Islanda. Le bizzarrie di Sandgeroi

 

In questo articolo vorrei portarvi in un posto quasi sconosciuto di un Paese ormai conosciuto anche troppo: l’Islanda. Probabilmente la rete sarà già piena di racconti e immagini di geyser, aree geotermali, cascate e ghiacciai, posti in cui generalmente ci si reca appositamente; mentre io invece parlerò di una cittadina davvero singolare che nel mio viaggio non avevo proprio messo in conto di visitare, a conferma del fatto che le migliori scoperte avvengono per caso.

Sto parlando di Sandgeroi, un piccolo comune nell’angolo sud-occidentale dell’isola prossimo all’area geotermale Reykjanesta. Sono arrivato qui a piedi da Gardur, un altro paesino distante pochi chilometri in cui avevo lasciato montata la tenda. Arrivato a Sandgeroi ho trovato un silenzio piuttosto curioso, soprattutto per essere ormai mezza mattina, ma aspetto ancor più curioso, ho trovato le vie e le case completamente addobbate di palloncini e nastri, per una parte della città rossi, e verdi nell’altra parte. Non so di cosa si trattasse anche se ho ipotizzato si fosse appena festeggiata una ricorrenza. Continuo a camminare ancora scoprendo di volta in volta altre bizzarrie, peluche sistemati in giardino su sedia e tavolo, oppure in piedi appoggiati al tronco di qualche piccolo albero.

Ad ogni modo la cittadina a festa rendeva l’ambiente solo un po’ più suggestivo di quanto non lo sarebbe stato normalmente, visto che girando ancora mi sono imbattuto in ulteriori stranezze, tipo macchine del tutto particolari, un po’ d’epoca un po’ stile supercar americano lunghe cinque metri! Nella piazza centrale, che continuava a rimanere vuota (ho anche pensato che la sera prima tutto il paese si fosse preso una sbronza colossale!) si trova una scultura che anch’essa in quanto a essere singolare non ha nulla da invidiare al resto della cittadina. Rappresenta un uomo in piedi di fronte a tre lastre di acciaio…saranno gli enigmi dell’arte ermetica nordica? Non ci è dato saperlo comunque per ora gustatevi queste foto che parlano molto meglio della mia descrizione.

Testo e foto Alessandro Micozzi

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