C’è puzza di censura

Secondo teatro chiuso in tre giorni. Direi che è un”bel” record, dopo la sala del Libero di via Savona, chiusa mercoledì sera dalla Commissione vigilanza del Comune di Milano, venerdì è toccato al Teatro della Memoria di via Cucchiari. Una piccola sala in zona Mac Mahon, recuperata negli spazi di una ex tipografia, dove stava per andare in scena lo spettacolo, ma che la polizia ha cancellato. Spettatori rimborsati e teatro chiuso fino a nuovo ordine. A far scattare i sigilli al piccolo teatro diretto da Aleardo Caliari è stata la mancanza del certificato di agibilità dello stabile, oltre a qualche altro dettaglio tecnico. Ma lui si difende: «Il certificato è stato richiesto nel 2005 quando abbiamo depositato in Comune le planimetrie e tutti i documenti necessari. Da allora stiamo aspettando il sopralluogo dei vigili per i controlli e il rilascio del certificato. Non è mai venuto nessuno». In compenso sono arrivati in quattro, l’altra sera, in borghese, a controllare le norme di sicurezza. E hanno trovato alcuni estintori scaduti, una porta antincendio in meno e soprattutto la mancanza del documento indispensabile per proseguire con l’attività. «I vigili sono entrati alle nove meno dieci  racconta Caliari  dapprima erano in due, hanno chiesto di comprare un paio di biglietti con lo sconto. Gli ho detto che era impossibile e hanno rinunciato. Pochi minuti dopo sono tornati, stavolta in quattro. Hanno mostrato i tesserini e mi hanno chiesto tutti i documenti. In pochi minuti hanno deciso di chiudere il teatro e noi abbiamo dovuto rimborsare gli spettatori». Un blitz che fa pensare a una stretta nei controlli ai piccoli teatri. Come la mettiamo? Di chi è la colpa? Se il certificato è stato richiesto nel 2005 e all’alba di 5 anni dopo, il teatro non ne era in possesso; c’è sicuramente qualcosa che non va. Tutto questo dovrebbe farci pensare, chissà a chi toccherà ora, la maggior parte dei teatri non hanno finanziamenti dal Comune, e chiudere per settimane può essere un problema. Il teatro non è più visto come forma d’arte libera? Sono costretta a pensare che ci sia puzza di censura, verso forme di espressione autonome e senza il “controllo centrale”.

Per non parlare delle compagnia teatrali, o dei giovani che si dedicano a questa forma d’arte, che vedono il loro futuro spezzarsi, ancor prima di iniziare. Dove andremo a finire? Che fine fanno tutti i buoni propositi di un’Italia ben organizzata, che vuole finanziare arte e cultura?

Non vi lamentate se ci trasferiamo, questo “è un paese per vecchi” e raccomandati.

A cura di: Samantha Lamonaca

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