INDIA. L’esperienza di Madre Teresa

Gli orfani di Madre Teresa. ©developingreport.it

Madre Teresa e i bambini

Parte del lavoro di Madre Teresa era dedicato ai bambini, e le Missionarie della carità continuano a portare avanti il suo esempio. Shishu Bhavan e Daya Dan sono le case riservate ai bambini a Calcutta. Shishu Bhavan si trova non lontano dalla casa madre su Ajc Bose road, e i bambini non si trovano solo al suo interno. In molti sanno che i volontari e gli ospiti portano dolci e biscotti per gli orfani: gruppi di bambini aspettano fuori dal cancello per convincere i visitatori a regalare qualcosa anche a loro.

 

Visitare l’edificio non dà il senso di sgomento che ci si potrebbe aspettare da un orfanotrofio.

Gli orfani di Madre Teresa. ©developingreport.

I bambini più piccoli sono separati dai più grandi e dai portatori di handicap, che qui hanno in maggioranza problemi lievi. Neonati e bambini piccoli arrivano, in maggioranza, malnutriti e più piccoli del normale. Nella casa, però, l’ambiente è colorato, decorato da disegni, le suore sono allegre. La maggior parte dei piccoli ospiti ha già trovato i genitori adottivi, devono solo aspettare i documenti per trasferirsi nella loro nuova casa.

 

Chi ha problemi fisici o mentali viene scelto soprattutto dagli stranieri, gli altri anche da molte famiglie indiane. La casa per i bambini con problemi di handicap più gravi, Daya Dan, è situata in un quartiere vicino al ponte sul fiume Hooghly ed è quasi introvabile. Guidatori di rickshaw e locali non la conoscono, e trovarla nella stradina secondaria è molto difficile. I bambini con gravi ritardi che vivono qui, però, non sono dimenticati. Anche loro sono seguiti da volontari che passano con loro qualche pomeriggio o qualche mese, leggendo per loro, aiutandoli a disegnare e colorare e, quando possibile, facendo loro scuola.

 

Nella stanza adibita a classe sono appesi gli zainetti che contengono il materiale di ogni bambino, e i muri sono decorati da cartelloni e disegni. Un prerequisito per l’adozione dei bambini è che la coppia sia sposata da almeno tre anni: in alcuni casi i bambini sono stati riportati indietro dopo il divorzio dei genitori adottivi. Le coppie di religione induista, inoltre, devono aspettare un

Gli orfani di Madre Teresa. ©developingreport.

 anno in più rispetto a quelle cristiane prima di avere la custodia piena dei bambini. “La malattia più grave oggi non è la tubercolosi o la lebbra, ma la sensazione di non essere voluti” aveva detto Madre Teresa.

 

Un giudizio che tocca anche una delle sue convinzioni più controverse: Madre Teresa era impegnata in modo attivo contro l’aborto, che considerava un vero e proprio omicidio da parte delle donne e comparava agli altri problemi dei bambini nel mondo. “Per favore non distruggete i bambini – ha detto durante il discorso per l’accetazione del Nobel, nel 1979 – li prendiamo noi. Stiamo anche insegnando ai nostri mendicanti e lebbrosi a programmare la loro famiglia in modo naturale”.

 

Una delle storie preferite che ha condiviso a Stoccolma riguardava un bambino di quattro anni che per caso aveva saputo delle difficoltà delle suore di trovare lo zucchero per i suoi coetanei. “Ha detto ai genitori non mangerò zucchero per tre giorni, portatelo a Madre Teresa per i suoi bambini. Sapeva pronunciare a malapena il mio nome, ma sapeva quello che voleva: voleva condividere il suo amore” ha raccontato.

Testo e foto di  Ilaria Linetti e Vincenzo Bardo

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