INDIA. L’esperienza di Madre Teresa

Le strade di Calcutta.©developingreport

 

I poveri di Calcutta

Nella “città della gioia” vivono più di quindici milioni di persone, e la percentuale di poveri sembra anche più alta della media nazionale, il 42 per cento secondo un rapporto della Banca mondiale del 2005. Gran parte dei marciapiedi è occupata da uomini e donne che dormono, e la notte diventano delle vere e proprie case: basta un telo per terra dove far stendere i propri figli e le madri improvvisano una specie di ricovero per bambini di ogni età, anche neonati. Senza perderli mai d’occhio: non lasciano avvicinare nessuno e cercano di preservare un minimo di privacy per la loro famiglia. Ogni pompa per l’acqua serve per lavarsi, anche col sapone, e nelle strade anche non del tutto secondarie ci sono ristoranti a prezzi stracciati, in cui viene servito solo un po’ di riso. Le panche servono da dormitorio, quando scende il buio. La vita nelle strade, poi, comincia presto: alle cinque inizia il movimento di persone che trascinano carri e rickshaw – il centro di Calcutta è l’unico posto in India in cui si trovano ancora quelli trainati a mano. Chiedere l’elemosina e’ un business importante: bambini e adulti seguono soprattutto i turisti anche per decine di metri, chiedendo una cifra precisa come dieci rupie. C’e’ anche chi ha delle storie molto articolate da raccontare: chi conosce meglio l’inglese chiede ai turisti se abbiano qualche lavoro per loro.

 

Mendicante. ©developingreport

Sunil, che dimostra quarant’anni ma dice di averne ventisei, ha due figli di sette e tre anni. Viene da Varanasi, da dove si e’ trasferito insieme alla moglie e nonostante sia a Calcutta da tre anni non riesce a trovare lavoro. Non chiede soldi, ma aiuto per comprare da mangiare per i suoi bambini. Sceglie un barattolo di proteine da cento rupie, molto costoso per gli standard indiani. La storia fila alla perfezione anche se potrebbe facilmente non essere vera, ma anche Sunil ha sicuramente bisogno di mangiare.

 

I cittadini di Calcutta non accettano pero’ che l’immagine che il mondo ha di loro sia quella data dal film La citta’ della gioia, girato nel 1992 da Roland Joffe’ e interpretato da Patrick Swayze. Nella pellicola un medico scopre la vita nello slum di Anand Nagar, uno dei piu’ famosi di Calcutta, il cui nome significa proprio citta’ della gioia. Calcutta va pero’ molto oltre: e’ una delle citta’ piu’ belle dell’India, con il grande parco del Maidan in cui gli abitanti si ritirano nelle sere estive per cercare un po’ di fresco insieme alla famiglia, e possono comprare da mangiare nelle numerose bancarelle.

 

Calcutta. Victoria Memorial Palace. ©developingreport

Di fronte al Victoria Memorial, palazzo realizzato dai dominatori britannici nel 1921 ancora meta di passeggiate per gli indiani, si puo’ prendere una carrozza d’argento per un giro romantico. La cultura bengali, inoltre, ha dato il suo contributo in tutti i campi. Tra gli esponenti piu’ di spicco c’e’ Rabindranath Tagore, poeta premio Nobel. La mistica musica baul viene ancora preservata da musicisti che suonano l’ektara, e il cinema della regione e’ uno dei concorrenti di spicco di Bollywood.  

 

Tollywood, una crasi tra le parole Hollywood e Tollygunge, il distretto di Calcutta in cui si girano i film, e’ conosciuta in tutto il mondo per le storie umane e artistiche, paragonabili al circuito indipendente americano rapportato ai blockbuster. Chitrita Banerji, autore nato a Calcutta, ha scritto sul New York Times in occasione dei dieci anni dalla morte di Madre Teresa: «Madre Teresa poteva avere buone intenzioni, ma ha portato avanti la sua missione derubando Calcutta della sua identita’ con mille sfumature mentre fingeva di amarla».

Testo e foto di  Ilaria Linetti e Vincenzo Bardo

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