Favolosa Cocincina

Terra di grandi passaggi storici, il Vietnam. Gli ultimi, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, addirittura sconvolgenti per come hanno proiettato il paese nel secolo attuale. Francesi, giapponesi, americani, vietcong e infine l’unità nazionale. Ma la zona del delta del Mekong, nel sud del paese, terra di acque, di riso e di intensi traffici, con la superba Saigon, rievoca con forza l’epoca in cui tutto era, semplicemente, Cocincina.

Cai Bè, lungo il Mekong

L’antico nome del delta del Mekong è dovuto ai francesi, qui arrivati nell’anno 1787. La “Cochinchine” è stata la prima terra dell’attuale Vietnam nella quale l’allora grande potenza coloniale europea – le altre erano l’Inghilterra, l’Olanda, per rimanere ai maggiori possedimenti dell’emisfero asiatico – aveva posto le basi per la successiva espansione nelle aree contigue:

Sul fiume Song Sai Gon

Annam, Tonchino, Cambogia e Laos, dando così corpo all’Indocina francese. La logica capitale non poteva che essere Saigon, che sarebbe divenuta nel volgere di pochi anni la più “europea” delle città asiatiche. Oggi Saigon, ribattezzata Città di Ho Chi Minh in omaggio al grande condottiero il cui nome significa “volontà che illumina”, è una megalopoli di quasi otto milioni d’abitanti che si allarga verso i quattro punti cardinali ogni giorno di più, in virtù del “nuovo” che avanza: grattacieli avveniristici in vetro e cemento, grandi arterie trafficate, fiumi e canali anch’essi pulsanti di vita e di movimento. La Cocincina di un tempo era ben altra cosa; seguiva i ritmi ripetuti delle stagioni e quelli di una vita essenzialmente contadina.

Un grande fiume e una nuova città

Saigon (HoChi Min City)

Non è il Mekong, che scorre verso il Mar Cinese meridionale circa cento chilometri a ovest di Saigon. Il fiume della più grande città del Vietnam – più popolata della capitale Hanoi – si chiama Sông Sái Gón. Distante una settantina di chilometri dal mare, è di fatto una vera e propria autostrada d’acqua. Giorno e notte è percorso da natanti d’ogni genere che trasportano di tutto: specie enormi carichi di sabbia, cemento e macchinari che serviranno per costruire i nuovi palazzi delle periferie, pronti ad accogliere chi arriva dalla campagna per cercare maggior fortuna in città. Il fiume Saigon è una vera e propria “pista” liquida sulla quale si avventurano corvette, traghetti, pilotine, porta-

Traffico di motorette a Saigon

container, motoscafi. Sopravvive qualche “sampan”, privo di vele ma con grandi remi manovrati con perizia, stando in piedi, da uomini e donne che completano il quadro d’altri tempi avendo in capo il famoso cappello di paglia a forma di cono. Verso nord, specie nel Distretto 2 e in quello di Thu Duc, prende corpo la nuova Saigon che inevitabilmente ruba spazio e geografia urbana alle piccole e vecchie abitazioni, molte delle quali edificate su palafitte e contornate da ogni sorta di rifiuti stagnanti, non escluse le grandi isole di fior di loto che la corrente deposita lungo le rive. In alcuni punti le sponde digradanti sono massicciate in pietra. All’interno, negli spazi così recuperati, crescono palazzoni di dieci, quindici piani, tutti uguali, tutti bianchi. Accoglieranno una popolazione in vertiginosa crescita.

Motorette ….

Saigon (HoChi Min City)

Quattro milioni e mezzo di veicoli a motore su due ruote, per sette milioni di abitanti. Queste le cifre ufficiose – ma non lontane dal vero – di un fenomeno tipicamente vietnamita; quello delle motorizzazione selvaggia, ma tutto sommato indispensabile, per consentire ai laboriosi abitanti di Saigon di muoversi e lavorare (intensamente, va detto). Le auto non sono poche, anche di grossa cilindrata, ma è lo spettacolo delle motorette quello che affascina e, quasi, sgomenta. Dalle prime luci del mattino a notte inoltrata Saigon è un continuo carosello di moto in movimento. Di tutte le marche e di ogni dimensione. La partenza

Mercato di Saigon

“collettiva”, allorché il semaforo scatta sul verde, è spettacolo da non perdere. Centinaia di donne e uomini, con caschi avveniristici o di fortuna (alcuni sono vecchi elmetti opportunamente imbottiti) partono gomito a gomito dando gas al veicolo per cercare di guadagnare la prima fila al semaforo successivo. Non di rado, poi, alcuni motociclisti “eccedono” in laboriosità, caricando la moto di ogni sorta di mercanzia, incuranti del pericolo che corrono e fanno correre agli altri. E in tutto questo movimento attraversare la strada può essere una vera impresa. Una Saigon viva e rumorosa, dunque; sotto il sole sferzante e sotto gli improvvisi e violenti acquazzoni tropicali. Non si scompongono di un virgola, loro. Ci sono abituati.

…. e Monumenti

Il Museo Storico del Vietnam (Bao Tang)

Lungo il Mekong

raccoglie, in maniera semplice ed efficace – grandi pannelli colorati e oggetti catalogati secondo le varie epoche storiche – la vita passata e gli avvenimenti di questo paese compresso tra Cina e India, terre alle quali è debitore di antiche migrazioni e di profonde radici spirituali. La religiosità del popolo vietnamita ha poi modo di manifestarsi anche nelle numerose pagode e nei templi che costellano Saigon. Una delle più antiche è la pagoda di Giac Lan, costruita nel 1744. Altri monumenti religiosi importanti sono poi Giac Vien, del 1805, con la famosa statua dorata del Buddha del Passato; Chua Mgoc Hoang

Barche nel delta del Mekong

(pagoda dell’Imperatore di Giada) costruita dalla comunità cinese di Saigon e risalente al 1909. Il massimo tempio confuciano si trova nel quartiere cinese di Cho Lon (grande mercato); è la pagoda di Chua Ming Huong Gia, del secolo XIX, nella quale le famiglie Ming veneravano i loro antenati. Le vestigia “francesi” della città non sono poche e tutte molto interessanti. Anzitutto la Cattedrale di Notre Dame (Nha tho Duc Ba) costruita nel 1880 in mattoni rossi. Quindi il Palazzo della Posta Centrale (Buu Dien) edificato  in stile eclettico nel 1891, dal soffitto in vetro e metallo, progettato da Gustave Eiffel. Oltre al Mercato di Ben Than, un palazzo sormontato da una cupola risalente al 1914, vi è poi il caratteristico e animato mercato di Cho Binh Tay, ovvero il mercato grande di Cho Lon, il quartiere cinese. E’ però L’Hotel de Ville, il vero simbolo architettonico di Saigon, la cui facciata è stata di recente riportata agli antichi splendori alla fine di un accurato restauro. Non lontano, c’è il Teatro Municipale, maestoso come l’Hotel de Ville. Inaugurato nel 1900 all’epoca delle colonie, allestiva numerosi spettacoli a beneficio degli oltre tremila francesi  residenti in città; in seguito l’edificio è divenuto sede dell’Assemblea Nazionale del Vietnam del Sud. In questa zona hanno sede alcuni hotel storici di Saigon: il Caravelle, il Continental, il Rex. Tutti hanno subito lavori di ampliamento e radicali restauri interni, per adeguarli alle crescenti richieste di un turismo che, in questi ultimi anni, si è sviluppato non poco. Infine la francese Catinat (l’attuale Dong Khoi); la via dei negozi griffati, dei ristoranti tipici, della vita notturna.

Il delta del Mekong, cuore della Cocincina

Venditore ambulante

Quando si dice “fiume”. Il Mekong, più che un fiume, è un universo d’acqua che scorre, si insinua, dilaga fra piatte distese di  verde e innumerevoli case con i piedi a mollo. E nella zona del Delta genera altri rami secondari ugualmente imponenti e decine, centinaia di corsi minori a loro volta collegati da canali. Una vita “acquatica” totale, che pulsa al ritmo delle correnti e delle maree montanti. La strada che da Saigon si inoltra verso sud ovest è quella che conduce nel cuore del delta. Panorami piatti, vegetazione intensa – molte le palme e i banani – risaie a perdita d’occhio. Lo scorrere dei paesini allineati su entrambi i bordi della ben tenuta via di comunicazione (il primo tratto è addirittura una vera autostrada) mostrano con immediatezza quale sia la vita che vi si svolge: vita contadina, cura dei campi e degli animali domestici, con i grandi buoi dalle corna ricurve a pascolare nelle risaie. Ma anche vita sull’acqua, perché l’elemento liquido è onnipresente e favorisce gli spostamenti sin nei più remoti villaggi, per mezzo delle innumerevoli lance guidate con maestria sia nelle calme acque dei canali che in quelle increspate e veloci del Mekong. Poco prima di raggiungere Can Tho, capoluogo dell’omonima provincia, si scavalca il larghissimo fiume percorrendo un avveniristico ponte costruito dai giapponesi e inaugurato nello scorso aprile. Can Tho è famosa per i suoi straordinari mercatini fluviali: quelli di Cai Rang e Phong Dien. Miriadi di barche sul Mekong che vendono di tutto. Ogni barca “negozio” issa un bastone sul quale annoda scampoli di verdura e frutta in vendita o campioni di altre mercanzie. Così gli acquirenti arrivano (in barca) a colpo sicuro. Ci sono poi le barche del servizio a domicilio: vendita di biglietti della lotteria, prodotti per l’igiene, tessere ricaricabili eccetera. Quello che è certo, è che tutti remano, venditori come compratori.

Notte sul Mekong e rotta verso Cai Bè

Frutto del dragone (pitahaya)

Oramai l’auto è un “lusso” quasi inutile. Molto meglio le barche per visitare altri mercati, per vedere le cittadine attraverso le vie d’acqua che le percorrono, per scoprire piccoli fabbriche di dolci, di salse di pesce, di mattoni. Un’operosità che si affianca ai tradizionali mestieri di contadino e di guidatore di natanti. Poi c’è la sorpresa “chic”. Una crociera a bordo del Bassac Cruise, splendida barca in legno dotata di comode cabine e di eleganti zone “relax” dalle quali godere il mutare perpetuo dei panorami delle sponde. Quando arriva il buio, il piccolo vascello (personale, dal capitano in giù, parlante francese) getta l’ancora in prossimità di Cai Bè e la notte sul fiume si anima, al largo, con le piccole luci di posizione dei numerosi natanti che scivolano nelle due direzioni. Il Mekong non dorme mai. Cai Bè, capoluogo della provincia di Tien Giang, ha le solite e sempre diverse “cose” da vedere e gustare. Una fabbrichetta di riso soffiato, un’altra di carta di riso, una terza di dolcetti di cocco. Il centro è animato da un grande mercato di ogni tipo di frutta e dai cartelloni che annunciano, per la sera, un festival culturale, con musiche e danze locali. La notte riserba un’ulteriore sorpresa. Il riposo in una bellissima casa tipica sul fiume, con cucina familiare e locali e suppellettili della famiglia ospitante da girare e scoprire in piena libertà.

L’ultimo tratto di Cocincina, verso il golfo di Thailandia

Su un ramo del Mekong nel delta.

L’isola di An Binh è interamente occupata dal vivaio di piante da frutta di Mr. Tam Ho, così come Mr. Sau Giao si dedica invece alla cura dei bonsai. Parrebbe un controsenso, in una regione perennemente “verde” come questa; ma se esistono queste “nurseries” un motivo ci sarà. Forniscono piante ai contadini della zona e alle città. Ora il tragitto è nuovamente sulle quattroruote. A Vam Cong un ferry di grosse dimensioni, che nel tragitto ne incontra altri tresulla tratta inversa, consente di superare il fiume Song Hau, distante una ventina di chilometri dal Mekong. Poi è un’unica grande corsa, costeggiando un canale dritto e infinito, sino al porto di Rach Già. L’attraversamento della famosa Cocincina, il contatto con la magia del Mekong e dei suoi innumerevoli fratelli d’acqua, è cosa fatta.

Testo: Federico Formignani     Foto: Lucio Rossi

Caro lettore,

Latitudes è una testata indipendente, gratis e accessibile a tutti. Ogni giorno produciamo articoli e foto di qualità perché crediamo nel giornalismo come missione. La nostra è una voce libera, ma la scelta di non avere un editore forte cui dare conto comporta che i nostri proventi siano solo quelli della pubblicità, oggi in gravissima crisi. Per questo motivo ti chiediamo di supportarci, con una piccola donazione a partire da 1 euro.

Il tuo gesto ci permetterà di continuare a fare il nostro lavoro con la professionalità che ci ha sempre contraddistinto. E con lo stesso coraggio che ormai da 10 anni ci rende orgogliosi di quello facciamo. Grazie.