NORVEGIA Scivolando sullo sleddog

Una corsa in slitta trainata dai cani attraverso il paesaggio silenzioso e incantato del Finnmark norvegese. Una stretta e antica collaborazione tra uomo e animale che permette di sopravvivere al gelo artico.

Norvegia. Kirkenes e dintorni. Avventura sullo sleedog.

Norvegia. Kirkenes e dintorni. Avventura sullo sleddog.

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Grigio! Non c’era che grigio. Sembrava che d’improvviso l’universo intero fosse stato inghiottito da quella furiosa bufera di neve e noi ci fossimo capitati proprio nel mezzo. I fiocchi cadevano con una intensità rara anche per quelle latitudini: Kirkenes è all’estremo nord est della Norvegia e ai primi di marzo la neve non è certo una sorpresa. Una sfuriata così violenta, però, non capita spesso. La muta di cani che stavo conducendo era quasi sepolta in quel manto bianco e la traccia del sentiero era completamente sparita. Scendevo continuamente dai pattini e aiutavo le povere bestie a trainare la slitta, faticando come loro, anzi, di più; io non avevo il loro allenamento! Tuttavia non mi sarei perso quell’esperienza per niente al mondo. Rune, il musher che guidava la spedizione,

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Norvegia. Kirkenes e dintorni.

rallentò, fino a fermarsi. La visibilità era così ridotta che per poco non lo investii. Spinsi il freno fino a seppellirlo nel ghiaccio e lo raggiunsi, superando le quattro coppie di cani che mi seguirono con lo sguardo. Rune è nato da queste parti e conduce sleddogs da quando era un ragazzo. Da molti anni ne ha fatto un lavoro e ogni inverno, da novembre ad aprile, guida gruppi di appassionati provenienti da tutta Europa a scoprire l’inimitabile paesaggio artico del Finnmark norvegese. Appena gli fui accanto, mi confidò che, nonostante la grande esperienza, una nevicata così intensa e repentina aveva sorpreso anche lui. Il mio incosciente entusiasmo lo dissuase dal rinunciare al trekking e fare ritorno al canile; dopotutto, non c’era un reale pericolo. Lui conosceva ogni angolo, nei boschi come sui laghi ghiacciati, nei sentieri come nelle vallate. Partimmo di nuovo, isolati in un silenzio irreale, nonostante il vento, e nascosti al mondo intero nella nebbiosa atmosfera creata dalla neve che scendeva e da quella sollevata dalla forza della tempesta. Mi affidavo totalmente all’esperienza di Rune e all’istinto dei cani che sanno evitare i pericoli anche se non li vedono. A me non restava che spingere, faticare e sudare, nonostante i 10 gradi sottozero: e pensare! Ricordavo le esperienze dei giorni precedenti nel Finnmark quando le condizioni ambientali erano migliori. Ero arrivato a Kirkenes in una notte tanto fredda quanto stellata. Il mattino successivo splendeva il sole e avevo visitato la cittadina in tutta

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Norvegia. Kirkenes e dintorni. Sul mare ghiacciato.

tranquillità. La prima sosta era stata al porto: nonostante i grandi lastroni di ghiaccio ammassati vicino alla riva, il fiordo di Bok appariva libero e navigabile. E’ così per gran parte dell’inverno. Questa particolarità rende Kirkenes un’ottima base per le navi russe che riparano qui anche per il cambio di equipaggio, in quanto il Mar di Barents, poco più a est, in territorio di Murmansk, è molto spesso ghiacciato. Il passaggio di confine, l’unico di tutta la Norvegia, è a pochi chilometri: un piccolo negozio di souvenir, un grande cartello scritto in inglese, norvegese e in caratteri cirillici e una sbarra. Niente altro a dividere la zona Schengen dalla Russia. Niente altro se si escludono le centinaia di militari dei due stati disposti per chilometri lungo il confine, delimitato da paletti gialli! Kirkenes è tranquilla e ben organizzata: si trova di tutto, dal grande magazzino al pub, dal rivenditore di motoslitte a quello di souvenir. Appena fuori dal centro, c’è lo Snow Hotel, che si differenzia dai consueti Ice Hotel in quanto è costruito ammassando neve, non blocchi gelati. E’ dotato di una grande hall con bancone bar (ovviamente di ghiaccio) e varie stanze, alle quali si accede da suggestivi corridoi di neve pressata. La temperatura è di -4 gradi, praticamente costante.  Si dorme avvolti in caldi sacchi a pelo, su morbide pelli di renna. Prima di partire per l’esperienza con i cani da slitta, mi ero concesso una sosta a Sollia, qualche chilometro a est di Kirkenes, dove ha sede il canile. Ricordavo ancora la bollente tranquillità vissuta nella sauna e la suggestiva serenità provata nella Jacuzzi all’aperto, immersa nel buio della precoce notte artica, con la neve che cominciava a scendere e il tiepido massaggio dell’acqua calda sul corpo. Il grido di Rune mi riportò alla realtà. Aveva fermato la sua muta di cani ed io feci lo stesso. “Siamo quasi arrivati” mi disse. “Ora scenderemo alla volta del fiordo e ci terremo vicini alla riva: qui il ghiaccio è spesso, ma verso l’esterno si assottiglia ed è pericoloso”. La

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Norvegia. Kirkenes e dintorni.La cattura di un king crab sotto lo strato di ghiaccio

nostra meta era la base dell’Artic Adventure Resort, dove avremmo assistito alla spettacolare pesca del granchio gigante, il mitico “king crab”, un crostaceo in grado di raggiungere i 2 metri di dimensione. Venne introdotto dai Russi nel Mar di Barents una quarantina di anni fa ed ora si è esteso anche nel nord della Norvegia, diventando anche un discreto business. La nostra esperienza non riguarda la pesca “industriale”, ma un modello molto più ecocompatibile: Lars, uno dei titolari dell’Artic Adventure, si immergerà sotto la superficie gelata, alla ricerca dei granchi. In tal modo, il prelievo ad ogni immersione è davvero insignificante per l’equilibrio ambientale. Saliamo su un grosso gommone con due potenti fuoribordo, tenuti al minimo per spezzare la crosta di ghiaccio senza danneggiare il battello. Mi godo il paesaggio, un mondo cristallizzato nel ghiaccio e nel silenzio che solo il sommesso ronzio del motore disturba. Da una parte del fiordo c’è soltanto il bosco, dall’altra qualche casa di vacanza estiva sepolta dalla neve. Quando Lars arresta il battello, penso sia giunto il momento dell’immersione, ma due degli ospiti a bordo hanno chiesto di provare una insolita esperienza: vengono equipaggiati con una tuta da sopravvivenza e…si gettano in mare, fra i blocchi di ghiaccio frantumati dal gommone. In realtà, restano completamente in superficie, quasi che, anziché sull’acqua, fossero distesi

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Norvegia. Kirkenes e dintorni.

sulla superficie gelata. Solo dopo la loro risalita Lars inizia a prepararsi. Quando ha indossato muta stagna e attrezzatura da immersione scende dal battello e cammina sul ghiaccio, finché non trova una frattura. Poi, col classico “passo da gigante” del subacqueo, sparisce sotto la coltre gelata. Attendo di vederlo risalire e poco dopo eccolo sbucare nel punto in cui si era immerso. Tiene nelle mani due grossi granchi e lo aiutiamo a metterli sul gommone. Poi si immerge nuovamente e porta su altri tre grossi crostacei, il più grande dei quali è almeno 4 chili. Torniamo alla base e mi scopro a pensare a quanto sia valsa la pena provare le avventure vissute quassù, oltre il 70° parallelo nord. La mia soddisfazione aumenta ancora quando, all’ora di pranzo, vengono offerti i granchi appena pescati. Bolliti in acqua e serviti tiepidi, hanno un sapore contro il quale nemmeno la più appetitosa granceola nostrana può competere. Le deliziose salse che accompagnano il “king crab” sono un gradevole completamento, ma anche in loro mancanza il gusto della polpa, estratta direttamente dalle chele, è indimenticabile. Guardo fuori dalla finestra: è ripreso a nevicare, forse fa anche freddo, ma niente riuscirà a spegnere l’entusiasmo che sta scaldando questo pomeriggio artico.

Testo di Pier Vincenzo Zoli    Foto di Mauro Camorani

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