India. Kumbh Mela: il pellegrinaggio dell’acqua

Dalla brocca (Kumbh) di ambrosia, contesa da dei e demoni all’inizio dell’universo, quattro gocce caddero a formare le città di Haridwar, Allahabad, Ujjain e Nasik. Dove ogni 3 anni, da allora, sotto una particolare combinazione astrale si svolge una cerimonia (Mela) grandiosa. 

 

 

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Il Kumbh Mela è il più grosso evento mistico di tutto il mondo. Qui si svolge l’incontro tra i pellegrini Hindu e i sadhu. In seguito alle previsioni degli astrologi, la festa ha inizio quando il pianeta Giove entra in Acquario e il sole in Ariete. Ciò che rende eccezionale l’avvenimento è che questa congiunzione astrale si verifica soltanto ogni 12 anni. Si pensa che, in questo particolare periodo dell’anno, le acque del Gange siano cariche di influssi positivi e che fedeli che vi si immergono vengano purificati e liberati dal ciclo della vita e della morte. Il racconto sulle origini del Kumbh Mela è antichissimo e parla di divinità, inganni, battaglie, ma soprattutto di quattro gocce di nettare dell’immortalità cadute sulla terra in quattro luoghi diversi…..

 

 

 

Dei e demoni, agli albori della storia dell’uomo, agitarono gli oceani, creando l”amrit’, nettare dell’immortalità e ambrosia della vita. Questo liquido fu custodito in una brocca sacra, il cui nome è kumbh, che ben presto fu oggetto di contesa da parte delle due fazioni. Il dio Jayanta riuscì a rubare il vaso e con quello fuggì inseguito dai demoni. Durante la sua fuga fece il giro della terra ma si fermò 4 volte a riposare. Ogni volta una goccia di nettare divino uscì dall’urna cadendo così al suolo in quattro luoghi diversi in corrispondenza di quattro fiumi. Questi luoghi divennero le quattro città sacre dell’India: Haridwar (sul fiume Gange), Nasik (sul Gadavari), Ujjain (sul Shipra) e Allahabad (sulla confluenza dei fiumi Gange,Yamuna e Sarasvati). La fuga durò in tutto 12 giorni e 12 notti , e siccome un giorno divino corrisponde ad un anno umano,il pellegrinaggio, il Kumbh Mela, si celebra ogni 12 anni.

 

 

 

 

Situata ai piedi dei primi contrafforti himalaiani, Haridwar, il cui nome significa “La Porta di Dio”, è il luogo dove il fiume Gange entra nella pianura lasciandosi alle spalle l’Himalaya. Nel 2010 il Kumbh Mela si è svolto qui: non accadeva dal 1999. Il raduno religioso ha la durata di tre mesi e durante tutto questo periodo, in osservanza della santità del luogo, è proibito il consumo di alcol e di cibo se nonstrettamente vegetariano; si richiede perfino di non tentare i bambini offrendo loro caramelle! Giorno e notte si tengono rappresentazioni sacre e cerimonie religiose alle quali presenziano milioni e milioni di persone stipate sotto enormi tendoni. Una fiumana impressionante si riversa in città,una fiumana che incute timore e che richiede misure di sicurezza eccezionali. Haridwar diventa transitabile solo a piedi, continui posti di blocco impediscono a chiunque di infrangere questa regola. Perfino i risciò a pedali non possono passare. Le vie, che pure sono larghissime, diventano senso unico pedonale. Chiunque dimentichi qualcosa o cambi idea non può assolutamente tornare indietro né tantomeno fermarsi. Ed è inutile spiegare le proprie ragioni dato che le forze dell’ordine non possono prestare attenzione a tutti, e così non permettono assolutamente ad alcuno di parlare. Si sente sempre e solo ripetere “go,go” in tono brusco e contemporaneamente si viene spinti in avanti spesso con l’aiuto di lunghi bastoni che colpiscono indistintamente chiunque si trovi a tiro! Viene mobilitata non solo la polizia, sia a piedi che a cavallo, ma anche l’esercito.

 

 

 

 In effetti se la gente si facesse prendere dal panico potrebbe provocare incidenti gravissimi anche solo fuggendo precipitosamente. Ed inoltre il governo è spaventato dalla minaccia di un attentato da parte di Al Kaeda. La notte la popolazione trova sistemazione negli enormi campi tendati allestiti all’occorrenza, ma moltissimi si sdraiano ovunque si trovi uno spazio libero ,schiena contro pancia,pigiati come sardine! Colpisce in città la mancanza totale di negozi o bancarelle alimentari. Dove compra il cibo questa moltitudine di pellegrini? L’acqua invece non manca: ad ogni crocicchio si trovano o un grosso bidone o una fontanella dove potersi dissetare. Il motivo che attrae alla festa milioni d’induisti , oltre a quello di immergersi nel Gange per “catturare” l’energia positiva, è la speranza di poter avvicinare gli uomini santi. Solo qui si possono incontrare i naga baba. Sono nudi in quanto vestiti solo di cenere, simbolo di morte e rigenerazione. Unico indumento è un pezzo di stoffa maculata su cui siedono: simbolo di potere, perché mostra il loro dominio sul mondo animale.

 

 

 

 

 

I sadhu invece sono più “secolari”: nelle loro tende c’è perfino l’aria condizionata! Accolgono volentieri gli stranieri per raccontare ed ascoltare e stupisce scoprirli colti e soprattutto viaggiatori:più di uno racconta di andare spesso in Europa per fare proseliti. Ovunque, nei campi tendati che ospitano Sadhu di varie sette, regna sovrano l’odore di hashish. Alcuni di essi praticano l’automortificazione per accelerare il cammino verso l’illuminazione. C’è chi non si siede mai né di giorno né di notte e chi non abbassa mai il braccio per anni e anni…..Uno di questi è Baba Amar Bharti. Fino al 1970 ha avuto una vita normale,una moglie, tre figli e un buon lavoro. Una mattina all’improvviso, ha deciso di dedicare il resto della sua vita a Shiva. Si mise a girare per le strade dell’India solo con il suo vestito da Sadhu e il suo Trishula (il tridente di metallo). Tre anni dopo, nel 1973, pensando di essere ancora troppo in contatto con il lusso e i piaceri materiali, decise di condurre un’esistenza ancora più dura tenendo il braccio in posizione verticale verso l’alto e, da quel momento, non ha mai più cambiato questa posizione. Ora il braccio è completamente atrofizzato ed egli non sarebbe più in grado di riabbassarlo. Da quel giorno si è anche lasciato crescere le unghie come si può vedere dalla foto. Tutti i giorni vi sono abluzioni rituali, ma tra queste le più importanti sono quelle chiamate “bagno reale”. I sadhu ,in processione, insieme a persone comuni,saggi e santi sfidano la calca e l’afa per raggiungere le sacre acque del Gange nel punto e nel momento più propizi per purificarsi. Di buon passo si mettono in cammino per raggiungere il ghat; l’aria è afosa,opprimente,ma satura di quella spiritualità insita in tutto il popolo indiano.

 

 

 

 Il percorso è un bagno di colori: colpiscono lo sguardo sopratutto le svariate tonalità di arancione che distinguono i Sadhu dal resto della folla. In India i cambiamenti sono lenti: le donne vestono, da sempre, il sari che , con i suoi sgargianti colori,crea l’effetto di un prato in fiore. Gli uomini non sono da meno e con i loro eleganti turbanti dalle fantasie di rossi, rosa,gialli accrescono questo splendido colpo d’occhio. La processione è accompagnata dal suono delle conchiglie, da quello dei tamburi e dei cimbali che sottolineano il canto dei mantra e dal battito ritmato delle mani. E , finalmente, il Gange. I Naga Baba arrivano a piedi, austeri,nudi,coperti di cenere, i capelli lunghissimi arruffati. I Sadhu, veneratissimi,arrivano su auto riccamente addobbate protetti da parasoli adorni di perline colorate. Ma se è vero che sono loro l’attrazione della processione, è altrettanto vero che è sempre e ancora la folla dei pellegrini che colpisce e spaventa: un momento tutti sono seduti compostamente a pregare, improvvisamente, sembra senza motivo, un momento dopo stanno tutti correndo. Il pericolo è per chi, inavvertitamente, dovesse cadere. Quando succede, subito si forma un cerchio di persone che tentano di arginare la folla, ma spesso ciò non è sufficiente e, in un attimo, il malcapitato potrebbe venir calpestato a morte. La compostezza che caratterizza i naga baba durante il corteo viene completamente dimenticata una volta giunti in riva al Gange.

 

 

 

 

 

 

Misticismo e gioia di vivere s’intrecciano sulle rive del fiume: corpi nudi che saltano, gridano,spruzzano. Sovente vengono inscenate piccole esibizioni a favore dei fotografi che stanno immortalando la scena. I devoti s’immergono allacciati gli uni agli altri per non essere trascinati via dalla corrente. I Sadhu invece si bagnano con composta dignità, circondati da decine di discepoli che spesso li sorreggono. La polizia non permette che il bagno si protragga e scaccia tutti aspramente dall’acqua dopo pochi minuti. Spesso i militari sono costretti a tuffarsi nel fiume completamente vestiti vuoi per far eseguire gli ordini, vuoi per aiutare chi rischia di essere trascinato via dalla corrente. E quindi, mentre tutti si asciugano come possono, già i nagha baba si ricoprono nuovamente di cenere e,misteriosamente come sono arrivati, ritornano alla loro vita di asceti. La sera, di nuovo, si rinnova la magia con la cerimonia del Ganga Aarti durante la quale migliaia di fedeli affidano al fiume le loro preghiere “trasportate” da fiori e foglie intrecciate con piccole candele accese che brillano sull’acqua. I tamburi suonano mentre i bramini accendono i fuochi e la “madre Ganga” si porta via, lentamente, le sue offerte.

 

Testo di Anna Rescigno     Foto di Giancarlo Maiocchi

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