Réunion, Nuova Caledonia, Polinesia Francese: legate da granelli di sabbia

POLINESIA

Se famosi scrittori (Melville, Pierre Loti, R.L.Stevenson, Jack London, Jacques Brel) e pittori (Hodges, arrivato con Cook, Gauguin e Matisse) si sono spinti a visitare o risiedere a Tahiti, così piccola e lontana per i mezzi di trasporto di allora, sicuramente qualche ragione deve esserci stata. E neppure così trascurabile se Gauguin decise di tornarci due volte, di viverci per un totale di 8 anni e di morirci, sepolto a Hiva Oa nell’arcipelago delle Marchesi.  Saranno i colori che abbracciano tutto l’arcobaleno, a partire dal candore del Tiare Tahiti, la profumatissima varietà di gardenia endemica, eletta simbolo nazionale, fino al nero delle famose perle di Tahiti, prodotte da una madreperla unica al mondo, che si sviluppa in un ambiente lagunare assolutamente puro e incontaminato. Simbolo di eleganza e di bellezza ha forma rotonda o più allungata e si può presentare con le sfumature dell’iride, del viola melanzana, del rosa o semplicemente grigia. Il resto dell’arcobaleno è costituito dal blu dei suoi oceani, dal verde dei suoi celebri picchi e dal bianco delle sue spiagge. O sarà il fascino esercitato dalla cultura Mahoi, nata con i primi colonizzatori 4.000 anni fa, ben prima della “scoperta” ufficiale delle isole ad opera di Samuel Wallis nel 1767 e di Cook nell’anno seguente. Uno dei suoi principali simboli è Il tatuaggio, che ne rappresenta ancora oggi l’espressione forte e immediata. Di ispirazione geometrica, privilegia l’uso del nero anziché del colore. A differenza di quello occidentale, il tattoo polinesiano è fatto soprattutto per essere mostrato e viene sfoggiato da uomini e donne come ornamento del corpo. L’arte e la cultura di queste isole si esprime anche nella lavorazione del legno, che viene effettuata esclusivamente dagli uomini, in particolare dagli abitanti delle isole Marchesi. Spesso vengono lavorate anche pietre vulcaniche e coralli per realizzare i più diversi oggetti ornamentali. Anche la madreperla viene utilizzata per decorare costumi o fare splendidi gioielli. Le donne delle Australi, poi, sono maestre nell’intrecciare le fibre vegetali del pandano e del cocco e sono famose per la realizzazione dei tifaifai: sontuosi copriletto, arricchiti con motivi vegetali o etnici, cuciti a mano. Altre espressioni culturali sono la danza, che con i movimenti sinuosi delle braccia e l’ondeggiare morbido dei fianchi accompagna le giornate e ne scandisce i tempi e la cucina, che entusiasma per la ricchezza e l’abbondanza dei frutti della terra e del mare: decine di qualità di pesci, banane, tuberi, frutti dell’albero del pane, cocco cotti tradizionalmente nell’ahima’ a, una buca nella terra scaldata con pietre roventi, dove il cibo viene sepolto. Quando si parla di Polinesia si intende l’insieme di 5 arcipelaghi: Società, Tuamotu, Marchesi, Australi e Gambier. L’arcipelago della Società raggruppa le isole più famose, quelle il cui nome, nell’immaginario collettivo, si identifica con il concetto stesso di natura spettacolare, mare e di vacanza. Chi non ha mai sognato di “mollare tutto e trasferirsi”  a Tahiti, Moorea, Bora Bora? Tahiti è l’isola principale. Papeete, la capitale, è una città che offre tutti i servizi una vivace vita notturna, tra bar, ristoranti e locali. Ma anche i suoi musei, le sue boutique e soprattutto il mercato, colorato e brioso, sono una tappa obbligata. Per scoprire gli scorci più suggestivi di Tahiti bisogna però allontanarsi dalle aree urbane. Oppure cambiare isola. Moorea ha una vegetazione rigogliosa, picchi verdeggianti e gode della fama di “isola giardino” ma offre anche un ampio ventaglio di spiagge di sabbia bianchissima, che s’affacciano su una laguna dai riflessi verdi e turchesi. I panorami più spettacolari sono quelli delle baie “gemelle” di Cook e di Opunohu, sul lato nord dell’isola, nelle cui acque si specchiano alte montagne a picco sul mare. Moorea racchiude quanto di più bello si possa trovare in Polinesia Francese: nella sua laguna si trovano piccoli motu su cui oziare durante una pigra giornata; qui si trovano siti archeologici come il marae Afareaitu o il marae Te Ti’Roa; è ricca di piantagioni di ananas e frutta tropicale e il suo Belvedère e le sue cascate 3 Cocotiers sono famose fra gli amanti del trekking. Per i più pigri ci sono  naturalmente diversi resort e SPA fra le più note del Pacifico. Merita una visita il Tiki Village, ricostruzione di un antico villaggio tahitiano con i “fare” le abitazioni tradizionali polinesiane dove vivono e lavorano artisti e artigiani. Un grande palcoscenico dove vengono organizzate grandiose serate e spettacoli della tradizione tahitiana con 60 tra artisti musicisti; ballerini e famosi danzatori del fuoco. Bora Bora non è da meno. Cinta dal magnifico anello della barriera corallina, conta diversi motu. Fra questi, il celebre Motu Tapu, oggetto di numerose leggende e protagonista di antiche storie Maohi e il motu Toopua, uno dei punti di attracco della straordinaria laguna dalle innumerevoli gradazioni di colore, ricca di flora e fauna marina, dove  si può nuotare fra mante, tartarughe di mare, murene e pesci multicolori. Imperdibile la discesa verso il “giardino di corallo“, mentre un’immersione o semplice snorkeling nei dintorni del Motu Taurere permette di ammirare mante, pesci tropicali, murene e squali. Al centro dell’isola si ammirano picchi vertiginosi, frutto di una spettacolare eruzione vulcanica avvenuta alcuni milioni d’anni fa, ora ricoperti di vegetazione lussureggiante. L’imponente Monte Otemanu ha forse il profilo più noto della Polinesia Francese. Tra le altre isole Huahine, magica e selvaggia, che ospita il più grande complesso di marae (antichi luoghi di culto locali) dell’intera Polinesia e Maupiti detta l’isola delle Mante, per la loro presenza nella pass di accesso alla laguna, dove venivano a farsi incoronare i re delle Hawaii, delle Gambier e delle Tuamotu. La più famosa è Tetiaroa oltre che per essere rifugio di numerose specie di uccelli, per il suo legame con Marlon Brando, che la acquistò molti anni fa. Ora è in costruzione un eco-resort che vedrà la luce nel 2012, e porterà il nome di Le Brando, secondo il volere dell’attore. La più famosa tra le Tuamotu è Rangiroa, che in polinesiano significa cielo immenso, perché il suo atollo, lungo 75 km con 240 motu, è il più ampio della Polinesia e il secondo del mondo. Sono indimenticabili la sua grande Laguna Blu, delimitata da una serie di motu e banchi corallini che creano una piscina naturale, dove ci si può immergere per osservare miriadi di pesci variopinti e Les Sables Roses, la spiaggia che brilla di riflessi rosa sotto il sole,. Sempre nelle Tuamotu si trova Fakarava, l’atollo dichiarato nel 2007 Riserva della Biosfera da parte dell’UNESCO. Fauna e flora qui sono particolarmente ricche e l’ecosistema assolutamente incontaminato. L’oceano è un acquario tropicale in cui nuotare tra cernie, barracuda, razze, squali tigre e squali martello. Le Marchesi contano, oltre la già ricordata Hiva Oa, l’isola di Gauguin, Nuku Hiva, l’isola dal doppio vulcano, Ua Pou e Ua Huka, selvagge e dai picchi spettacolari, tra le più belle di tutta la Polinesia. Tra le Australi, lontane dai circuiti turistici e che conservano intatto il fascino dell’antica civiltà polinesiana nei riti tradizionali e nelle feste popolari, ci sono Tubuai, paradiso per gli snorkelisti, Rurutu, dalle cui spiagge di sabbia bianchissima, tra luglio e ottobre, si assiste allo spettacolo emozionante delle balene, che in queste acque vengono a riprodursi e Raivavae, una stupenda isola tropicale, ornata da vallate ricoperte di felci e da monti, circondata da innumerevoli piccoli isolotti su cui nidifica una grande varietà di uccelli. Infine le Gambier con Mangareva, (“montagna galleggiante” nella lingua locale), la sua isola più grande dove clima mite e terreno fertile consentono la crescita di orchidee, frutti esotici, arance, uva e caffè. Nel capoluogo, Rikitea, si trova la cattedrale di Saint Michel, interamente costruita con blocchi di corallo, che custodisce un altare dalla superficie tempestata di perle e di conchiglie madreperlacee. A voi la difficilissima scelta: ma qualunque isola sceglierete la domanda sarà la medesima: “Ma come ho fatto ad aspettare tanto?”

Testo di Federico Klausner

Foto di Vittorio Sciosia – Giovanni Tagini …

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