Modica, la città merletto

Modica (RG)

Un teatro naturale di pietre rosa, Modica affascina e colpisce alla prima visita. Si sviluppa in provincia di Ragusa su di un esteso altipiano solcato da profondi canyon, che qui si chiamano cave. Sono state censite circa 700 grotte che una volta erano abitate e molte delle attuali case della città vecchia sono l’estensione di quelle antiche grotte. Bisogna perdersi camminando negli armoniosi labirinti di vicoli sui quali incombono terrazzi in ferro battuto adornati da colorati fiori per poter apprezzare il suo fascino. Grazie al fervore religioso dei conti Mosca, Chiaramonte, Chiabrera ed Henriquez la città venne arricchita dalle numerose chiese in barocco siciliano che la contraddistinguono. Questi edifici non si affacciano su piazze ma si ergono in cima ad alte scalinate modellate sui declivi delle colline e sono tutte decorate da ricchi gioielli in calcare che si illuminano con la luce del sole accecante di Sicilia. Per la sua importanza economica e sociale, viene considerata una piccola capitale del territorio. Importante è la tradizione artigianale modicana: il ricamo, la lavorazione del ferro battuto, la preziosa falegnameria, gli scalpellini che hanno contribuito a rendere la città un gioiello architettonico e l’arte dei carradori (i costruttori dei famosi carretti.  ndr). A Modica ogni cosa è arte, come l’architettura che ricorda i vecchi merletti creati dalle nonne, di quelli tra i più lavorati ed eleganti, che regalano a questa città un’anima intima e segreta. Poetica è la descrizione che ne fa Gesualdo Bufalino in Argo il cieco:“In figura di melagrana spaccata; vicina al mare ma campagnola, metà ristretta su uno sperone di roccia, metà sparpagliata ai suoi piedi con tante scale tra le metà a fare da pacieri e nuvole in cielo da un campanile all’altro, trafelate come staffette dei cavalieri del Re…” 

Il celebre cioccolato di Modica

Una sinfonia di aromi e sapori è invece, la cioccolata , quella tipica modicana: lavorato come facevano gli Aztechi è un cioccolato granuloso, molto friabile e può essere definito cioccolato a freddo. Dagli spagnoli hanno imparato la lavorazione secondo la quale i semi di cacao vengono triturati a pietra in maniera da far sprigionare il burro di cacao ed ottenere la tipica pasta granulosa. Successivamente, ad una temperatura che non supera mai i 40°C, la pasta ottenuta viene mescolata con zucchero di canna e spezie. La semplicità della lavorazione e la completa assenza di sostanze estranee (grassi vegetali, lecitina…) rendono questo prodotto unico e prezioso. Come la sua ricetta, anche la tipica forma a barretta leggermente svasata e con due scanalature che la dividono in tre parti è invariata da centinaia di anni. Questo tipo di cioccolata può essere consumata a pezzi, sciolta e bevuta calda, nelle preparazioni di semifreddi oppure, e vi consiglio sinceramente di provare, a scaglie su saporiti formaggi.

 

Testo e foto: Federica Giuliani