11 settembre 2001, regole di viaggio e ricordi

Certe date segnano come confini, oltrepassati i quali tutto cambia e gli attentati dell’11 settembre 2001 hanno così delineato la fine di un’epoca sotto molti punti di vista. Al di là delle ripercussioni economiche e politiche al livello mondiale, che non competono al nostro magazine, vogliamo ricordare in che modo è stata condizionata la vita del viaggiatore.

Prima di quella data era più semplice viaggiare in aereo soprattutto con il solo bagaglio a mano. Da dieci anni a questa parte, invece, niente più liquidi o gel a meno che non siano in contenitori da 100 ml l’uno per un massimo di un litro totale, cosa fastidiosa per chi si muove con il solo zaino in spalla. Nessun accendino, lima per le unghie o forbicina. Al netbook va tolta la batteria e la fotocamera un po’ sofisticata viene guardata con sospetto. Il bodyscanner poi scandaglia tutto quello che si ha addosso e spesso è necessario anche togliersi le scarpe.

In aeroporto, mai allontanarsi dal proprio bagaglio se non si vuole correre il rischio di essere accerchiati dalla polizia e anche muoversi via terra è più complicato. In frontiera sono sempre più scrupolosi nei controlli di mezzi e documenti ma tutto questo, in realtà, non può essere che considerato utile alla sicurezza dei viaggiatori, nonostante sul momento sia una seccatura.

Oltre alle nuove regole di viaggio, poi, ci sono i personali ricordi di quel giorno. Io ero tornata da soli due giorni da un viaggio in Thailandia ed una delle prime cose che ho pensato è che avrei potuto rimanere bloccata lì per la chiusura degli spazi aerei che seguì gli attentati. Nella mia mente un po’ incosciente di allora balenava il pensiero che, in fondo, non sarebbe stata una disgrazia essere obbligata a rimanere là, anche se la motivazione non avrebbe certo reso piacevole la permanenza prolungata.

Lucio Rossi, il nostro photo editor, ricorda che si trovava nel suo ufficio a scrivere un servizio su Barbados, da dove era appena rientrato, quando ricevette un sms con la notizia che lo incollò al televisore.

Per Federico Klausner, condirettore di Latitudes, l’11 settembre non c’è neppure stato. Dice:”Vagavo per il Grande Centro Rosso dell’Australia insieme a Rayleen, un’aborigena traditional owner di alcune terre comprese tra Mt. Dare e Dalhousie (South Australia) sulle Vie dei Canti del suo clan, alla ricerca delle tracce lasciate sul terreno dal Serpente Arcobaleno. Dormivamo in tenda sulla sabbia arancione tiepida sotto un cielo infinito di stelle, nero come la pece ed ovviamente non c’era TV. Così sono rimasto ignaro di un episodio che ha sconvolto il mondo fino a qualche giorno dopo quando, raggiunta Dalhousie Springs, intorno allo specchio d’acqua altri viaggiatori su enormi fuoristrada mi hanno raccontato l’accaduto”.

Questi sono i ricordi di alcuni di noi di Latitudes. Raccontaci i vostri

Testo di Federica Giuliani

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