3- Sapa la vera gemma del Vietnam

Si chiamano Ha, Chu, Li, Phu, Hu, Thi, Pang, Ban, Lah: sono le donne delle minoranze etniche che popolano Sapa, stazione climatica vietnamita in cui si respira un vago gusto di Alpi francesi. A passi corti ma svelti si gettano gridando “buy from me! buy from meeee!” sui minibus dei turisti che arrivano in città, accerchiano gli sventurati nuovi arrivati e li assillano sventolandogli sotto il naso ogni tipo di mercanzia, dalle federe ricamate, passando per collanine e amuleti, fino ad improbabili strumenti musicali. Questi monosillabi ambulanti appartengono alle molteplici etnie della regione, diversissime tra loro, con costumi e tradizioni e lingue che non hanno niente a che vedere le une con le altre, tanto che è difficile credere che abbiano convissuto a prossimità per centinaia di anni.

Le Black ‘Hmong la fanno da padrone tra le erte stradine di Sapa, con i loro vestiti neri ricamati con greche colorate, gli scaldamuscoli di velluto avvolti attorno ai polpacci e trattenuti da nastri di raso sgargiante e i copricapo cilindrici, ma anche altre etnie colorano le strade del villaggio in un imperterrito via vai: Red Zao, Black Zao, Dao, Flower ‘Hmong si trovano facilmente nell’animato mercato della piazza principale o agli angoli delle strade, ma per incontrare altre etnie, come gli Xa Pho, bisogna abbandonare il centro della città e le continue lagne e gettarsi in lunghe camminate lungo la vallata che parte da Sapa.

Ed è lì che si scopre la bellezza del luogo: centinaia, migliaia di risaie sono state pazientemente scavate lungo i fianchi delle montagne, dal fondovalle fino alle vette, in una certosina battaglia per plasmare i pendii rocciosi in fertili campi che si aprono all’infinito di fronte agli occhi estasiati. La vista dell’acqua delle risaie che riflette il sole e le nuvole per chilometri e chilometri è uno spettacolo da mozzare il fiato e si può stare ad osservare la loro bellezza per ore ed ore. Le risaie richiedono un lavoro che dura tutto l’anno, dalla manutenzione dei bordi all’estirpazione della gramigna prima della semina, alla preparazione del terreno e all’aratura grazie a grossi bufali, alla semina delle piccole piantine verde smeraldo, fino alla alla mietitura del raccolto. Gli uomini sono addetti all’aratura e al controllo dei bufali, alle donne spettano tutte le altre mansioni, anche e soprattutto quelle più gravose.

Partendo dalla centro di Sapa e dal suo colorito mercato è facile organizzare passeggiate di più giorni nei villaggi che punteggiano la vallata e magari pernottare presso la famiglia della propria guida: le abili venditrici che trascinano i piedi per le vie del borgo portando pesanti carichi o i loro fratellini neonati si riciclano come guide turistiche per pochi quattrini e portano i turisti alla scoperta di piccoli abitati dove l’assillo della compera viene presto dimenticato. È bello lasciarsi guidare da queste minute donne lungo i bordi di una risaia, attraversare con loro fiumi in piena saltellando da una roccia ad un altra, addentrarsi nel fitto della foresta e scoprire un passaggio nascosto dalle fronde e altrimenti invisibile, calarsi lungo scivolosi sentieri e chiedersi come facciano a mantenere l’equibilrio tra le rocce in semplici ciabatte. Camminando si scopre così un mondo diverso; non solo si gusta l’incredibile panorama delle risaie nelle sue molteplici forme, non solo si scopre la vita dei bambini che giocano nel fango e che cavalcano i bufali di ritorno dai campi, ma si riesce a conoscere la persona dietro all’implacabile venditrice: queste donne parlano inglese benissimo, spesso analfabete hanno comunque tutte un telefono cellulare ed indirizzi e-mail (sarà il prossimo turista ad occuparsi della lettura delle mail spedite da quello precedente), si occupano del sostentamento delle loro famiglie attraverso la vendita di prodotti artigianali mentre i loro uomini si occupano della casa e della famiglia. Ognuna di loro ha una storia diversa, ognuna ha il proprio insieme di battute standard con cui conquistare il turista, ognuna di loro fa capire come il turismo, anche quello di massa, abbia contribuito a mantenere vive certe tradizioni: gli stranieri vengono a Sapa per godere dei colori delle diverse etnie e le popolazioni locali riescono a mantenere il loro modo di vita grazie ai soldi dei turisti. Un circolo quasi virtuoso.

Per godersi Sapa bisogna superare il primo impatto negativo delle orde di assillanti venditrici ma si scopre poi un universo che è difficile abbandonare. Bisogna però avere anche fortuna per godere della bellezza di Sapa: durante lunghi periodi dell’anno tutta la valle è immersa in uno spesso strato di nuvole che copre la bellezza infinita delle risaie ma se, pregando clemenza al dio della pioggia, si ottiene la grazia di vedere i campi pieni d’acqua splendere sotto il sole, lo spettacolo resterà con voi per tutta la vita e alla vista di una qualsiasi altra risaia in giro per il mondo la vostra mente vagherà fino al nord del Vietnam in un profondo sospiro: Sapa la vera gemma del Vietnam.

Testo e foto: Matteo. Il blog di Matteo

Chi è Matteo?

Della stessa serie:

1 – Easy Rider

2 – Dimentica Halong Bay

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