Un giro nell’India del dietro cartolina

???Facciamo finta per un momento di non aver letto i mille articoli di Madonna, Lady Gaga e qualsiasi altra icona recentemente convertita alle mistiche religioni orientali e cerchiamo di capire il vero, crudo e sensazionale oriente.
Quello che sono Sandokan ha visto.. .si ma non Kabir Bedi all’Isola dei famosi, il Sandokan vero! Insomma provate a seguirmi nella vera India… Nell’ immaginario mondiale l’India è sempre stata vista come posto di profonda meditazione, di ritrovo di se stessi. Parliamoci chiaro: chi di noi non ha mai pensato allo stereotipo del giovane ventenne che parte con uno zainone sulle spalle e una riserva di calzini puliti pronto a camminare km e km a piedi, e a prendere bus iper-ultra-sovraffolati per girare queste terre orientali?! Quei giovani che hanno tutti l’aria di sembrare amici di Crocodile Dundee, pronti a partire per lo Zimbabwe domani senza sapere dove si trova, ma in realtà rigorosamente attrezzati con una Guida Touring e una lista di consigli della mamma nel taschino. Insomma per farla breve, io in India ci sono stata, anche se non con lo zainone sulle spalle, non con una sacca di 20 calzini e senza aver l’aria del io-sopravvivo-anche-senza-l’autan. Vi voglio raccontare le mie impressioni e vi voglio dire che più mi immergevo nell’India vera e meno mi sembrava un luogo dove trovare il filo d’Arianna. L’India è il Caos, la puzza, lo sporco, è la vita umana senza ordine e buonsenso. In una strada fuori da Delhi si possono incontrare mucche, capre, fachiri, scimmie, macchine, scoiattoli, bebè, cani, zoppi, TucTuc, e autobus in evidente overbooking.

Come si fa a sopravvivere in questo casino?
L’impatto con la vita cruda è immediato, basta provare ad attraversare la strada per rischiare di essere stirati da uno a scelta degli elementi citati. La vita ti passa davanti, fai un ultimo rapido balzo verso l’altro capo della strada e respiri la vittoria dell’essere sopravvissuto. Si bè, respiri è una parola forte, l’aria dell’India non si può certo definire pulita, e forse in alcune zone non si può neanche definire “aria”. Vivendo cinque anni a Milano sono sempre stata messa in guardia sulle famose polveri sottili, mi chiedo cosa penserebbe un indiano di Delhi se venisse un giorno nella capitale lombarda, probabilmente avrebbe la stessa espressione di Messner finché beve l’acqua Levissima. Una moltitudine di donne che lavorano, portano vasi, spostano legna, cucinano, vendono, cuciono, allattano, lavano, salutano, e una moltitudine di uomini che giocano a carte o attendono per strada immobili guardando l’orizzonte (forse nell’ attesa di un giocatore di carte che si è perso). Ma non voglio darvi l’impressione sbagliata: l’India è bella, stupenda, vera. Solo non è come quella delle cartoline, ma che importa? Una donna con il sahari arancione china in mezzo ai cavoli nel mercato della mattina cattura la nostra attenzione più di uno qualsiasi dei nostri monumenti europei. Svolti un angolo e ancora turbanti rosa, case azzurre, tendaggi rossi, colore e colore. Tutti i colori che noi abbiamo perso sono scappati in India contaminando questa terra di luce. Per questo gli hippie americani si perdono qui alla ricerca di qualcosa che la loro cara America non può dare. La religione c’è, l’aria ne è pervasa, ma non è la religione delle nostre chiese, quella che guai a parlare durante la messa, quella delle candele e delle luci basse e quella delle ginocchia coperte e degli abiti seri. Il misticismo orientale scende nelle vie, avvolgendo le mucche sacre (almeno una per via) e le loro enormi cacche (molto poco sacre), portandoci fino agli altarini di Ganesha, il dio-salva-tutto. E poi migliaia di templi, di diversi credo, costruiti uno affianco all’altro, aprendoci gli occhi sul rispetto tra religioni. Ed è proprio lì che mi viene da chiedermi se non sia sbagliata la scala di misura del paese più evoluto.

E così arriva il momento di tornare, con tanti ricordi negli occhi, e dopo aver sperperato tutti i miei averi in mance obbligatorie, faccio un’ultima riflessione su questo senso mistico che non ci appartiene, su questi colori che ci intimoriscono e poi… e poi sullo sporco, la puzza, la fame, la vita. Questa è l india che ho conosciuto.

Testo e foto di: Giulia Balestrieri

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