Ritratti africani

Malick Sidibè, è il fotografo africano più famoso al mondo. Una mostra a Reggio Emilia attraverso volti sorridenti, racconta la sua Africa.

Sono gli anni ’70, sulle river del Niger sulla spiaggia di Sutuba, in Mali, ragazzi sorridenti e spensierati ammiccano da foto di un tempo, in cui libertà e fascinazione per l’occidente, erano il segno distintivo di questo paese che ha creduto di poter fare “il salto”. In quel breve volgere di pochi anni, soprattutto 50 e 60, a Bamamko accade qualcosa di unico: nella capitale, che nel 1960 acquista l’indipendenza dalla Francia, i giovani sono euforici e tutto richiama l’occidente: basta un piccolo locale un pò fatiscente, ma con un  nome  che richiama l’America o la Francia, e qualche 33 giri di provenienza USA o cubana, vestirsi al meglio e ballare fino all’alba, per sentirsi liberi. E Sibedè, che dice “La mia generazione si è liberata con la musica e non passando dalla politica” con la macchina al collo, va di festa in festa ad immortalre volti lucidi e sorridenti, e se è diventato famoso, lo deve proprio a quei ragazzi, belli, felici ed eleganti.

Le sue sono storie private che raccontano la gioia di vivere di quegli anni. Poi, prima degli anni ’80 tutto di ferma, manca il lavoro, le fabbriche di cotone chiudono e la gente non ha più volgia di divertirsi, il Mali ripiomba nello stato di tanti paesi africani. Oggi Sibedè ha 74 anni, e testimonia ancora in strada, gli sguardi sorridenti dei giovani come in occasione dell’elezione di Obama.

La spiaggia sul Niger è deserta e tutto è cambiato, ma non il suo studio nel quartiere di Bagadadji; tutti i giorni da 5o anni scatta ritratti su commissione, ma ora sono soprattuto i turisiti a farlo.  Lo studio è stato  ricreato fedelmente  a Reggio Emilia per la mostra in corso. Tranne la polvere, ci sono le  stesse pareti azzurre, la stessa atmosfera gioviale e, sugli scaffali, ben allineate alcune vecchie macchine fotografiche, di quelle che Malick Sidibé  ripara fin da quando, ventenne, collaborava con il fotografo francese Gérard Guillat. Uno dei suoi clienti è stato il celebre Seydou Keïta, considerato il padre della fotografia maliana, con il quale peraltro ha spesso partecipato a esposizioni. Una è stata la bellissima I ka nyì tan al Museo Andersen di Roma nel 2001, con cui la fotografia africana cominciava a essere introdotta anche in Italia.

Altri oggetti immancabili:  la poltrona, lo specchio, i tappeti e il fondale, realizzato con un tessuto africano. Pronta sul treppiedi anche l’Hasselblad di sempre, con cui Sidibé ha ritratto il pubblico durante la prima giornata di apertura della mostra personale La vie en rose. Una fotografia che sconfina fra ritratto di studio e reportage, tradizione e modernità. La grandezza di Malick Sidibé, vincitore del World Press Photo 2010 – nella sezione Arts and Entertainment e di altri importanti riconoscimenti internazionali, tra cui il Leone d’Oro alla Carriera alla 52. Biennale di Venezia – è racchiusa proprio nel suo sguardo, che racconta senza giudicare, con freschezza e spontaneità.

 

  

  

Quando:

fino al 31 luglio 2010
Malick Sidibé – La vie en rose

Orario: giovedì e venerdì ore 14.30- 18.30; sabato e domenica ore 9.30-12.30 e 15–18
Ingresso libero

Dove :

La vie en rose – Collezione Maramotti – Max Mara
Via Fratelli Cervi, 66 – 42100 Reggio Emilia
tel. +39 0522382484;  info@collezionemaramotti.org;

di Teresa Scacchi, foto archivio Malick Sidibè

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