
Queste semplici parole evocano l’essenza di ciò che Tabucchi immagina per viaggio, quello che resta negli occhi, oltre che nel cuore, perché ci si porta dentro l’altrove, l’altro, la curiosità, la scoperta e non l’abbronzatura di una luna di miele alle Seychelles. Fondamentalmente è questo che comporta il partire: fare la fatica di conoscere, imparare e capire ciò che è altro da noi, prima dai libri con le città fantastiche e le geografie immaginarie degli scrittori, fuori dal tempo e dallo spazio, e poi nel percorso geografico, orizzontale, con il confronto degli incontri, della quotidiana sorpresa dell’esserci , in viaggio. Una voglia di conoscere che non basta mai. Nella prefazione Tabucchi dice che il mondo non è il “villaggio globale”. descritto dai media, che la sua meraviglia sta nell’essere grande e diverso, impossibile da conoscere tutto: ed è come leggere un augurio, perché sarebbe bello continuare a pensarlo a dispetto degli inquietanti tentativi di tutti per essere uguali a tutti gli altri ….Tabucchi, che ha conosciuto tanta parte del mondo ma non lo ha mai fatto per doverne scrivere, ci regala un taccuino di spezzoni di vita in cammino, nostalgie, allegrie e rimpianti che ogni viaggio porta con sé. Racconti percorsi da un filo che li lega: la curiosità e l’amore per gli “altri”. La rilettura di un atlante studiato da ragazzo e la decisione di conservarlo per far sapere ai nipoti che il mondo non è immutabile, i confini e i colori di un paese possono cambiare; restano (se resistono ) i fiumi e le montagne ma possono appartenere ora a un paese ora a un altro. Il ricordo dello zio che aveva deciso di dare un’educazione estetica ai nipoti e gli allora lunghi viaggi da Pisa a Firenze a
Testo Daniela Bozzani
Antonio Tabucchi, Viaggi e altri viaggi
2010, “I Narratori”, Feltrinelli, pagine 266, € 17.50














































