Viaggio in California

 

 Malpensa  18 maggio 2010  ore 10,20,

l’aereo accende i motori :“Miracolo!”- penso-“ partiamo 10 minuti prima del previsto!”, errore! Causa guasto al motore stiamo fermi tre ore! Inizia così la mia preoccupazione: la difficoltà di avvisare la mia amica a San Francisco, l’idea di farmi tre ore in più di volo oltre le già 15 previste e la certezza di avere ormai già perso la coincidenza a New York.

Di fatto, una volta atterrati, dopo aver passato i controlli di polizia, aver atteso 50 minuti i bagagli, e fatto nuovamente il check-in, ho scoperto che non solo avevo perso la coincidenza, ma anche l’ultimo aereo per San Francisco, e così, come avviene in questi casi, la compagnia aerea ha offerto vitto e alloggio in albergo per la notte e mi ha cercato un posto sul volo del mattino seguente.

Con un grande sospiro di sollievo finalmente atterro all’aeroporto di San Francisco e con la mia amica scienziata, Rosalba, ci dirigiamo alla N.A.S.A. l’ente spaziale americano situato a Moffet Field, dove risiederò nei prossimi giorni.

Il NASA Ames Research Center si presenta come una cittadina recintata con postazioni di guardia, tanti piccoli edifici ognuno con funzione diversa ( posta, ristorante,lavanderia,chiesa, dipartimenti di ricerca, centro visitatori,campo sportivo,alloggi) e giardini ben curati.

All’interno di quest’area se ne trova una seconda anch’essa recintata, dove si trovano uffici di ricerche su astronomia, astrofisica, progetti su Marte e sulla Luna, un grande edificio storico,Hangar one, che ricorda la forma di gianduiotto dove era stato collocato il dirigibile Zeppelin, e un’enorme galleria del vento. Parte di questa zona è interdetta al pubblico, ma  ho potuto visitarla guidata da Rosalba che qui lavora.

Nelle immediate vicinanze una bella zona umida consente lunghe passeggiate rilassanti in compagnia dei numerosi scoiattoli di terra, piccoli conigli, e qualche rapace, il tutto immerso in un grande silenzio interrotto raramente dal rombo del motore di qualche aereo del campo volo annesso.

Approfitto di un paio di giorni in cui Rosalba è impegnata col lavoro, per recarmi in treno a San Francisco.

A dispetto dell’idea che ci creiamo guardando i film americani, San Francisco non è una grande metropoli affollata e caotica. Ha meno abitanti di Milano, e la zona più affollata è il quartiere di China Town, dove, come da buona tradizione, una moltitudine di piccoli cinesi invade i marciapiedi indaffarata a far compere e ad esporre la merce da vendere.

Sarebbe una città godibilissima da esplorare a piedi data la temperatura sempre fresca, intorno ai 12-15°C anche in estate, e l’aria frizzante ( gli americani usano ricordare una frase di Hemingway in cui disse che aveva passato l’estate più fredda della sua vita a San Francisco) , se non fosse per le numerose mitiche pendenze collinari che dal vivo sono veramente impressionanti.

Camminando per la città non si può fare a meno di notarne il carattere multirazziale  molto più accentuato che da noi, perfino i tram che la percorrono provengono da nazioni diverse e, così, non poteva certo mancare il nostro storico vecchio tram di Milano “ Gamba de legn”.

Alla periferia nord riesco a vedere il Golden Gate Bridge miracolosamente senza un filo di nebbia, che solitamente è sempre presente.Di fronte al ponte è situata l’isola con la famosa fortezza di Alcatraz.

Numerose sono le attrazioni culturali, gli appuntamenti serali, i parchi dove immergersi per rilassarsi e i negozi per tutti i gusti e tutte le tasche. L’impressione generale di San Francisco è di una città pulita, abbastanza sicura, con gente cordiale, strade ben segnalate e ben servite dai mezzi pubblici che sono tutti elettrici. Data l’impronta ecologista dello Stato, quasi dappertutto si applica la raccolta differenziata dei rifiuti.

Le bellezze vere e proprie della California però, sono costituite dai variegati paesaggi naturali che lo stato saggiamente preserva tramite una miriade di parchi nazionali e riserve statali.

Percorriamo tutta la costa da Pescadero fino alla famosa  Big Sur, un lungo tratto di costa a strapiombo sul mare, sostando qua e là per ammirare caratteristiche spiagge, riserve naturalistiche con leoni marini ( se ne trovano ovunque), pacifiche e silenziose lontre, enormi elefanti marini chiassosi e puzzolenti, cormorani e una fantastica coloratissima vegetazione a carattere tropicale, mediterraneo  e desertico.

Proseguendo sulla  strada costiera si attraversano dei tratti circondati da eucalipti il cui intenso e graditissimo profumo pervade l’auto nonostante i finestrini chiusi  rimanendo nella mente e nel cuore del viaggiatore a lungo.

Facciamo una puntatina al faro più alto e più vecchio dello stato a Pigeon Point per salutare i gestori dell’ostello del faro che ci consigliano una foresta di sequoie nelle vicinanze dove scorgiamo anche pernici e conigli, per finire la giornata con un’ottima crema di carciofi a Pescadero, paesino rinomato per la coltivazione di quest’ortaggio e per i bellissimi tramonti, dove talvolta, intorno al sole calante si può intravedere un raggio verde che può sfuggire all’occhio umano ma che la fotocamera immortala.

La nota dolente della costa californiana è l’altissimo grado di erosione a cui è sottoposta per l’azione del vento e delle onde sul litorale argilloso, per cui in alcuni tratti si formano scenografie naturali uniche con anfratti o strutture alveolari, ma nel corso di pochi anni possono essere cancellati notevoli tratti di roccia.

Da non sottovalutare nemmeno le numerose spaccature nel terreno, evidenti soprattutto nella riserva di Año Nuevo, create dalla nota faglia tettonica di Sant’Andrea.

E’ giunto il momento più atteso della vacanza, il viaggio nella Death Valley per  campionare rocce nel cratere Ubehebe. Trattandosi di viaggio di ricerca per lo studio di un ambiente analogo di Marte,a cui ho partecipato in qualità di volontaria assistente di campo, abbiamo potuto usufruire di  un van governativo e relativi costi di carburante,messi a disposizione dalla NASA.

Percorriamo le grandi highway americane, a dire il vero un po’ malandate ( alcune sono costellate di cartelli che invitano ad “adottare un’autostrada” ),dove la corsia di sinistra è usata per il car pooling  negli orari di punta dei pendolari ( può essere occupata da un’auto con due o più persone a bordo) e accessibile a tutti al di fuori di tali orari;i limiti di velocità segnalati sono consigliati e non obbligatori, in quanto il codice stradale ritiene che sulle autostrade la velocità più sicura è quella adottata dalla maggior parte dei veicoli circolanti. Inevitabile poi veder  sfilare gli affascinanti track americani, mentre  raramente scorgiamo auto della polizia in agguato.

Il viaggio verso sud riserva bellissimi paesaggi attraverso il Mojave desert con le sue colline dorate, alcuni appezzamenti di viti, campi immensi di trivelle petrolifere in piena attività, frutteti a perdita d’occhio, pianure, passi e piccole cittadine sparse lungo la via per ristorare i viandanti.

Una di queste, Baker, è una sosta obbligata per fare benzina e rifocillarsi in un bellissimo locale in stile greco con degli ottimi panzerotti di pasta sfoglia ripiena.

Viviamo lo stile di vita americano fino in fondo pernottando nei motel o in tenda nei campeggi della Death Valley e cenando nei locali stile anni sessanta aperti 24 ore su 24.

La strada verso la Death Valley è ancora lunga, ma già si percepisce l’atmosfera del deserto vero e proprio. Sostiamo a Silver Lake, un lago di argilla secca che si riempie d’acqua con la pioggia e dove si creano miraggi di acqua in lontananza, una seconda sosta a Zzyzx, centro di ricerca sul deserto gestito dall’Università Statale della California e circondato da un lago di soda e da palme curiose le cui foglie seccando rimangono attaccate al tronco gonfiandolo anche notevolmente, e per finire un’ultima sosta alle Tecopa Springs, sorgenti di acqua calda e fredda con un fondo di argilla morbida che si può facilmente spalmare sul viso per  trattamenti di bellezza.

Entriamo finalmente nella Death Valley, il parco nazionale più grande degli USA  dove si può ammirare il punto più alto del parco(il Telescope Peak 3368m,la seconda cima più alta degli States dopo Mount Whitney 4418m di altezza,situato fuori dal parco)e il punto più basso e più caldo (il bacino salato di Bad Water a 86m sotto il livello del mare dove si raggiungono temperature estive anche oltre 50°C) degli States e qui  risiede anche la prima riserva di indiani in un parco nazionale.

Degna di nota è l’organizzazione dei piccoli villaggi del parco in stile far west o che comunque non deturpano il paesaggio, attrezzati con tutti i servizi fondamentali per il turista compreso l’uso quasi sempre gratuito di internet.

La spettacolarità di questo deserto risiede nella sua varietà di paesaggi: montagne di numerose tipologie di rocce e origini diverse, pianure, enormi distese di sale, dune di quarzo strappato dai monti ed eroso dal vento, colline di lava nera, rocce dai variopinti colori, miniere abbandonate, per non parlare della vegetazione presente tutto l’anno sottoforma di cespugli o di numerosi fiori in primavera, questo perché il deserto è ricco di acqua nel sottosuolo.

Anche gli animali sono presenti in discreta quantità: coyotes, mufloni, conigli, ratti canguro,lucertoloni…….

Se ci si trova a  guidare di notte è indispensabile aguzzare la vista e ravvivare i riflessi  dal momento che i piccoli roditori attraversano la strada improvvisamente.

Anche la luna capita che alcune volte ha un tocco in più, circondata da un alone arcobaleno forse dovuto alla polvere sospesa dal vento del deserto che scompone la luce lunare. Nella parte nord del parco si può visitare perfino un magnifico castello in stile spagnolo.

Per gli amanti della fotografia consiglio vivamente di giungere al tramonto nelle zone più spettacolari del parco( Dante’s view, Zabriskie point e le dune) per esaltare al massimo la profondità del paesaggio e cogliere i colori più caldi e le sfumature migliori.

Concludiamo il viaggio  di  ritorno dal deserto sostando a Monterey per l’immancabile whale watching, indimenticabile spettacolo di megattere con evoluzioni fuori dall’acqua, nonostante la giornata piovigginosa, ventosa e con il mare mosso ( un impresa scattare le foto).

L’ esperienza californiana è sicuramente da ripetere, e da consigliare vivamente agli amanti della natura, dei viaggi in libertà e del cibo salutistico ( a differenza della maggior parte degli americani, i californiani  mangiano bene). 

Testo e foto di Alessandra Codari

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