La mossa del cavallo

Perchè spendere parole o racconti per il Palio di Siena, quando ci hanno già pensato dei grandi personaggi…

Federico Fellini (regista)
Voi a Siena avete questa cosa preziosa, ed è singolare come nel conflitto delle Contrade vi sia la vostra unione. Tutto il mondo si sfalda e voi siete qui con la vivezza di questi riti e con fedeltà ai secoli. Credo sia l’unico esempio in Italia. C’è una sorta di cordone misterioso fra voi ed i Senesi di tutte le epoche. E’ bello, molto bello! (c.a. 1970)

Giulio Pepi (saggista, giornalista)
…per avere una visione esatta di Siena è bene precisare che ci troviamo di fronte non tanto a una città quanto a una confederazione di diciassette città. E questo è tanto vero che il territorio è diviso da confini stabiliti prima dalla consuetudine e, dopo, da una legge di Stato (1729) che ebbe ed ha tuttora pieno valore giuridico. (1974)

Giuliano Catoni (storico)
Il Palio ha continuato ad essere intensamente vissuto, rifiutando sempre il modello delle feste “moderne” tutte nate da un immancabile peccato originale: quello cioè d’essere state scritte su un canovaccio imposto dall’alto (1982)

Luigi Gianoli (giornalista “La Gazzetta dello Sport”)
Partiti. Così, credo, galoppano i diavoli all’inferno: non è una corsa, ma una battaglia feroce e rovente tra una tempesta di nerbate; le curve acute non spezzano la volata, ma sembrano aggiungere puntiglio ed astio. (1952)

Marguerite Henry (scrittrice)
L’uomo cerca di predisporre ogni cosa, ma il cavallo… il cavallo conosce una sola legge, quella di vincere! E’ la più bella e la più amara lezione del Palio. (1960)

Roberto Morrocchi (giornalista)
E’ il cavallo il protagonista, vero, del Palio. Eroe senza macchia, amato, coccolato, desiderato, pianto. Custode del sogno del Contradaiolo: corre per lui con tutta la sua forza, il coraggio, affrontando le insidie di una pista magica e arcigna. Non si vende, non ha paura, non fa calcoli. Non si fa prendere la … zampa da sentimenti tutti umani. Lui solo entra di diritto nel mito, nella leggenda. Al cavallo si affiancano le memorie del trionfo, le delusioni di una cocente sconfitta… (1998)

Guido Piovene (saggista)
L’attaccamento alla Contrada non ha nulla a che fare con le idee, col partito politico, con gli interessi. Dipende in modo esclusivo dal luogo di nascita, dall’atavicità, da tutto quello insomma che è prenatale; non è pensiero, ma passione contratta con il semplice venire al mondo. L’uomo di Siena sente più profondo di tutto, di fronte alla propria Contrada, quello che fu chiamato “il demone di appartenenza. (1958)

Duccio Balestracci (storico)
Ora escono i cavalli dall’entrone e vanno al canape: non dire nulla, non chiedere nulla. E’ il momento più tremendo per chi è nato qui: rispettalo. Entrano al canape: assisti e taci. Partono. Intorno a te succede di tutto: il Palio è anche questo, vivilo, capiscilo, ma non cercare di esserne anche tu parte. Riusciresti solo a dar forma ad una parola: risparmiatela e risparmiacela. E’ solo poco di un minuto: ora è tutto finito. (1998)

Luca Betti (editore)
Si vedono molte belle foto del Palio… quasi nessuna però ci fa capire la vera essenza della festa, quasi fosse come fotografare un fiore e pretendere di sentirne anche il profumo (1998)

Sergio Profeti (giornalista, saggista)
Ma l’aspetto più illogico dell’illogica corsa è rappresentato dalla mossa. Il “via” assume nel Palio un suo diabolico significato, un fascino tutto particolare. Solo il trascorrere degli anni ha saputo creare uno spettacolo nello spettacolo una illogicità nell’illogico. (1985)

Paolo Vagheggi (giornalista “La Repubblica”)
“L’importante è vincere il Palio. Sì, perchè il Palio si vince o si perde. Al Palio non si arriva secondi o terzi. Il Palio è l’anti-olimpiade. L’importante è vincere, non partecipare”.

Foto: Giulio Andreini

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