Etiopia il vero volto dell’Africa antica.

Un paesaggio di rara bellezza, immerso in una vegetazione lussureggiante, sotto un tetto azzurro da fiaba. Un’avventura emozionante in Etiopia nella valle dell’Omo per scoprire un passato dai tratti comuni e un’Africa vera.

 

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La vita è un viaggio e viaggiare è vivere due volte”. E’un detto di un filosofo persiano a cui mi riferisco per raccontare l’esperienza di questo viaggio meraviglioso quasi a trasportarmi in un’altra vita dove ho osservato natura e uomini nella loro “essenzialità” e “ricchezza”. Il paesaggio è di rara bellezza: la vegetazione lussureggiante avvolge tutto; il silenzio e il cielo languido sfumano questo paesaggio che appare incantato e fuori dal tempo…Percorrendo la valle dell’Omo ho conosciuto una varietà di popoli africani che comunicano, oltre alle loro tradizioni, una grande umanità. Ognuna delle ripetute soste per fotografare finisce per essere opportunità di contatto, ed è stupefacente come bastino pochi minuti per vedere accorrere da ogni direzione gente che ti scruta e che ti accoglie con benevolenza.

 

  

  

Discendendo  l’Omo River mi sono addentrato nel cuore di questa terra selvaggia, un emozionante incontro con “natura e culture etniche”. Osservare la vita sociale dei popoli che la abitano è un confronto forte con la nostra modernità e un momento di grande riflessione. Non c’è televisione, né telefono, non ci sono i giornali, né ci sono lingue scritte, solo lingue parlate appartenenti a ceppi diversi e il linguaggio dei loro corpi dipinti, delle acconciature sofisticate, delle deturpazioni, dei piattelli labiali e auricolari, delle scarificazioni, degli abiti in pelle adorni di perline e conchiglie. La cura del corpo come quella per le mandrie, unici beni disponibili, sono assolute. Noi uomini bianchi, con i nostri corpi ci sentiamo inevitabilmente elementi estranei e dissonanti fra i loro corpi dalle forme perfette ed armoniche, dove la pelle scura dipinta con terra color bianco, ocra e rossa è un vestito di bellezza assoluta e di primordiale sensualità.

 

 

  

  

  

Anche le deturpazioni, le cicatrici, le frustate, possono essere giudicati come usanze barbare e primitive, e sicuramente lo sono per noi, ma per queste popolazioni significano soprattutto identità e senso di appartenenza, qualcosa che noi, uomini della modernità, abbiamo in parte perso. Un clic, magari con la complicità della magia del colore, non semplicemente per cogliere un attimo, ma per mostrare le mille sfumature di questa terra. Una foto come mezzo per raccontare, per scavare nell’ intimo della gente, quella che ogni giorno si muove verso confini inesistenti creati dall’uomo. Un clic, per raccontare una parte di Africa, quella vera, quella che pochi hanno toccato con mano, quella vista con gli occhi del cuore di un uomo che cammina con la macchina fotografica al collo.

  

  

 

 

Testo e foto di Salvatore Valente, autore del reportage che ha vinto il secondo premio del Concorso Fotografico “A Better World” 2010 indetto da Azonzo Travel e Latitudeslife.

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