CRIMEA Sebastopoli e la “riviera russa” (Tappa 6)

Mentre impazzano tramonti di sogno e Gastone come al solito si esercita al ballo finale per la serata di gala, usciti dall’estuario del Dniepr così grande che già lui sembra un mare, la nostra nave si dirige verso la Crimea. Aiuto, nel mar Nero ci sono le onde, il Maresciallo naviga e balla, eccome se balla, invece che una canna, panico fra le signore, ci facciamo subito una xamamina. La penisola della Crimea è un mondo a parte in Ucraina, difatti ha uno statuto autonomo, la Repubblica Autonoma di Crimea, facente parte dell’Ucraina. Il 75% della superficie sono praterie semi-aride, un proseguimento meridionale delle steppe pontiche, ma la costa si presenta ricca e frastagliata e dopo Yalta una lunga catena montuosa fiancheggia il mare. Lungo la costa sud-est, il nostro itinerario, si snoda una vegetazione dolce, ricca di vigneti e frutteti, la cosiddetta Riviera Russa e non a caso Yalta mi ha fatto pensare ad una Montecarlo sul Mar Nero. Durante gli anni del dominio sovietico, la proprietà di una dacia su questa costa era indice di lealtà politica. Sebastopoli, prima sosta in Crimea, è città dallo statuto speciale e amministrazione indipendente. Vedendo la sua immensa baia ed il lungo fiordo con insenature da ambo i lati, si intuisce subito l’importanza della sua posizione geografica. Difatti Sebastopoli, unica città al mondo, ha due flotte, quella minuscola ucraina e quella russa. Per la Russia rappresenta l’unico accesso al Mar Nero e dunque al Mediterraneo, chiara la sua importanza strategica, vi è stanziata da più di due secoli ed è evidente che non la vuole mollare; patteggiando con l’Ucraina sulle forniture di gas, la data prevista del 2017 per l’abbandono del porto è già slittata al 2025 e  fino ad allora la bandiera russa sventolerà accanto a quella ucraina. Accolti nel porto dalla banda militare, ci avviciniamo alla storia tormentatissima di questa città sul mare che ha vissuto due assedi, quello di 365 giorni durante la guerra di Crimea da parte di turchi ed inglesi che volevano bloccare l’espansionismo russo e quello tedesco di 250 giorni nel corso della II guerra mondiale; piegata a fatica l’eroica resistenza della città, bombardata senza sosta per moltissimi giorni. Nel maggio 1944 i russi liberarono una Sebastopoli quasi rasa al suolo. Oggi c’è un ricco turismo, ma fino al 1996 questo porto militare era chiuso a chiunque non avesse un permesso ufficiale. Sebastopoli è bella e solare, palazzi bianchi e vegetazione verde intenso abbagliano, l’atmosfera dei sud è tutta un’altra cosa, come sempre incanta, si intravedono dei sorrisi, la gente è molto più sciolta. Da ignorante vedendo la scalinata bianca all’ingresso del porto penso alla famosa scalinata Potemkin immortalata sullo schermo da Eisenstein, ma mi confondo con Odessa. Il cuore delle memorie di guerra di Sebastopoli è il Panorama Dipinto, su una collina vicino al centro città: un immenso pannello sul muro interno di un edificio circolare che rievoca il più lungo assedio subito dalla città,  poco lontano ancora tangibili le trincee ma francamente mi diverto di più a  concentrarmi sulle bellezze russe a passeggio sul lungomare, a guardare al mercato come in Sicilia ed in Israele le pannocchie di granoturco bollire nei pentoloni, a fotografare uno stupendo marinaretto ed una babushka con i suoi frutti di bosco.

Testo e foto di Sara Nathan

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