Attraverso la Death Valley almeno una volta, nella vita.

Vi siete mai chiesti come sarebbe il mondo se a un certo momento qualcuno nascondesse tutti i grattacieli e le costruzioni moderne dietro una siepe, o sotto un sasso? Immaginate se fosse possibile spegnere i suoni, il rumore delle auto, del traffico, delle persone che parlano al cellulare. Non sono mai stato antipaticamente eco-ambientalista a tutti i costi, e non sono fra quelli che butterebbe le auto nell’inceneritore per andarcene tutti quanti in giro su una lattuga con le ruote, il nostro pianeta è abbastanza grande e maturo da riuscire a cavarsela per conto suo, ma sono sempre stato molto affascinato dal concetto di silenzio. Quello che nel romanticismo veniva definito “sublime”. Se voi, come me, che siate attivisti di Emergency o che siate piloti di Formula 1, vi siete mai chiesti come sarebbe il mondo se esistesse semplicemente il tasto “OFF” allora la risposta è questa: Death Valley. Solo un po’ più calda. La chiamano così perché i pionieri che l’attraversavano verso fine dell’800 ci lasciavano la pelle. La Death Valley è considerata uno dei luoghi più aridi della terra, e in queste zone sono state registrate le temperature più alte di sempre. E’ un parco naturale che si estende per 225 chilometri tra California e, in piccola parte, nel Nevada. Questo è quello che dicono le guide turistiche, perché sembra molto più lunga di così. Lo chiamano parco naturale e non capisco perché, a dire la verità qui di natura c’è ben poco. Papere che nuotano in un laghetto, una coppia su una panchina e tanti scoiattoli, ci si immagina questo quando si pensa a un parco. Qui non c’è niente di tutto questo. Miglia dopo miglia di desertico niente. L’atmosfera è surreale, il cielo è così azzurro da sembrare finto. La strada asfaltata che la percorre, fatta eccezione per un tratto di circa 30 km ricco di curve è esclusivamente e strepitosamente diritta. Si riesce quasi a vedere la curvatura della Terra. La California State Route 190 è la strada che la taglia a metà, creando quindi uno splendido percorso naturale. Una volta passato il cartello della “Death Valley Junction”, il caloroso, in tutti i sensi, benvenuto nella Valle, ci si imbatte subito in uno dei panorami più strepitosi al mondo: Zabrisikie Point. Il nome Zabriskie proviene da Christian Brevoort Zabriskie, che nei primi anni del XX secolo fu vice presidente della Pacific Coast Borax Company, compagnia che estraeva e trasportava borace dalla Death Valley. Si trova in California e si tratta di un piazzale naturale sopraelevato a strapiombo sulle opere d’arte di roccia create dal tempo e dagli agenti atmosferici. Fa parte del complesso di Furnace Creek, dove a causa delle temperature bollenti e della presenza di sale, non c’è vita vegetale. Il che vuol dire che praticamente non c’è vita di nessun tipo. E’ impossibile non rimanerne estasiati. Proseguendo sulla strada si trova la Harmony Borax Works Mine, una miniera completamente abbandonata dal sapore misterioso e vagamente spettrale. C’è una sensazione inquieta e affascinante in questo luogo. La consapevolezza di essere di fronte a qualcosa che un tempo era pienamente funzionante e vivo e che invece adesso dorme sotto il sole cocente e in mezzo al nulla più assoluto. Più avanti su questo percorso, passate le distese di sabbia e una strada con saliscendi con pendenze anche molto forti, un cartello dice che mancano poche miglia a Badwater. Badwater, che si trova 86 metri sotto il livello del mare, è un lago salato, o almeno quel che ne rimane. E’ quasi completamente evaporato molto tempo fa lasciando dietro di sé solo pozzanghere e distese di sale. In questi luoghi, precisamente a Furnace Creek è stata registrata la temperatura record di 56,7 gradi centigradi e nei mesi tra giugno e settembre la media diurna di queste zone è di 40 gradi. Più vi avvicinate e più il calore opprimente aumenta. Ogni 100 metri si trovano cartelli che vi ricordano di spegnere l’aria condizionata e che fa caldo. Giuro, non si noterebbe se non fosse per i cartelli. In effetti per rendere l’esperienza davvero epica dovreste andarci con una decappottabile, tenere l’aria rigorosamente spenta e il tettuccio rigorosamente aperto. Se dovessi dare un consiglio riguardo a un viaggio del genere, e ovviamente voglio darlo, oltre alle solite precauzioni per il caldo, l’assenza di acqua e carburante per molti chilometri e così via, direi di evitare assolutamente le visite guidate. Riuscireste solo a rovinarvi il viaggio. Niente autobus affollati e sudati, niente guida capogruppo che vi spiega cos’è quello o quell’altro o chi è stato il primo a scrivere “ciao” su una particolare roccia. Niente di tutto questo. Andateci da soli, in due al massimo. Quattro persone sono già troppe. Noleggiate un’auto nella vicina Las Vegas, parcheggiate a Zabriskie Point al tramonto e non provate nemmeno a pensare a qualcosa che regga il confronto con quello che avete davanti, perché non trovereste niente. Gustatevi questa meraviglia e basta. In silenzio.

Testo e foto: Alessandro Saetta Vinci

 

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