Sulina: verso la libertà (Tappa 9)

Il vecchio faro di Sulina è il Punto Zero del Danubio, da qui i marinai contano le distanze a monte del Re dei Fiumi, il Danubio. Circa 100 chilometri prima di sfociare nel Mar Nero, il Danubio formando un confine naturale fra  Romania e Ucraina a nord e con la Bulgaria a sud, si divide col suo immenso delta in tre canali, Sulina in Romania è il braccio più corto, 70 chilometri, ed il più percorso. Lasciamo col Maresciallo Koscia la splendida Odessa e con lei l’Ucraina, il Mar Nero è benevolo, acque calme piatte; diverse ore di navigazione e si entra in Romania, nel delta del Danubio, la più vasta zona paludosa d’Europa e uno dei più importanti terreni di riproduzione per numerose specie di uccelli e pesci, preziosissima riserva naturale della biosfera e patrimonio Unesco dell’Umanità. Si sbarca dalla grossa nave ed in vari gruppi saliamo su piccole imbarcazioni danubiane per cinque sublimi ore di navigazione nel delta. Quanta emozione! Indescrivibile la bellezza silenziosa ed imponente che ci circonda, scivoliamo sull’acqua e nessuno parla, la natura è la sola protagonista. Io mi sento leggera e doppiamente felice, ritrovo mia madre ed i suoi racconti, un’altra tessera del puzzle della sua vita, indirettamente anche della mia. Durante la seconda guerra mondiale era a Sulina che i battelli danubiani carichi di migliaia di profughi ebrei in fuga dall’Europa nazista impazzita li scaricavano sulle grosse navi che li avrebbero portati via Istambul in Palestina. La Turchia era neutrale e Sulina porto franco, un tentativo di salvezza era possibile. Sul piccolo battello mamma si era imbarcata a Vienna dove lasciava la madre, mia nonna Regina, che nella speranza folle di poter un giorno ricongiungersi al marito già internato chissà dove, non aveva voluto seguirla; deportata e morta a Minsk nel ’41 ha comunicato una lettera della Crocerossa Internazionale. A Sulina, trasbordata sulla grossa nave, mamma è rimasta due mesi aspettando che finisse di riempirsi. Due mesi senza lavarsi, senza scendere, senza mai potersi cambiare d’abito, mangiando le preziose provviste viennesi, condividendo con altri compagni di sventura, godendo di qualche aiuto alimentare della comunità ebraica locale. Portava degli stivaletti, dei Reiterhosen, dei caldi pantaloni da cavallo e una pesante giacca di lana, se lo ricordava bene e me lo raccontava sempre. Eppure e malgrado tutto, si sentiva felice, anche questo l’ho sentito dire mille volte, perché andava verso la libertà. Con questi pensieri nel cuore e nella mente percorro il fiume e mi sembra ancora più bello, faccio da turista privilegiata un percorso che ha significato per molti il dolore dell’abbandono di affetti e certezze ma anche la speranza di un futuro nuovo. Fra loro c’era anche mia madre. A Tulcea, che avvistiamo solo al porto, ritroviamo la nostra nave; si riprende la navigazione verso sud. Il paesaggio muta all’improvviso, diventa drammatico: tutto mi sembra misterioso, la vita, la natura, il grande fiume fertile e generoso che poi copre ed inonda inclemente tutt’intorno. Ci devono essere stati degli allagamenti nei giorni precedenti, il livello dell’acqua è altissimo, gli alberi appaiono quasi senza tronco, una famigliola di oche se la cava, povere fattorie sembrano invece totalmente isolate ed abbandonate, nessun aiuto all’orizzonte. La bellezza del delta, il canale di Sulina, emozioni, pensieri e ricordi, l’imperscrutabile fiume, il porto di Tulcea, povere case e campagne allagate  senza aiuto, queste le mie schegge romene.

Testo e foto di Sara Nathan

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