“Chi intraprende il viaggio della memoria nella Terra Promessa cancellata, non deve essere per forza un cultore della consanguineità, degli alberi genealogici, insomma,di un’araldica da strapazzo. A spingerlo può essere anche solo il bisogno di restituire un senso alla fatica di vivere rimasta impressa nei suoi primi ricordi infantili…….” Scrive ancora Lerner:-“Mio padre, a chi glielo domandasse, ha sempre risposto: sono un ebreo polacco. Più precisamente, un ebreo polacco del borgo minerario di Boryslaw, sorto a pochi kilometri dalla città capoluogo di Drohobycz”. Che coincidenza, anche mia madre diceva proprio così – sono un’ebrea polacca, nata a Boryslaw e poi vissuta a Drohobycz-. Il fatto è che la Galizia, questa regione dalla storia tormentatissima in cui sono nati entrambi i nostri genitori, ora Ucraina, è stata prima austro-ungarica e poi dal 1919 fino alla seconda guerra mondiale ha fatto parte della Polonia. “Scriveva in polacco anche Bruno Schulz, letterato e pittore, insegnante di disegno al ginnasio Re Wladislaw Yagiello” continua Lerner in “Scintille“, un libro per me prezioso. Un’altra coincidenza, Bruno Schulz al liceo di Drohobycz è stato proprio insegnante di disegno di mia madre, lei molto orgogliosa lo raccontava sempre; mamma da giovane era bellissima e lui le avrebbe fatto anche un ritratto che purtroppo non sono mai riuscita a trovare frugando fra le sue carte. “Turismo della memoria” lo chiama Lerner e la definizione mi sembra appropriata, le nostre motivazioni di viaggio rappresentano un’ulteriore coincidenza. “…E’ nato in me l’impulso di visitare i loro luoghi. Non so perché ma ero sicuro di riconoscerli…” Anche a me è successo uguale: a un certo momento del proprio percorso si sente il bisogno di “rivedere” concretamente con gli occhi luoghi mai visti se non attraverso i ricordi ed i racconti dei tuoi cari; parole e descrizioni, talora imprecise e altre volte nitide, ripetute innumerevoli volte e spesso da me distrattamente ascoltate, “riconoscere” una geografia altrui che per anni si è percorsa solo con l’immaginazione, per alcuni si tratta addirittura di scoprire ciò che non è mai stato detto, come per Lerner, come per il protagonista del romanzo di Safran Foer “Ogni cosa è illuminata”. E poi comunque nessuno, proprio nessuno, nasce sotto un cavolo in un bel mattino di primavera e le cicogne si sono messe in sciopero sindacale da quel dì, se urge trovare la propria storia, bisogna cercarsela, ricostruirsela, come le tessere di un puzzle. Ho così realizzato a scoppio ritardato che le mete dei miei ultimi viaggi non sono state poi così casuali: Israele, la Germania ed ora la scelta di quest’ultima crociera da Kiev ad Odessa lungo il Dniepr che non rispondeva solo alla mia passione per la navigazione fluviale, ma mi permetteva di allargare a inizio e fine viaggio il percorso liberamente da sola con la fidata amica Gastone visitando per la prima volta quella Galizia ebraica che non esiste più, conoscere Lwow, città dei miei bisnonni materni,Boreslaw e Drohobycz, i luoghi della gioventù di mia madre, Sulina in Romania, un braccio del delta del Danubio dove fuggendo il nazismo mamma si è imbarcata su una grande nave che l’ha poi portata in Palestina, Sebastopoli in Crimea dove ha vissuto il mio nonno paterno Nissim, Varna in Bulgaria, infine, città natale di mio padre. Un filo sottile ma robustissimo lega i miei passi in tutti questi paesi, la ricerca della mia storia, delle mie radici familiari ed ebraiche, segni di maturità raggiunta o invecchiamento precoce? La curiosità è stata intensa, l’emozione pure, è sorto in me il rimpianto per tutte quelle domande che non conoscendo, non ho saputo fare, mille precisazioni che ora vorrei avere e non c’è più nessuno a cui chiedere, rabbia per tutte quelle vecchie foto che mi girano fra le mani e fra cui mi capita di non sapermi raccapezzare. Macinando 3200 chilometri a piedi, in autobus, treno e nave, pensando e guardando “i loro posti” mi è sembrato anche di comprenderli meglio i miei genitori; la fredda ritrosia di mia madre per esempio, quell’atteggiamento così fiero, chiuso e distante che ho sempre combattuto e mai accettato. Credevo fossero solo caratteristiche della sua personalità, invece sono le stesse di tutta la gente che abbiamo incontrato in Ucraina, difficile ricevere un sorriso, uno sguardo accogliente, una risposta amabile: gente dura, ostica, in Ucraina, dovunque, nessuna voglia di aiutarti per strada se chiedi un’informazione, nessuno sforzo per comprenderti se parli un’altra lingua, anzi spesso una porta chiusa in faccia, la mano alzata per allontanarti, vai via, non mi disturbare. Dovunque tutto è scritto solo in cirillico, persino nei musei nessun carattere in latino nella presentazione delle opere. Ho capito di più mio padre, anche lui “figlio” dei suoi luoghi, sul mar Nero si respira un’altra atmosfera, c’è la stessa disinvoltura e solarità della gente del sud, del Mediterraneo e la sua città natale,Varna, è così maledettamente simile a Nizza che lui amava tanto e dove ha scelto di vivere gli ultimi anni: strade a scacchiera parallele o perpendicolari al lungomare, zone pedonali, viali alberati, vecchi palazzi délabré e fatiscenti, ma pieni di storia, caffè e ristoranti all’aperto sempre gremiti, una lunghissima spiaggia, la gente che eternamente passeggia. Per Lerner l’eden perduto è il Libano della madre, per mio padre era la Bulgaria, quella Bulgaria il cui re Boris non aveva consegnato neppure un ebreo a Hitler, come lui ricordava sempre fieramente. Leggere in viaggio “Scintille” è stata una bellissima sorpresa, mi ha confortato, c’è un percorso condiviso, mi ha dato maggior consapevolezza di quanto stavo anch’io via via facendo, riflessioni ed emozioni, sensazioni struggenti e contraddittorie, misteriose e necessarie che mi attraversano e che lui da giornalista esperto ha tradotto ben più efficacemente e felicemente di quanto avrei saputo fare io, grazie Lerner. “Nella mappa mentale che mi sono predisposto Beirut è mia madre, Boreslaw è mio padre. Un’amalgama impossibile? Eppure è il mio mondo, e non solo il mio” riflette l’autore nel suo libro. Si è vero, verissimo, quell’amalgama impossibile non è solo il suo mondo, anch’io lo riconosco come mio.
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