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L’oro verde del Madagascar

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L’oro verde del Madagascar

Alla scoperta delle foreste del Madagascar: l’impegno di una ONG italiana per la salvaguardia dell’ambiente e il benessere delle popolazioni locali. In una terra speciale dove il il 90 % della flora e della fauna è endemico e le sue foreste racchiudono un immenso patrimonio di biodiversità

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Il Madagascar è la quarta isola al mondo per superficie, dove circa il 90 per cento della flora e della fauna sono endemiche e le sue foreste racchiudono un immenso patrimonio di biodiversità. Il tasso di crescita della popolazione è uno dei più alti di tutta l’Africa ed il contrasto tra la ricchezza della terra e la povertà dei suoi abitanti aumenta di giorno in giorno. Per questo il Madagascar è considerato un punto caldo della biodiversità; il fragile equilibrio tra uomo e natura è minacciato in parte dallo sfruttamento delle risorse minerarie, quasi interamente in mano a società straniere, in parte per la diffusa pratica del tavy (taglia e brucia) per l’agricoltura di sussistenza ed infine dal taglio illegale del legname pregiato. Oltre alle devastanti conseguenze ambientali a lungo termine della spoliazione della foresta, gli effetti secondari del saccheggio del legno di palissandro si sentono già da ora. Dove gli uomini abbandonano le attività legate ai campi e alla pesca, per andare in foresta, si è iniziato a notare l’aumento dei prezzi di pesce, riso e altri generi d’uso quotidiano. Nel 2002 con l’ascesa al potere di Marc Ravalomanana sembrava che per il paese le cose potessero cambiare. L’ex presidente, infatti, rafforzò il bando contro l’agricoltura “taglia e brucia” ed annunciò un piano di salvaguardia della biodiversità impegnandosi a triplicare le aree protette dell’isola. In realta i “piani d’azione” furono di tutt’altro genere. Ravalomanana è stato accusato di aver confiscato ai baroni del legname legno da rivendere per profitto personale e di pretendere ingenti percentuali dalle compagnie straniere sui profitti delle estrazioni minerarie. Dal colpo di stato che nel 2009 portò al potere il trentaquattrenne Andry Rajoelina, non riconoscendo l’attuale governo, la comunità internazionale, Banca Mondiale, ONU, USAID ed altri donatori hanno revocato i finanziamenti. Alcuni paesi occidentali hanno cominciato a sconsigliare ai propri cittadini di recarsi nel paese, e a quel punto la “svolta verde” di Ravalomanana ha subito una netta inversione di tendenza: il nuovo governo non aveva più fondi da investire per applicare le norme in vigore nelle aree protette e la foresta non era più protetta. Il governo, sotto la pressione dalla comunità internazionale, ha rimesso in vigore il divieto di esportazione di legno pregiato, ma senza veri risultati. E’ in questo difficile contesto che a Vohidahy si inserisce il progetto di riforestazione di RTM (ONG italiana di Reggio Emilia che opera in Madagascar; Kosovo, Brasile, Palestina e Ucraina). Il progetto si sviluppa a 250 Km a Sud–Est della capitale Antananarivo, nella zona della popolazione Zafimaniry (nota per la sua grande abilità di lavoro del legno), e si pone l’obiettivo di fornire gli strumenti per una gestione forestale sostenibile alle comunità locali che utilizzano il legno come risorsa o che vivono di agricoltura di sussistenza. Dal 2008 sono stati realizzati due vivai di circa 5.000 piantine, uno per le attività di sensibilizzazione ed uno per la piantumazione in foresta, sono stati formati 50 tecnici e operai specializzati per effettuare la riforestazione e si è appoggiata la comunità di base, in risorse e conoscenze, nello studio e gestione della foresta nonché nella pratica di un’agricoltura sostenibile. Attualmente, in condivisione con le Comunità locali e il Servizio Forestale, si sta ultimando la formulazione del primo Piano di Gestione Forestale dell’area seguito da Nicola Gandolfi.

Testo e foto di Gianluca Falsi

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