo anche se non vado allo stadio. Chiunque viene da me sa bene che sono interista e se mi provoca facendo battute, io sorrido e rispondo che è sempre meglio aspettare prima di aprire bocca e criticare a caso. Non si sa mai cosa può succedere…”
-E quest’anno è successo che l’Inter ha fatto terno!…
“Ecco, appunto. Colgo l’occasione per ribadire a chi parla a sproposito che forse avrebbe fatto più bella figura aspettando…”
– Racconta un po’ il tuo viaggio…
“Che dire? Come sempre, sono partito di corsa, al volo, in tutti i sensi. Non riesco a staccarmi facilmente dal D’O e dalle cose che amo, dal mio “recinto”, insomma. Adoro viaggiare ma se potessi mi porterei appresso tutto e tutti (quelli del recinto, ovviamente, ndr). Comunque, parto con tante cose per la testa, il cellulare all’orecchio e il trolley piccolo trascinato brutalmente tra corridoi e gradinate dell’aeroporto. Sono felice, perché momenti come questo non me ne capitano molti durante l’anno. Quindi la felicità è doppia, parto e non per lavoro, ma per diletto. Un cocktail raro ed entusiasmante per me. Non sto a tediare con tutto il racconto del viaggio in volo, atterraggio e trasferimento… In aereo, spento il cellulare, dormo. Impossibilitato ai contatti col mondo!”
Sorride Oldani, mentre pronuncia quest’ultima frase. Il suo cellulare non ha mai pace, di solito.
– Quindi, il Bernabeu
“Mamma mia, che emozione! Ho visto qualche stadio di quelli importanti ma quello è davvero una cosa che colpisce al cuore, soprattutto quando è al tutto esaurito. Ti sembra di stare in un mondo parallelo, fatto di suoni, colori, odori completamente diversi, cose che possono succedere solo in certe occasioni. Quando entrano le squadre l’adrenalina sale, l’entusiasmo intorno è talmente concreto che sono convinto si possa toccare. Durante il match sono teso e soffro e gioisco insieme a tutti quanti. Credo che in questi momenti ci si renda conto davvero che si può far parte di un tutto, anche se il tutto allo stadio potrebbe sembrare riduttivo… Alla fine della partita sono letteralmente un esaltato: salto, strepito, la felicità che provo straripa come un fiume in piena. Lo so, a molti può sembrare banale questa mia passione sfrenata per l’Inter. Sarà che sarei potuto diventare un buon calciatore, non fosse stato per quell’incidente in campo di 27 anni fa. Ero in C2, con la Rhodense e il mio sogno s’è infranto contro lo scarpino un po’ troppo zelante del portiere avversario. Risultato: fuori tibia e perone e Oldani dal campo. Per sempre, Continuo a subirne le conseguenze…”
– Ti senti un calciatore mancato, quindi?
“Direi proprio di no. Non più, forse all’inizio ho sofferto molto ma ora come potrei pensare di aver scelto un ripiego? Quella del cuoco è la mia professione, la amo e mi ci dedico anima e corpo. Ma non per questo mi privo di altre passioni. Poche ma buone, si dice ancora?”
– Sì, qualcuno lo dice ancora. Proseguiamo con i tuoi –pochi ma buoni- viaggi dilettevoli. Allo stadio ci vai anche per la musica…
“Assolutamente. Appena gli impegni mi danno respiro, sono lo spettatore appassionato numero uno ai concerti di Ligabue, per esempio. Ci siamo conosciuti e nutriamo un profondo rispetto reciproco. Siamo simili nelle nostre rispettive professioni. L’ho seguito sia in palazzetti dello sport che allo stadio e anche all’Arena di Verona. Viaggi nelle emozioni oltre che nell’Italia più variegata. I suoi concerti sono un vero e proprio percorso nelle sensazioni umane. Lui si dà completamente, non si risparmia e si vede che è felice di farlo, il pubblico lo sente, si percepisce un’energia particolare, che ti inonda e ti trapassa proseguendo la sua strada attraverso ogni singolo essere umano presente. La musica di per sé è un viaggio, quella del Liga, per quanto mi riguarda, è un viaggio intenso da cui torno sempre con qualcosa in più”.
– Come ti comporti, durante queste “uscite” da tifoso e da fan? Cosa mangi?
“Mi comporto da tifoso appassionato ma non violento, da fan entusiasta ma non rintronato. Penso di essere abbastanza equilibrato come persona, non potrei essere diverso come fan o tifoso…”
– Equilibrato in tutto? Cosa mangi in queste occasioni?
“Niente! Mangio prima, seguo una dieta per così dire… anticipata. Tengo al mio benessere come a quello dei miei ospiti!”
– Il piatto che dedichi alla coppa dell’Inter.
“La Champions’ è un classico nella storia del calcio. Direi che le starebbe bene un classico del D’O: la cipolla caramellata
– E alla musica del Liga dal vivo?
“Uhm, vediamo… Entusiasmo, Energia, Potenza, Unione di tante persone… popolare ma con l’anima rock: Zafferano e Riso, versione D’O, naturalmente…”
– Prossimo viaggio…
“Per lavoro, subito. Vado a Shanghai, per l’Expo, sezione cibo e made in Italy, naturalmente. Per diletto, spero di essere presente a una tappa del nuovo tour del Liga… naturalmente…”
– E… naturalmente, tornerai a raccontarci qualcosa…
“Promesso!”
Squilla il telefono, mentre sorride, saluta con la mano e corre verso l’auto su cui lo aspetta uno dei suoi migliori amici per portarlo in aeroporto. Al volo!

 

Testo: Lucia Morello     Foto: Courtesy di Davide Oldani