Il mondo è pesante, pesantissimo, reggerlo poi tutto sulla schiena, non ne parliamo, una fatica immane, ma all’inconsapevole turista sembra che Odessa in via (vulytsya) Gogolya ce la faccia egregiamente; sarà che in questa strada ha abitato Gogol, sarà che le esplorazioni dell’ animo umano di Cechov, Pushkin, Tolstoj e Gorky aleggiano indisturbate fra le mura di questa città che li ha ospitati. Eccolo tutto concentrato qui ad Odessa quel fascino, quell’atmosfera di cui Kiev mi è sembrata sprovvista. Il fascino lo si respira subito, appena ci si guarda intorno, appena si sbarca dalla nave e si comincia ad andare a zonzo, è come un buon profumo nell’aria, non lo vedi ma c’è. C’è fascino nei suoi abitanti, un incredibile melting pot umano che arriva da molto lontano: una gran massa di profughi, schiavi affrancati, dissidenti religiosi e politici, marinai, commercianti, professionisti, imprenditori, poveri cristi provenienti da ogni parte degli imperi russo ed ottomano e dall’Europa, attirati dalle leggi liberali di questa città (“Odesa Mama”) voluta da Caterina la Grande alla fine del XVIII° secolo. C’è fascino nei viali alberati, nei caffè gremiti, nel cosacco ubriaco che si dà all’aranciata invece che alla vodka, negli hare krishna che danzano come in trance, nel ponte pedonale tutto lucchetti, forse pegno d’amore dei Peynet locali, nella cioccolata calda servita come nelle migliori pasticcerie viennesi, nel superbo soriano dietro la vetrina di una delle gioiellerie più chic con tanto di guardia del corpo armata di mitra. Il fascino di Odessa credo derivi dal suo cosmopolitismo, dalla ricchezza delle diversità, dal pulsare di una città che nei suoi due secoli di tormentata storia ha accolto tante esperienze diverse: porto franco dal 1815 tra i più importanti per la Russia, fulcro della rivoluzione operaia nel 1905 con l’insurrezione locale e l’ammutinamento della corazzata Potemkin (con relativo film cult, “una cagata pazzesca” per Fantozzi in un’inaspettata esplosione di coraggio), città eroica fra il ’41 e il ’44 contro nazisti e truppe occupanti romene loro alleate. Non solo il sontuoso Teatro dell’Opera, il Municipio, Palazzo Vorontsov, la Galleria commerciale Passazh, la pedonale via Derybasivska, l’architettura di Odessa è emersa quasi incolume dalla seconda guerra mondiale: barocco, neo-rinascimentale, neo-classico, art nouveau, eclettico, il passato ha lasciato tutte le sue tracce, spesso fatiscenti, ma ricche di storia e gli architetti viennesi di fine ‘800 hanno dato un largo contributo. Interessante sapere che esiste ancheun’Odessa sotto terra, le cosiddette catacombe, un sistema di gallerie e tunnel rimasti dopo l’estrazione della pietra calcarea con cui è stata costruita la città; è un vuoto di uguale volume, come un suo negativo sotterraneo, un labirinto di 2000 chilometri, mappato solo in parte, quartier general del movimento partigiano della città durante la seconda guerra mondiale, rifugio e nascondiglio per molti, luogo privilegiato di traffici, scambi e contrabbandi di tutti i tipi nei più cupi momenti storici. Domanda: -Quale è la prima cosa che fa un rabbino ortodosso dopo aver poggiato le sue valigie nella terra che abiterà? Risposta: -si prenota un posto al cimitero.- Umorismo noir tipico della mia tribù suffragato purtroppo dai fatti: nel ’41 in un solo giorno ne verranno bruciati vivi 28.000, Bogdanovka a un centinaio di chilometri di distanza sarà prima ghetto e poi campo di sterminio, ci saranno le marce della morte, un’intera popolazione annientata. Alla fine del ‘700 tra Polonia, Ucraina, Bielorussia, Russia vivevano quasi cinque milioni di ebrei, in Galizia e ad Odessa in particolare, proibito vivere altrove. Era la così detta zona di residenza, gabbia geografica progettata dagli Zar e attuata dall’imperatrice Caterina II. La cittadina portuale di Odessa è stata uno dei centri più popolosi ed avanzati di questa forzata riserva, non a caso il suo soprannome era Porta del Sion e non a caso lo scrittore Isaac Babel, nativo del luogo, soleva dire che “la città era stata fatta dagli ebrei”. Con Gastone un pomeriggio ci facciamo il giro dell’Odessa ebraica accompagnate dalla squisita guida Tatiana. A fine ‘800 fra la composita popolazione di Odessa, greci, bulgari, mussulmani, russi, ucraini, gli ebrei ne rappresentavano oltre la metà e potevano vivere liberamente dappertutto, i poveri erano però concentrati nel quartiere moldavo. Negli anni ’20 del ‘900 la Pagina d’Oro della vita ebraica di Odessa: grande fermento culturale, si scriveva in russo, ebraico, yiddish, molti grandi nomi del mondo ebraico hanno vissuto qui, da Yabotinsky a Meyr Diezengoff, primo futuro sindaco di Tel Aviv, da Shalom Aleichem al poeta Chaim Nachman Bialik considerato l’iniziatore dell’ebraico moderno. Se le tensioni per ragioni commerciali si concentravano soprattutto con i greci, gli ebrei di Odessa hanno comunque subito 6 pogrom e dopo gli ultimi terribili del 1905 e del 1941 centinaia di migliaia sono emigrati, soprattutto in Israele e in America, Brighton Beach, un quartiere di Brooklyn è stato addirittura soprannominato “Little Odessa”. Tatiana cammina, ci mostra e racconta: la via del Mercato, la prima scuola professionale Trud, via Bilinsky detta prima via del Giardino, la Sinagoga Brodj ora ufficio pubblico, via Ossipof, un tempo via dei sarti con la sinagoga Habad, di 70 luoghi di culto ne sono rimasti tre. Ultima tappa del percorso il Viale dei Giusti delle Nazioni dei cittadini di Odessa sponsorizzato da un mecenate israeliano originario della città e la scultura di un muro spezzato a ricordo delle vittime dal ’39 al ’45. Il parco era un luogo di raccolta per la partenza verso la morte. Tatiana traduce le parole incise sul marmo nero: “Ricordare per il futuro della mia nazione.”
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